Parola d’ordine: Storytelling

Parola d’ordine: Storytelling

Consigli utili per raccontarsi sui social network. Tramite le stories su Instagram e Facebook, siate voi stessi i primi clienti

Nei precedenti numeri di Informa si è parlato un po’ dell’abc dei social, partendo dalla creazione, ai contenuti che vanno dalle foto ai video,

ma occorre fare delle precisazioni, in quanto i social sono uno strumento in continuo cambiamento ed evoluzione.

Partendo dalla notizia che la società con a capo Mark Zuckerberg, ha cambiato nome in Meta (da Metaverso) e che forse in un futuro non molto lontano, verrà integrata la realtà aumentata,

oggi un social come Instagram ha vissuto alcuni cambiamenti molto importanti dal punto di vista dell’esperienza dell’utente in app.

Si tratta della sezione video.

Qualche numero fa, avevo elencato le varie possibilità per potersi raccontare tramite video, tra questi avevo citato IGTV,

uno strumento che in verità era importante ma che con il tempo ha stancato l’utente, tanto da portarlo a non utilizzarlo e/o visualizzarlo più.

Oggi infatti questo strumento è stato definitivamente eliminato, sostituito da una sezione (presente su ciascun profilo) proprio dedicato ai video – con apposita icona a forma di “play”.

Questo è stato fatto, proprio in previsione di quello che avevo già spiegato in un precedente articolo,

ovvero quello di dare importanza ai video ma che siano veloci e di breve durata.

Ecco che i social chiedono, ancora una volta, l’essenziale e la sintesi senza però tralasciare il fulcro: il contenuto.

Ecco che oggi si parla di storytelling. O meglio Visual Storytelling.

In breve, l’arte del narrare, è una tecnica molto antica prima tramandata in forma orale e poi in forma scritta,

e oggi diventa una tecnica super efficace nel mondo della comunicazione, soprattutto quella digitale.

Fare storytelling non è semplice, ma non è impossibile, è materia di studio (corsi online e presso alcune università)

e risulta essere la via migliore per coinvolgere gli utenti, nonché potenziali clienti, avvicinandoli ai propri prodotti, a un brand, a un servizio che si offre.

Si tratta, dunque, di una vera e propria disciplina che usa i principi della retorica e della narratologia per inquadrare gli eventi della realtà e spiegarli secondo una logica di senso comune.

Mi spiego meglio.

Nel raccontare, l’utente si ritrova nell’esperienza umana che espone il narratore social e questo avviene poiché si utilizza il veicolo delle emozioni, in quanto la componente emotiva è il centro dello storytelling.

Raccontare un viaggio vissuto in prima persona, magari attraverso non solo le immagini ma anche la vostra voce,

coinvolge tantissimo il pubblico e una buona fetta dei vostri follower sarà spinto a voler fare il vostro stesso viaggio.

O ancora, se si possiede un hotel, che ad esempio, offre al suo interno un servizio SPA,

raccontare attraverso i canali social la propria esperienza vissuta tra docce emozionali e massaggi, spingerà gli utenti ad informarsi e probabilmente a prenotare.

Lo stesso esempio, ma cambiando location, potrebbe essere un ristorante o un bed and breakfast, il luogo non fa la differenza come lo si racconta, sì.

Appurato ciò, mi ricollego a uno strumento da non sottovalutare, anzi, le storie.

Video di 15 secondi su Instagram e 20 su Facebook, rappresentano il veicolo più veloce tra i mezzi di comunicazione, a volte anche troppo veloci.

È molto difficile, infatti, poter raccontare tutto in pochi secondi, ecco perché potete creare più storie

e prendervi il vostro tempo – senza esagerare – puntando alla sintesi e cercando di mantenere alta l’attenzione dell’utente e non farlo andare via.

A questo punto è importante anche “adornare” le storie, senza esagerare e creare quelle che vengono definite call to action. Vediamo in dettaglio.

La chiamata all’azione costituisce tutte quelle funzioni che spingono l’utente a interagire, che siano sondaggi, quiz, il box domande e adesso anche il link.

Questi si trovano nella sezione adesivi, che vengono applicati sulle storie e dove si trovano anche i tag, l’hashtag, il geo tag, le gif ecc. ecc.

Per quanto riguarda il link, che si trova solo negli adesivi di Instagram e se ne può inserire uno per storia, è una delle più importanti novità.

Infatti, fino a qualche mese fa, per chi aveva pochi follower,

era impensabile poter applicare quello che prima era definito swipe up, presente nella parte inferiore dello schermo.

Ma già sul finire dell’estate il primo cambiamento si era avuto trasformando la funzione in un adesivo. Per tale funzione, anche dopo il radicale cambiamento, il punto di partenza – mai effettivamente confermato dai vertici Instagram – era di 10mila follower.

Da poco invece la funzione è stata sbloccata per tutti e anche chi effettivamente oggi ha pochissimi seguaci, può utilizzarlo.

Mi soffermo sul link perché è uno degli strumenti più attesi per quanto riguarda il mondo dell’impresa,

poiché tramite tale funzione è possibile spingere l’utente a visitare il proprio sito web (se si possiede), o dirottarlo verso la propria pagina Facebook.

Ovviamente solo il link non basta, bisogna mettere in pratica tutto quello che ho spiegato prima, ma che diventa uno strumento indispensabile, insieme a tutti gli altri già citati.

Attraverso le storie raccontate la vostra azienda, raccontate e vivete in prima persona quello che offrite,

siate voi stessi i primi clienti, mettetevi nei loro panni e in discussione, fate un auto analisi e pensate: perché le persone dovrebbero scegliere la mia struttura?

Trovata la risposta, siate fantasiosi o affidatevi a chi lo è e lo fa per lavoro come i social media manager e divertitevi, se siete felici voi,

lo sarà anche chi comprerà quello che avete da offrire.

Domenico Rizzo

Domenico Rizzo

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