Maria Caterina Pietropaolo ci parla del rilancio delle Grotte di Zungri

Maria Caterina Pietropaolo ci parla del rilancio delle Grotte di Zungri

Dallo scetticismo alla consapevolezza della loro importanza

 

Si avverte subito l’amore, la passione e la determinazione in ciò che fa. Ho incontrato diversi anni fa Maria Caterina e ho sempre percepito in lei una conoscenza ed un amore per il nostro territorio. Ho conosciuto le sue idee ed i suoi progetti, ma soprattutto la convinzione con cui li porta avanti. Non mi sono sorpreso quando ho saputo che dietro il rilancio delle Grotte di Zungri c’era una persona come lei: la persona giusta al posto giusto. I fatti hanno poi confermato questa mia impressione. Rilanciare un sito rupestre fuori dal circuito sole-mare, per cui è conosciuto il nostro comprensorio, non era un’operazione facile. Ma lei ce l’ha fatta. Da “visionaria”, ci ha visto giusto, tanto da rendere il sito una meta turistica d’eccellenza e da essere visitata anche da molti residenti. Lei la sua parte la sta facendo, ora tocca a Provincia e Regione raccogliere l’appello per dare maggiore visibilità all’insediamento, migliorare le comunicazioni stradali e anche le mappe virtuali.

Lei è fra le artefici del rilancio dell’Insediamento rupestre di Zungri. Come si è potuto realizzare questo “miracolo” in una provincia che ha difficoltà a valorizzare le sue bellezze paesaggistiche e culturali?

Effettivamente da quando, nel 2013 ho accettato questo incarico, non ero pienamente consapevole del lavoro che avrei dovuto affrontare. Ma pian piano ho capito. Ho capito cosa avrei dovuto fare semplicemente ascoltando ciò che le Grotte mi trasmettevano. Loro mi parlavano e mi parlano ancora. Ed io ho sempre ascoltato. E portare avanti questo lavoro mi è venuto quasi naturale perché, lentamente, in me è cresciuto l’amore per questo posto, il desiderio di prendermene cura. Da qua ho tratto la forza per promuoverle e farle conoscere al mondo. Ho cercato di mettere la mia esperienza professionale al servizio di un luogo che, pur facendo parte del mio vissuto, era a me quasi sconosciuto. Ho iniziato a fare ricerche per cercare di capire cosa fosse quel posto conosciuto prevalentemente dalla popolazione locale e da non moltissimi visitatori, per lo più stranieri. La Calabria non conosceva affatto le Grotte e peggio ancora la provincia di Vibo. Ho iniziato a fare volantinaggio nelle spiagge e nelle sagre insieme ai volontari che operavano nel Museo ed a fare visita alle strutture turistiche della costa che, a volte, non mi hanno riservato una calorosa accoglienza…..MA COSA C’È A ZUNGRI? COSA DEVONO VEDERE I TURISTI? QUATTRO PIETRE? Bene, questa era la risposta che spesso mi veniva data. Il “Miracolo” è iniziato proprio da qua, dal far conoscere agli imprenditori turistici locali questo piccolo gioiello di architettura rupestre invitandoli a visitare Le Grotte personalmente anche e soprattutto per dare un valore aggiunto all’offerta turistica da loro proposta. Ma la svolta c’è stata nel 2016 a seguito dei lavori di riqualificazione del sito che lo hanno reso più accessibile ed al grandissimo lavoro di promozione svolto sui social che mi ha permesso non solo di arrivare direttamente in casa dei calabresi ma anche di creare una fitta rete di collaborazione con fotografi, blogger, testate giornalistiche, associazioni, tour operator ma anche studiosi ed appassionati che hanno notevolmente contribuito a rilanciare il sito rupestre. E così siamo passati da 5000 ticket staccati nel 2013 ai 35.000 del 2019. Tutto questo è stato possibile anche grazie alla stretta collaborazione con l’amministrazione comunale che ha sempre puntato sulla valorizzazione delle Grotte come volano per lo sviluppo del territorio.

L’insediamento rupestre di Zungri

Che lei sappia, nella sua storia millenaria, quel sito ha mai avuto una valorizzazione come quella odierna e, in generale, come è stato utilizzato in tempi più recenti?

