Presentati i nuovi progetti degli “Amici del Mare” di Capo Vaticano

Presentati i nuovi progetti degli “Amici del Mare” di Capo Vaticano

Posa di boe di segnalamento marittimo e puliAMO il mare

La particolare ricchezza di questo tratto di mare la si evince anche dalla ricchezza di Posidonia (pianta acquatica endemica del mar Mediterraneo, considerata anche un bioindicatore della qualità delle acque marine), dalla presenza di comunità bentoniche e anche di varie specie di flora e fauna come Delfini, Tartaruga Caretta, ecc. Il progetto finanziato ha previsto:

  • Acquisto e posizionamento in mare di n. 8 boe di segnalamento marittimo georeferenziate, radabili e luminose;
  • Servizi subacquei di ricerca (con ROV) e pulizia dei fondali con battello spazzamare per pulizia rifiuti galleggianti;
  • Dotazione di attrezzatura (droni) per il controllo in esercizio delle boe.

La necessità di segnalare l’area nasce dall’esigenza di salvaguardia ambientale e per dare evidenza diretta ai bagnanti, ma soprattutto ai diportisti e alle imbarcazioni da pesca.

Prima dell’immissione delle boe in mare è stata fatta una opera di bonifica e pulizia dei fondali nelle aree individuate, al fine di rimuovere rifiuti ingombranti e solidi sul fondale.

La segnalazione di questa area ha dunque funzioni sia di protezione, sia di segnalazione sia di sviluppo dell’attenzione su un sito di particolare interesse ambientale.

Alla conferenza-dibattito, moderata dalla Vice Presidente dall’Associazione Amici del Mare, Dott.ssa Maria Grazia Arena, hanno partecipato:

il presidente Antonio Giuliano con tutto il direttivo dell’Associazione, il Sindaco del Comune di Ricadi, Prof. Nicola Tripodi, l’ingegnere Franco Dario Giuliano, il socio coordinatore Tecnico di Esecuzione, l’Arch. Ilario Treccosti, commissario Ente Parchi Marini Calabria, la Dott.ssa Maria Pregoliti, dirigente del settore Parchi e Aree Protette della Regione Calabria e, infine, il nuovo comandante della Capitaneria di Porto di Vibo Marina, C.F. Luigi Spalluto.

Abbiamo rivolto qualche domanda di approfondimento alla Vice Presidente dall’Associazione Amici del Mare, Dott.ssa Maria Grazia Arena.

Come è nata l’idea di questo progetto?

«L’idea è nata in maniera molto semplice durante una riunione dell’associazione “Amici del Mare” di Capo Vaticano, alla fine dell’estate del 2018.

Ci scambiavamo delle osservazioni sulla condizione del mare quando alcuni soci riportarono alcuni fatti accaduti realmente sul diportismo esasperato e volgare, su una modalità predatoria di fruizione del mare e sui repentini cambiamenti delle acque a largo del Capo che improvvisamente si intorbidavano.

In ognuno di noi c’era un misto di rabbia e volontà di intervenire su questi problemi.

Del resto, lo scopo della nostra associazione è quello di attuare “interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell’ambiente e all’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali”.

Nel giro di poche settimane il socio ingegnere Franco Dario Guliano ci informa della pubblicazione di un bando della Regione Calabria che interessava proprio l’area SIC (sito di interesse comunitario) l’area IT9340093 – “Fondali di Capo Vaticano” con il quale venivano stanziati 120.000 euro a fondo perduto.

Abbiamo quindi deciso di partecipare a tale avviso e tutti i nostri associati con competenze tecniche hanno cominciato a predisporre la corposa documentazione necessaria per partecipare all’avviso.

E ci siamo riusciti!»

Il progetto realizzato ha un alto valore simbolico oltre che di protezione e tutela del territorio.
Ci troviamo a Capo Vaticano, un luogo strategico e di passaggio, sin dall’antichità.
Come inquadrate questa operazione e che potenzialità di sviluppo e informazione per il territorio ci vedete?

«Sì, il Capo ci avvolge con i suoi miti, con le sue leggende di luogo profetico e di passaggio come lo è del resto, per la sua posizione geografica al centro del Mediterraneo, tutta la Calabria.

La Calabria ha in sé il destino segnato come terra di transito e di incontro.

Certo, lo splendore della Magna Grecia è troppo lontano ma ne rimane una eco nella poesia di Ibico, nei bronzi di Riace, nel teatro di Locri.

Per tornare ai nostri luoghi, non credo che possiamo vantare una straordinaria bellezza nell’architettura dei nostri paesi, dove la nobile sobrietà della dimore è stata soppressa da una furia distruttrice insieme a tutta la cultura contadina.

La natura, però, nonostante l’opera dell’uomo, è ancora di una bellezza a tratti commovente.

E il nostro obiettivo è quello di conservare un habitat marino pregiato, i fondali marini di Capo Vaticano, riconosciuti come tale dalla “Rete Natura 2000”, che è lo strumento di cui si è dotata la Unione Europea per salvaguardare la biodiversità dei paesi membri.

I nostri fondali fanno parte dell’Ente per i Parchi Marini Regionali che nasce dall’accorpamento dei pre-esistenti cinque parchi marini regionali: Parco Marino Regionale “Riviera dei Cedri”, Parco Marino Regionale “Baia di Soverato”, Parco Marino Regionale “Costa dei Gelsomini”, Parco Marino Regionale “Scogli di Isca” e Parco Marino Regionale “Fondali di Capocozzo-S. Irene Vibo Marina-Pizzo-Capo Vaticano- Tropea” che è gestito da un Commissario Staordinario.

