Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo la pubblicazione del decreto cura Italia.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dopo la pubblicazione del decreto cura Italia.

La missiva è stata scritta da Enrica Montanucci, Vanessa Costantini, Stefania Caliciotti e Damiano Vindigni, i quattro agenti di viaggi che hanno guidato la manifestazione in piazza a Roma il 2 marzo e che proseguono, in rappresentanza del comparto e a nome del gruppo Facebook #nonsmetteremodiviaggiare, il dialogo con il governo in un momento di enorme crisi legato al coronavirus e che sta mettendo a dura prova il lavoro delle adv.

Qui, di seguito, la lettera integrale inviata al premier:

Caro Presidente,
“Non permetterò a nessun italiano di perdere il posto di lavoro per il coronavirus”: questo è quello che ci ha promesso, ma ad oggi vediamo solo la possibilità di abbassare per sempre le nostre serrande.

Le scrivo da un’agenzia di viaggi, nonché partita iva. Lei ha presente il 13% del Pil nazionale? Ecco faccio parte di quel comparto. Siamo scesi in piazza il 2 marzo nella speranza di venire ascoltati, la nostra ‘guerra’ è iniziata molto prima rispetto alla famosa ‘zona rossa’.

A differenza di tanti altri settori, che hanno ad oggi un mancato guadagno, noi abbiamo perso il fatturato dei 6 mesi precedenti, il mancato guadagno di oggi e il mancato guadagno futuro.

Abbiamo perso soldi per riportare clienti a casa dopo la chiusura del territorio nazionale senza nessun aiuto dalla Farnesina, abbiamo perso soldi per annullamenti dai quali non abbiamo ricevuto rimborsi e dove ci siamo visti sfumare le misere commissioni di mesi e mesi di lavoro; mancheranno guadagni perché non basterà riaprire il ‘negozio’ per fare incassi e questa emergenza mondiale non ci permetterà di lavorare per molto tempo.

Le vorrei solo fare una domanda, ma lei riuscirebbe a vivere con 600 euro in un mese, considerando che solo l’affitto del locale commerciale per portare avanti l’attività è il doppio quando non il triplo? Ad oggi, escludendo tutto il reparto sanitario del quale non differiamo parola, valiamo quanto un contribuito per le babysitter che oltretutto è stato dato a chi può far fronte alla spesa percependo uno stipendio a fine mese.

Abbiamo bisogno di credito e di aiuti reali, no di parole e di un contributo decisamente basso per le perdite che abbiamo sostenuto. Se per farci sentire sarà necessario scenderemo di nuovo in piazza, e presto.

Redazione

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