Ricadi, scioglimento del Consiglio Comunale: Pubblicata la sentenza del TAR che ha respinto il ricorso di “Ricadi Rinasce”

Scarica la sentenza del TAR del Lazio in formato PDF (Integrale – con OMISSIS)

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Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con cui i giudici del Tar del Lazio hanno respinto il ricorso presentato dal già sindaco Pino Giuliano e dalla compagine “Ricadi Rinasce” contro il d.P.R. del 11 Febbraio 2014 che ha disposto lo scioglimento del consiglio comunale di Ricadi per infiltrazioni mafiose. E’ stata una spiacevole sorpresa per i più ottimisti poiché i giudici amministrativi avevano richiesto al Ministro dell’Interno copia della sentenza relativa al processo “Black Money” conclusasi con l’assoluzione di un imputato ritenuto responsabile del condizionamento delle elezioni comunali di Ricadi del Maggio 2011. Inoltre la sentenza del processo Black Money contiene affermazioni che sembrano escludere tale condizionamento. Per quanto riguarda il ricorso presentato dall’ex sindaco Giuliano è importante rilevare che erano state presentate, tra le altre cose, le seguenti deduzioni:

 

“a) Insussistenza delle pretese irregolarità dell’attività amministrativa dell’ente e conseguente assenza di compromissione del regolare funzionamento dello stesso – Eccesso di potere per mancanza ed erronea individuazione dei presupposti e carenza di istruttoria – Travisamento dei fatti – Sviamento di potere.
Alcuni dei fatti contestati si riferiscono al periodo antecedente l’insediamento del Sindaco -OMISSIS- alla guida del Comune di Ricadi. Conferma che il Consiglio comunale ha agito nel pieno rispetto della legalità si ritrova nella “relazione illustrativa al rendiconto di gestione esercizio 2013”, di cui alla delibera n. 20 del 17 aprile 2014 della Commissione straordinaria insediatasi in seguito al decreto di scioglimento impugnato, nella quale si dà atto che “la gestione finanziaria si è svolta in conformità ai principi ed alle regole previste in materia di finanza locale e di contabilità pubblica” e che “lo schema di rendiconto della gestione dell’esercizio 2013 si chiude con un avanzo di amministrazione di € 316.788,70”. Dalla determina n. 3 del 17 aprile 2014, avente ad oggetto “accertamento residui attivi e passivi al 31 dicembre 2013”, risulta un totale di residui attivi insussistenti pari ad € 756.137,11. L’avanzo di amministrazione (pari ad € 316.788,70), sommato all’eliminazione dei residui attivi crea un avanzo pari ad € 1.072.925,81. Ciò dimostra, ad avviso dei ricorrenti, una indubbia capacità di amministrare raggiungendo gli obiettivi di efficacia ed economicità prefissati dall’Amministrazione guidata dal Sindaco -OMISSIS”

“b) Violazione dell’art. 143, t.u. n. 267 del 2000, come sostituito dall’art. 2, comma 30, l. n. 94 del 2009 – Carenza dei requisiti di concretezza, unicità e rilevanza – Difetto del nesso eziologico tra le asserite ingerenze della criminalità organizzata e l’asserita compromissione del regolare funzionamento dell’ente – Eccesso di potere per insussistenza dei presupposti di fatto, erroneità e travisamento degli stessi.
I fatti indicati nei provvedimenti impugnati, e dai quali desumere il condizionamento mafioso, non sono tali, ai sensi dell’art. 143, t.u. n. 267 del 2000, da giustificare un provvedimento così penalizzante e comunque non trovano alcun riscontro nella realtà. E ciò anche in considerazione della circostanza che alcuni fatti contestati sono temporalmente collocabili al periodo antecedente l’insediamento del Consiglio comunale sciolto”

“c) Eccesso di potere per illogicità, irragionevolezza ed ingiustizia manifesta – Violazione art. 3, l. n. 241 del 1990 – Eccesso di potere per mancanza e/o insufficienza e contraddittorietà della motivazione.
Il decreto è anche scarsamente motivato. Denuncia del tutto genericamente un intreccio di rapporti amicali, frequentazioni e vincoli di parentela della compagine politica e burocratica con persone contigue alle locali organizzazioni criminali. Addebita indifferentemente all’apparato burocratico e all’organo politico frequentazioni illecite, anch’esse non meglio specificate”.

I giudici amministrativi hanno risposto con diverse argomentazioni, di cui riportiamo una delle più rilevanti perché si riferisce alla situazione che aveva destato speranza alla luce delle risultanze del processo “Black Money”.