Siamo cioè all’interno di un sistema che ha il compito di mantenere questi habitat di altissimo pregio dal punto di vista paesaggistico, naturalistico e biologico in uno stato di conservazione sufficiente.

Noi come associazione abbiamo aiutato, aiutiamo e aiuteremo questo sistema.

L’Ente a sua volta deve mettere in atto le misure di conservazione già stabilite, che sono consultabili sul sito www.enteparchimarini.it.

Tali misure specifiche non sono del tipo esclusivamente vincolistico-restrittivo, volte cioè al contrasto delle minacce (come ad esempio vietare l’ancoraggio sulle praterie di Posidonia, regolamentando eventualmente l’ormeggio con gavitelli fissi per l’ancoraggio di imbarcazioni da diporto nelle baie molto frequentate dal turismo nautico, vietare la pesca a strascico, la pesca con la draga o con il rastrello e la pesca con la sciabica non manuale, la sciabica ragno) ma prevedono una serie di misure che tengono conto delle caratteristiche del territorio e della sua economia, ad esempio sostenere la piccola pesca e lo sviluppo della pesca-turismo, implementare corsi di formazione e riqualificazione per gli operatori locali della pesca al fine di sviluppare una maggior consapevolezza ambientale e di sensibilizzazione sull’impatto degli attrezzi da pesca sulle praterie di Posidonia oceanica.

Tra le misure di conservazione c’è la predisposizione di cartellonistica al fine di individuare sul territorio il sito di “Rete Natura 2000”, con la descrizione delle peculiarità naturalistiche degli habitat delle specie, recanti le principali criticità e le modalità di accesso ad approccio al sito. E anche questo sarà utile per viaggiatori attenti e turisti consapevoli.

Quindi, in estrema sintesi, per rispondere alla domanda, ritengo che ci siano vere possibilità per un cambio di direzione dello sviluppo del nostro territorio all’insegna della sostenibilità».

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate nella realizzazione e implementazione del progetto? Invece chi ha facilitato ed è stato uno snodo?

«Difficoltà importanti ci sono state, come detto, nella complessità della documentazione necessaria per la realizzazione del progetto che ha richiesto un impegno costante e qualificato.

In questo, il socio Franco Dario Giuliano è stato fondamentale.

Anche gli uffici regionali preposti si sono attivati efficacemente e in modo sinergico con la nostra associazione».

Quanto è importante, soprattutto nel nostro territorio, la costanza, la tenacia, la perseveranza, la coesione della squadra nel realizzare progetti come questo?

«Non avremmo realizzato nulla se non fossimo stato un gruppo coeso e granitico, come il granito del Capo, e senza la competenza di molti nostri soci che hanno dato il loro contributo specialistico di alto livello.

Certo, la continuità dell’azione è necessaria per mantenere la pressione ed è stato difficile in alcuni casi riannodare i fili del discorso a causa delle interruzioni dovute al COVID-19».

Ogni nuovo percorso, ogni nuova sfida genera inizialmente paura e scoramento.
Superata questa fase, e affrontate tutte le difficoltà, si cresce, si sviluppa conoscenza e dunque si migliora.
L’associazione ha in cantiere, altri progetti?

«È vero. Talvolta abbiamo sentito questa operazione come più grande di noi ma hanno prevalso il sostegno reciproco e la dedizione totale del nostro Presidente Antonio Giuliano.

Oggi dobbiamo custodire il Parco Boe e controllarlo ma non abbiamo modo di varare il pedalò comprato con i fondi del progetto a causa della mancanza di un riparo, di uno scivolo, insomma di un accesso al mare.

Continueremo in questa battaglia che è il motivo principale per cui è nata l’associazione: ottenere un piccolo approdo per imbarcazioni che peraltro fornirebbe un servizio sia per i residenti sia per i tanti turisti che vengono con imbarcazioni da diporto e non trovano un servizio pubblico per metterle in mare.

Abbiamo in programma di fare un’azione educativa ambientale nelle scuole collaborando con l’Istituto Comprensivo di Ricadi.

Ci sono interessanti opportunità in questo momento per le scuole di entrare nel “Piano RiGenerazione Scuola”, che è lo strumento del Ministero dell’Istruzione attuativo degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU pensato per “accompagnare le scuole nella transizione ecologica e culturale e nell’attuazione dei percorsi di educazione allo sviluppo sostenibile previsti dall’insegnamento dell’educazione civica”.

All’interno di questo piano ci sono moltissimi progetti e moltissimi “Rigeneratori” tra cui anche l’Ente per i Parchi Marini Regionali.

Pensiamo anche che esistono nel nostro territorio altri due aree protette, di cui una area protetta riconosciuta addirittura a livello internazionale: quella della fiumara Ruffa, che interessa oltre Ricadi anche i comuni di Drapia e Spilinga e sulla quale si potrebbe investire con i “contratti di fiume” e la seconda che interessa la fascia costiera tra Briatico e Nicotera quindi anche le spiagge di Ricadi e si interseca all’uso ambientalmente compatibile di questi luoghi anche durante i mesi estivi. Bisogna provare a lavorare insieme».

Quali sono le attività degli “Amici del Mare” e come si sostentano?

«Le nostre attività sono tutte rivolte al miglioramento dell’ambiente intorno a noi.

La pulizia dei siti delle aree Sic, l’organizzazione di gare di pesca per i bambini, la collaborazione con altre associazioni del nostro territorio e la partecipazione ad eventi anche extra territoriali sempre inerenti al mare.

Ci sosteniamo con le quote versate dai soci e con contributi liberi e volontari».

Fabio Muzzupappa

Fabio Muzzupappa

Specializzato in Comunicazione e Web Marketing Fabio è gli ideatori e fondatori di Informa.

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