Ucraina, la macchina dell’accoglienza registra un rallentamento nel vibonese

Ucraina, la macchina dell’accoglienza registra un rallentamento nel vibonese

In provincia registrati circa 600 donne e bambini

In un momento così delicato e molto teso per la piega che può prendere da un momento all’altro il conflitto russo-ucraino, ho avuto il piacere di incontrare la collega, avvocato, Alessia Dzedzinska, di origine ucraina, ma cittadina italiana a tutti gli effetti.

Mi piace questa terra e non me ne andrei”, così risponde alla mia domanda su come si trova qui da noi.

Nella nostra provincia Alessia vive e lavora da oltre venti anni.

Qui frequenta la scuola primaria suo figlio, un ragazzino vispo a cui piace la matematica.

Incontrarla non è stato facile, specialmente per la sua ritrosia a parlare del dramma che sta affliggendo il suo popolo.

Lei, già inserita per motivi professionali nel mondo dell’immigrazione, ha un po’ di difficoltà a descrivere ciò che sta avvenendo nella sua terra.

Sono però riuscito a cogliere il suo amaro sfogo che poi ho “filtrato” in questa intervista in cui ci parla dell’accoglienza che noi calabresi abbiamo dato ai suoi connazionali, già dal mese di marzo scorso e che, attualmente, registra un forte rallentamento, quasi una battuta d’arresto, per l’avvicinarsi della stagione estiva e per il protrarsi di questa assurda guerra che sembra durerà a lungo.

Dopo una prima fase di grande disponibilità da parte di istituzioni, cittadini ed associazioni, oggi il quadro è mutato e la solita burocrazia impedisce di “strutturare” l’accoglienza che già è sempre stata difficile anche per i migranti provenienti dall’Africa.

Basti pensare che solo nella nostra provincia i profughi ufficiali sono circa 600, per lo più donne e bambini, che necessitano di assistenza e lavoro ma per poter lavorare hanno bisogno di un domicilio, di una abitazione dove alloggiare.

È questo l’anello debole della catena, per cui si è creato un circolo vizioso: se non hai una casa, non puoi avere un lavoro, se non hai un lavoro, l’assistenza non può durare a lungo e non è sufficiente, per cui l’unica strada, per donne e bambini, rimane quella di ritornare in un paese dove, in questo momento, parlano solo le armi.

Come uscire da questa situazione? Sbloccando ed incentivando le possibilità di abitazione che ci sono per gli ucraini che ospitiamo, e questo può avvenire accelerando le procedure e creando un sistema che consenta ai profughi di rimanere nella nostra terra.

Continua a leggere l’intervista

Lei è di origine ucraina. Da quanti anni vive nella nostra provincia?

Sono nata in Ucraina e, dopo aver trascorso un periodo di tempo a Napoli, nel 1999, mi sono trasferita a Tropea e, da qualche anno, a Santa Domenica di Ricadi.

Esercito la professione di avvocato nella nostra regione.

Collaboro con diversi consolati essendo specializzata in emigrazione.

Da quanto tempo ed in che termini si occupa di accoglienza dei profughi?

Già negli anni scorsi, per via della mia professione, mi sono interessata al problema dei migranti che arrivano nella nostra zona.

Da quando è iniziato il conflitto, cioè dal 24 febbraio scorso, ho iniziato ad occuparmi, assieme a circa 100 miei connazionali che vivono fra Tropea, Ricadi e Parghelia, anche dell’accoglienza e degli aiuti da fornire ai miei concittadini.

La guerra dura da oltre due mesi. Come ha funzionato il sistema di accoglienza finora?

Sin dai primi giorni abbiamo percepito ed ottenuto solidarietà ed un aiuto concreto da parte di singoli cittadini e istituzioni.

In particolare vorrei ringraziare le amministrazioni comunali di Tropea, Ricadi e Parghelia, oltre che gli Scouts ed il Centro di solidarietà don Mottola di Tropea.

Per ottenere questi risultati abbiamo operato sotto le direttive del Consolato ucraino a Napoli che ci forniva l’elenco dei beni di prima necessità (medicine, alimenti, abbigliamento, coperte ecc.)