Si può ora passare all’esame degli episodi più significativi ritenuti, soprattutto a seguito dell’indagine della D.D.A. di Catanzaro denominata Black Money, sintomo dell’infiltrazione, nell’amministrazione del Comune di Ricadi, della criminalità organizzata, particolarmente presente dopo le elezioni amministrative del maggio 2011. Si tratta, nello specifico, del clan -OMISSIS- (Comune che dista dal Comune di Ricadi 19 Km), una delle più potenti cosche della ‘ndangheta calabrese, i cui referenti sul territorio ricadese sono stati dapprima i fratelli C. (cugini del padre del vice sindaco nominato dopo le elezioni di maggio 2011) e poi la cosca -OMISSIS-, guidata dal sig. Q..
Nella Relazione della Commissione di accesso – depositata il 19 giugno 2014 agli atti di causa, unitamente alla Relazione prefettizia nella versione integrale a seguito dell’istruttoria collegiale del 28 maggio 2014 – si afferma che non poche intercettazioni ambientali (tutte debitamente individuate ed alcune integralmente trascritte) avrebbero messo in luce il ruolo decisivo che nell’elezione della lista guidata dal Sindaco -OMISSIS- ha avuto il clan -OMISSIS- per il tramite di M.,
genero del capo clan. Quest’ultimo, che inizialmente aveva offerto il proprio appoggio ad un’altra determinata lista, avrebbe fatto poi convergere i voti verso la lista guidata da -OMISSIS- il quale, sempre secondo quanto risulterebbe dalle intercettazioni, era a conoscenza di ciò.
Con ordinanza istruttoria il Collegio ha acquisito agli atti di causa la sentenza n. 266 del 23 gennaio 2015 del Tribunale Ordinario di Catanzaro, che nella memoria conclusionale depositata dal Sindaco -OMISSIS- ricorrente di altra causa (n. 6556/14) intentata avverso gli stessi atti gravati con il ricorso in esame, si afferma che avrebbe escluso qualsiasi condizionamento nelle elezioni amministrative del 2011.
Rileva il Collegio che un’attenta lettura del punto della pronuncia citato porta a concludere che se è vero che il Tribunale ha affermato in due passi della sentenza (pagg. 529 e 530) – con riferimento generico alle elezioni amministrative svolte nella zona ove opera il clan -OMISSIS- – che “la vicenda non attesta il condizionamento delle elezioni da parte del M.” è altresì vero che in entrambi i passi il giudice ha proseguito chiarendo che risulta provato “il controllo esercitato dal M. ai vari ambiti della vita economica” dei Comuni (tra i quali quello di Ricadi).
Aggiungasi che dalla lettura delle intercettazioni riportate in sentenza è possibile evincere con certezza che l’esito delle elezioni amministrative a Ricadi era stato commentato con grande favore dai vertici del clan, tanto che M.A., genero del capo clan, aveva detto ” noi vinciamo lo stesso .. noi abbiamo lui” riferito al Sindaco eletto; favore che un clan non dimostrerebbe certamente nei confronti di un’amministrazione sorda a qualsiasi tentativo di infiltrazione e rigida nella fedele applicazione delle norme.
Dunque, l’affermazione del giudice in ordine al controllo esercitato dal clan -OMISSIS- sulla vita economica dei Comuni in uno con la reazione avuta alla notizia che aveva vinto il Sindaco -OMISSIS- confermano la correttezza delle conclusioni cui era pervenuta sia la Commissione di indagine prefettizia sugli atti del Comune di Ricadi che il Prefetto”.

Dopo aver analizzato questo e altri aspetti che è possibile leggere in versione integrale nel Pdf della sentenza scaricabile al presente link, I giudici hanno concluso:

“Giova infine chiarire che non rileva neanche accertare se effettivamente il Comune, con la nuova gestione, sia uscito dallo stato di crisi economica in cui versava all’atto delle elezioni del 2011. Ove anche i nuovi amministratori fossero riusciti ad ottenere tale risultato, lo stesso non riuscirebbe a compensare i condizionamenti mafiosi nel tempo esercitati sulle attività dell’Ente locale, condizionamenti che da soli giustificano, rectius rendono doveroso, lo scioglimento del Consiglio comunale.
Si deve aggiungere che il quadro indiziario rappresentato negli atti, sulla base degli elementi raccolti nelle indagini anche penali, non risulta affetto nemmeno da un evidente travisamento dei fatti. Gli elementi raccolti, al di là di possibili (ed inevitabili) singole inesattezze, dovute alla mole dei dati acquisiti, manifestano, infatti, l’esistenza di collegamenti diretti o indiretti di amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso, tali da poter compromettere il buon
andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale e il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati.
Rileva ancora il Collegio che gli stessi fatti accertati sono da soli sufficienti a supportare la decisione di applicare la misura di rigore prevista dall’art. 143, t.u. n. 267 del 2000, rappresentando lo scioglimento del consiglio comunale la risultante di una complessiva valutazione il cui asse portante è costituito, da un lato, dall’accertata o notoria diffusione sul territorio della criminalità organizzata; dall’altro, dalla carente funzionalità dell’ente in uno o più settori, sensibili agli interessi della criminalità organizzata, ovvero da una situazione di grave e perdurante pregiudizio per la sicurezza pubblica.
Il che legittima l’intervento statale finalizzato al ripristino della legalità ed al recupero della struttura pubblica ai propri fini istituzionali, attività che non può evidentemente essere valutata alla luce delle sopravvenute sentenze penali, bensì con riguardo al determinato momento storico ed al vissuto, allora esistente, rispetto ai quali i fatti sintomatici o presuntivi si erano colorati.
Tale conclusione esonera il Collegio dall’esaminare gli altri specifici episodi individuati nella Relazione prefettizia come sintomo della vicinanza dell’apparato amministrativo alla criminalità organizzata, in considerazione del principio, ricordato sub 1, lett. a e c, secondo cui la valutazione del giudice adito delle acquisizioni probatorie non può arrestarsi ad una atomistica e riduttiva analisi dei singoli elementi, senza tener conto dell’imprescindibile contesto locale e dei suoi rapporti con l’amministrazione del territorio, ma deve basarsi sulla permeabilità degli organi elettivi a logiche e condizionamenti mafiosi sulla base di un loro complessivo, unitario e ragionevole vaglio, costituente bilanciata sintesi e non mera somma dei singoli elementi stessi (Cons. St., sez. III, 2 luglio 2014, n. 3340; id. 14 febbraio 2014, n. 727)”.

Il sindaco Pino Giuliano sembra intenzionato ad appellarsi al Consiglio di Stato per tutelare la sua immagine  e quella dell’amministrazione da lui guidata fino al commissariamento. 

Francesco Apriceno

Francesco Apriceno

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