Un’antica chiesa “ritrovata”

Un’antica chiesa “ritrovata”

Si fa finalmente luce su uno degli ultimi “enigmi” storico-architettonici rimasti nella Perla del Tirreno: l’ubicazione esatta di quella che fu una delle chiese più importanti della città: Santa Maria dei Latini.

Oggi, finalmente, non solo possiamo indicare quella che era la sua posizione originale ma – grazie alla sensibilità del proprietario dell’immobile – possiamo ammirare alcuni suoi presunti resti.

Come ci scrive lo storico Francesco Pugliese (detto il teologo) la chiesa fu costruita da un “modesto” signore di nome Bernardo, su un terreno di sua proprietà, “di fronte a porta Vaticana”, pochi anni dopo il passaggio dell’Isola dai basiliani ai benedettini cassinesi, quindi nel secolo XI. Intitolata a S. Maria dei Latini, lo stesso Bernardo la donò all’abbazia di Montecassino; donazione confermata (insieme a S. Maria dell’Isola e alla tonnara di Parghelia) poi da Sichelgaita, moglie di Roberto il Giuscardo, e dal figlio, Ruggero Borsa (nel 1090); la chiesa aveva pertanto una sua sicura importanza, anche economica.

Lo storico Francesco Sergio scrive che la sua consacrazione ufficiale avvenne per mano del papa Callisto II, il cui pontificato comprende gli anni 1119-1124. 

Della chiesa non abbiamo notizie sino al 1723 quando un incaricato dell’Abbazia di Montecassino visitò la chiesa “avanti la Porta Vaticana”, per censire lo stato di fatto dei possedimenti dell’ordine. Ne evidenziò il degrado e l’abbandono, nonostante la grande venerazione del popolo, e fece anche uno schizzo del tempio che oggi possediamo.

Il tempio appare poi anche nelle illustrazioni del Campesi (1736) e dell’abate del Saint-Non (1778) per poi scomparire da ogni riferimento iconografico, poichè probabilmente si distrusse in seguito al terremoto del 1783. In entrambe le stampe notiamo bene un edificio, riconducibile  ad una chiesa, con il campanile affiancato al corpo della navata.

Lo storico Michele Paladini, in “Notizie storiche sulla città di Tropea”, in merito alla posizione della chiesa, ci dice come fuori la città di Tropea “dalla parte occidentale, ne’ sobborghi vi è la chiesa dell’Ospedale. […] Vien dopo la chiesa dei Latini. Questa è antica”.

Nel Paladini è interessante leggere anche le notizie sull’origine del titolo che potrebbe derivare o dalla consacrazione della chiesa (che avvenne il 6 maggio, giorno di san Giovanni ante portam latinam) o perché fu la prima di rito latino (ricordiamo che a Tropea nelle chiese sino all’arrivo dei Normanni si seguiva il rito greco).

La chiesa aveva la porta rivolta verso occidente e l’altare verso oriente. Paladini  testimonia infine lo stato della chiesa al suo tempo (1843): “della chiesa non esiste che qualche parte di qualche muro” .

Da ciò si potrebbe ipotizzare che i resti della chiesa furono inglobati per la costruzione di nuove abitazioni, cosa non inusuale ai tempi, sfruttando la staticità degli elementi rimasti.

Ma veniamo quindi alla “riscoperta”. Se oggi entriamo in una casa, a piano terra, presso l’attuale largo Vaccari, possiamo ammirare un vero e proprio “tesoro nascosto”. La casa appartiene all’architetto Luigi Giffone che da anni custodisce e salvaguardia questa eredità storica, grazie alla sua profonda sensibilità.

Si tratta di due paraste in pietra locale che, come afferma lo stesso architetto, sono riaffiorate in seguito a dei lavori di ristrutturazione. Queste si trovano su una delle pareti della casa, a circa 80 cm dal pavimento e con un interasse di circa 5-6 m.

Delle due paraste, solo una è in buone condizioni (la parasta di sinistra), mentre l’altra è solo in parte visibile a causa della spicconatura che ha subito in una precedente ristrutturazione.

Guardando questi elementi architettonici, si potrebbe ipotizzare come potessero far parte di un sistema architettonico, costituito da due paraste che inquadravano un arco a tutto sesto (ancora oggi visibile nel piano superiore): quindi o un arco di trionfo (che introduceva all’altare) o un portale di entrata.

Escludendo che si possa trattare del portale di un palazzo nobiliare poichè ci troviamo fuori le mura dell’antica città, pochi sono i dubbi che si tratti di una chiesa.

Se poi aggiungiamo il fatto che la parete, che contiene le paraste, è orientata ad est, o che si tratti dell’arco di trionfo o del portale, la chiesa  aveva sicuramente il suo asse longitudinale in direzione est-ovest, così come ci riportano le notizie storiografiche della sopracitata chiesa.

E se infine analizziamo le stampe sia del Saint-Non sia del Campesi si nota la quasi coincidenza dell’orientamento della facciata, con l’attuale parete che contiene le paraste in esame (direzione Est).

Se vale dunque la massima che “tanti indizi fanno una prova”, le paraste ci dicono con una certa sicurezza che si tratta di una chiesa e quindi con molta probabilità che questi sono i resti della chiesa di Santa Maria dei Latini di Tropea.

Marcello Macri

Marcello Macri

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