Oggi come funziona la macchina dell’accoglienza?

Debbo constatare con rammarico che, terminati i primi momenti di sensibilità collettiva, oggi la macchina operativa ha di molto rallentato il suo cammino.

Forse è un questione puramente organizzativa, perché, attualmente, la quantità di profughi ucraini che fuggono dalla guerra è maggiore rispetto ai flussi che la nostra regione è abituata normalmente a gestire.

Il problema dell’accoglienza lo abbiamo sempre visto in televisione, esisteva già prima; oggi, con l’arrivo dei nuovi profughi, al flusso ordinario di persone provenienti dall’Africa si è aggiunto questo nuovo fenomeno migratorio.

E sicuramente, la difficoltà nel gestire l’afflusso anche dei miei connazionali deriva dal fatto che tutti pensavamo che la guerra sarebbe durata pochi giorni.

Cosa che così non è.

Quindi, il perdurare del conflitto richiede una maggiore attenzione ed organizzazione verso il fenomeno.

La qualcosa, purtroppo, va diminuendo.

Ha un’idea di quanti suoi connazionali ci sono in questo momento nella nostra provincia?

Ad oggi, i dati della Questura di Vibo Valentia contano circa 600 persone registrate presso i canali istituzionali.

Che tipo di persone sono i profughi che giungono nella nostra zona?

Sono principalmente donne e bambini, considerato che, in base alla legge marziale in Ucraina, gli uomini dai 18 ai 60 anni non possono lasciare il territorio nazionale perché, potenzialmente, possono essere chiamati a combattere. Sin dai primi giorni, donne e bambini hanno trovato accoglienza, anche spontanea, da parte di famiglie locali.

Ma il problema oggi è diverso, perché, con l’avvicinarsi della stagione estiva e, a causa del prolungamento del conflitto, donne e bambini registrano qualche difficoltà di inserimento e di accoglienza perché è diminuita la disponibilità dei locali, in particolare di camere ed appartamenti che, ovviamente, hanno una destinazione diversa durante la stagione estiva.

Tantissime donne e bambini, per questa carenza abitativa ed organizzativa, purtroppo si vedono costretti a rientrare in patria, con tutti i rischi che questo comporta.

E questo preoccupa me e i miei connazionali.

Come stanno vivendo questa esperienza i bambini nei due mesi di permanenza sul nostro territorio?

I bambini sono inseriti nell’ambito scolastico e questo è avvenuto senza alcuna riserva e lo sarà fino alla fine dell’anno scolastico.

L’inserimento di un minore è molto più facile rispetto ad un adulto.

Stanno seguendo i programmi nella lingua italiana nelle classi che frequentavano nel nostro paese.

Mentre per l’inserimento degli adulti che difficoltà state incontrando?

L’inserimento degli adulti è collegato alla mancanza di una abitazione stabile e questo comporta conseguenze che si riflettono sul tipo di vita e socializzazione del minore.

Mi preme sottolineare che l’Ufficio immigrazione della Questura di Vibo Valentia, sin dall’arrivo dei primi profughi ucraini, ha garantito loro un titolo di soggiorno per poter lavorare.

Ma purtroppo la mancanza di un domicilio e di una abitazione non consente di svolgere alcuna attività lavorativa.

In teoria il lavoro, anche con l’approssimarsi della stagione estiva, non manca ma, paradossalmente, mancano le abitazioni che, giustamente, con l’avvicinarsi della stagione estiva, sono adibite a B&B e ad attività ricettiva.

Sono a conoscenza che, a seguito di un bando emanato dalla Protezione civile, molti privati hanno dato la disponibilità di un alloggio ma la solita burocrazia nazionale rallenta questa assegnazione con la conseguenza che i profughi purtroppo stanno tristemente ritornando in patria.

Che appello vuole lanciare alle istituzioni?

Chiederei di coinvolgere e sostenere la popolazione ucraina già presente sul nostro territorio in modo che possa avere un confronto ed una collaborazione con i profughi che ancora adesso arrivano in questa zona della Calabria.

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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