Tropea. Le porte aperte della nostra città

Tropea. Le porte aperte della nostra città

Quando l’architettura dialoga con la storia patria. Due opere per disegnare dei nuovi ingressi al centro antico

Qualche anno fa, in occasione della presentazione della pregevole opera dell’artista londinese Paul Draper, organizzata dal Club per l’Unesco di Tropea, il gruppo di lavoro (Luigi Giffone, Marcello Macrì e Francesca del Duce)

ha voluto presentare al pubblico ed all’amministrazione locale dell’epoca, un’idea progettuale – ancora oggi attualizzabilissima – che prevede una rivalorizzazione di alcuni spazi pubblici cittadini ed in particolare delle “villette” del Cannone e del Duomo.

Oggi, questi due luoghi, sono due slarghi panoramici dalla bellezza unica e, anche se distanti tra loro, in realtà sono due luoghi uniti dalla storia (entrambi nascono dalla demolizione delle due antiche porte della città-fortezza, la Porta di Mare, attuale largo Duomo, e la Porta Vaticana, attuale largo Cannone).

Queste due porte rappresentarono gli accessi principali al centro urbano per molti secoli per essere poi demolite, insieme al castello e parti delle mura, a causa dei diversi sviluppi urbani conseguiti alle nuove logiche d’espansione e funzione.

Oggi ne rimane memoria solo in alcune stampe storiche e nell’etimologia di alcuni luoghi.

Eppure queste erano importantissime per la vita della città storica, collegate dall’asse principale (l’attuale via Roma e via Indipendenza) che perse poi la sua funzione primaria in quanto sostituito da un altro asse (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) aperto per esigenze del nuovo sviluppo urbano.

Ancora  oggi si può notare però la sua importanza: infatti proprio su questa strada si apre la vecchia piazza principale, Piazza Ercole e i due edifici cittadini più importanti, l’Antico Sedile di Portercole, emblema del potere civile, e l’antica cattedrale, emblema del potere religioso;

ai suoi estremi i due slarghi, appunto, in cui si possono ancora intravedere la scalinata del Vescovado che quasi ricalca la vecchia rampa della Porta di Mare e gli archi murati del vecchio viadotto della Porta Vaticana.

È da questi elementi che il gruppo di lavoro del Club per l’UNESCO, parte per proporre l’installazione di due “memorie”, là dove appunto esistevano le antiche porte, sulla filosofia dell’opera straordinaria di Tresoldi.

Famoso per le sue realizzazioni create in struttura metallica, come la Basilica di S. Maria di Siponto, a Foggia, l’artista Tresoldi ha realizzato diverse opere con questa tecnica, basandosi sul concetto di “genius loci”, come il “collezionista di venti” a Pizzo Calabro e l’opera inaugurata recentemente a Reggio Calabria.

L’idea progettuale prevede l’installazione di due porte in materiale metallico, non più chiuse ma aperte all’accoglienza di turismo, cultura e solidarietà. Porte in rete che, come un modello 3D, rinascono dalla polvere della demolizione delle originarie; non più chiuse per difesa ma aperte all’accoglienza, non più in pietra ma in metallo traforato dal vento.

Due triliti metallici effimeri come i colori che andranno ad assumere grazie all’atmosfera meridionale, dal giallo brillante del sole, al rosso del tramonto.

L’idea prevede anche una variante, che vuole la realizzazione di due “porte verdi” costituite da arbusti rampicanti (ad esempio il Jasminum, detto Gelsomino) su struttura metallica che vanno a riempire i vuoti che la storia ci ha lasciato.

Un ingresso che andrà così ad “incorniciare” anche i profumi e i colori della nostra terra.

Queste andranno a ridisegnare i vecchi ingressi della città storica, nel segno del nuovo che dialoga con la storia, per diventare un nuovo simbolo di accoglienza.

È facile infatti immaginare il valore aggiunto nell’esperienza del turista e non solo, che verrà invitato ad attraversare le porte (corredate da un pavimento che ricalcherà in tutte le lingue principali la parola “Benvenuto”) per immergersi nell’atmosfera unica del centro, esperienza arricchita da una maggiore consapevolezza della sua memoria storica.

Marcello Macri

Marcello Macri

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