“Romantica”: i diversi destini di una madre e una figlia

“Romantica”: i diversi destini di una madre e una figlia

Una madre che si scopre infelice dal racconto della figlia felice: “Ma vi ha voluto bene? Non lo so!”


“Romantica è la sesta novella di “Gente in Aspromonte”, il riflesso dell’infelicità nella felicità: le vicende sentimentali di due donne a confronto. La narrazione si apre con il racconto di una giovinetta vivace, figlia di una massaia e di un uomo “dell’alta Italia”. La fanciulla giocava con un ragazzetto, il quale crescendo, diviene il suo sposo “per gioco”:<Il marito si mise a lavorare, ma giocavano insieme lo stesso quando avevano tempo, e non era difficile vederli la sera che accapigliavano per due soldi, che giocavano a battimura>. La giovane è una figlia illegittima, e un giorno chiede conto di ciò alla madre, la quale racconta la storia: conviveva da anni con un uomo che non aveva voluto sposarla, costui proveniva da una famiglia importante e non aveva mai voluto darle il suo nome. La figlia assume un’aria incredula <ma vi ha voluto bene?> La madre consapevolmente risponde <non lo so>. Ma con tono di riscatto ricorda qualche rigo dopo: <Non si vede più che sono bella? Ma lo sono stata e bene gli ho voluto>. Ed allora incalza la figlia, sorpresa forse anche indignata: <E non vi ha mai fatto una carezza?>. La donna era stata trattata con indifferenza, abituata a vivere nell’anonimato e nell’apatia: <Mi ha trattato come un povero animale>. Per la figlia, invece, la vita serba un destino diverso: ama il suo sposo ed insieme accarezzano la vita con leggerezza. Nel mentre si svolge il dialogo, sopraggiunge il padre, il quale viene duramente interrogato dalla figlia: <Che avete fatto di mia madre? Perché io non ho mai saputo nulla? Perché mia madre non è stata felice?>. Da questa sequenza di domande, l’uomo si accorge per la prima volta di avere davanti un essere animato, capace di soffrire. Ne deriva uno scambio emotivo intenso, due persone che pure avevano condiviso per una vita la quotidianità, si incontrano, si conoscono, si denudano. L’uomo confessa di aver patito un’intera esistenza per un amore finito male, che era stata la causa della sua fuga e del chiudersi ermeticamente in se stesso. L’amore per “Palmira” aveva tormentato i suoi giorni, il non rivederla più aveva conservato i sentimenti , ormai logori e mitizzato la donna, rendendo l’uomo schiavo di un male inguaribile. Da quel momento “Palmira” diviene il punto d’incontro tra l’uomo e la sua compagna. Sicché un giorno arriva una lettera per il “forestiero”, è di Palmira, ma il “forestiero” non vive più.

Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero

Laureanda in Lettere moderne, amante della buona lettura, food blogger per passione. @Il gusto del particolare.

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