Oggi il sito è divenuto una meta turistica d’eccellezza valorizzato anche grazie all’illuminazione notturna, videsorveglianza, aree di sosta, pannelli multilingue lungo tutto il percorso ma anche con strumentazioni multimediali quali l’app “Zungri”, il tavolo touch screen ed il totem installati all’interno del Museo ed il nuovo sito web www.grottezungri.it, grazie al quale, attraverso il 360° virtul tuor ci si può immergere in una fantastica passeggiata virtuale. Ma se ci giriamo un attimo a guardare indietro vedremo le Grotte in totale stato di abbandono. Queste furono un sicuro rifugio nel corso dell’ultima guerra mondiale per poi divenire stalle e ripostigli utilizzati degli abitanti del luogo.

Ma guardandole ora non si può fare a meno di immaginare che, sicuramente, ci fu un periodo in cui il loro splendore fu massimo. Un periodo molto remoto, lontano nel tempo, quando fu abitato da uomini molto saggi e molti colti arrivati da terre lontane. Questo luogo lascia spazio ad una grande immaginazione. Si può certamente pensare ad una comunità cristiana che viveva in totale armonia con la natura e nel rispetto di essa. Basta soffermarsi a guardare il sistema di canalizzazione delle acque e le splendide sorgenti che circondano tutto il sito.

Attualmente che tipo di utenti visitano le Grotte? Che interesse dimostrano i visitatori?

L’utenza è molto variegata. Non si può parlare di un’utenza standard. Oggi il Museo e l’Insediamento rupestre accolgono visitatori Italiani e stranieri, famiglie e scolaresche, gruppi, parrocchie, semplici visitatori e studiosi. La vicinanza a Tropea ed alla costa in genere ha, sicuramente, giocato un ruolo determinante. I visitatori cercano l’unicità di un luogo senza tempo, sono curiosi ed increduli nel ritrovarsi in mezzo alla natura in un luogo magico, inusuale, che non sembra appartenere a questa terra di Calabria. Sono profondamente attratti da ciò che vedono, sono curiosi di sapere, di scoprire e spesso fantasticano sull’origine di questo sito misterioso di cui non si sa praticamente nulla.

È una attività che crea anche un indotto? Se sì, di che tipo?

Indubbiamente un piccolo centro agricolo che accoglie migliaia di visitatori ogni anno viene quantomeno animato. Le attività commerciali ne beneficiano sicuramente ma siamo ancora ben lontani dal parlare di indotto. Si parla sempre più di valorizzazione dei piccoli borghi, di turismo lento, turismo sostenibile, turismo naturalistico. Il periodo che stiamo attraversando ci induce a cambiare il nostro modo di pensare, di agire, di vivere. Stiamo riscoprendo il valore vero ed autentico di quelle zone dell’entroterra, quelle zone che offrono un turismo esclusivamente “esperienziale” ma che trovano un più ampio respiro girando lo sguardo verso la costa, verso il mare. Zungri si trova in una posizione geografica privilegiata perchè consente al turismo della costa di poter vivere delle esperienze naturalistiche d’eccellenza grazie anche alla rete dei percorsi trekking che congiungono il borgo antico di Papaglionti vecchio con le Grotte passando per il laghetto e per la fiumara Malopera che si trova proprio al di sotto delle grotte. Manca, però, un passaggio fondamentale, una scuola che rieduchi i cittadini all’accoglienza, alla riscoperta dei valori tradizionali, della propria cultura e delle proprie radici, alla condivisione delle proprie esperienze di vita con il visitatore che sceglie Zungri proprio perché è in cerca di quel turismo esperienziale di tanto oggi si parla. Se riusciamo in questo avremo vinto la nostra battaglia.

Uno dei problemi della nostra regione è che le bellezze storiche e culturali non sono inserite in circuiti ben strutturati, ma restano esempi isolati, sparsi qua e là, con difficoltà nei collegamenti. Con le Grotte di Zungri come siamo messi?

Zungri, purtroppo, ha gli stessi problemi che la Calabria intera presenta. Inesistenza dei collegamenti proprio perché manca una struttura forte in cui poter inserire tutte le eccellenze culturali e storiche. Si lavora in autonomia, totalmente slegati da ciò che è l’intero patrimonio Calabrese. Anche se un debole segnale comincia a prendere forma grazie alla grande voglia di fare rete tra direttori e responsabili delle varie strutture museali. Emerge sempre più forte questo grande disagio dovuto alla disconnessione dal territorio regionale. La Regione dovrebbe lavorare moltissimo su questo aspetto. Così come non aiuta la mancanza della segnaletica già a partire dagli snodi autostradali o dall’aeroporto. Manca la comunicazione a tutti i livelli. A Zungri, i Comune, ha provveduto ad installare dei cartelli indicativi che già del bivio di Zungri segnalano Le Grotte fino ad arrivare al parcheggio del Museo. Ma questo non basta. Il problema è arrivare al bivio. E questa è la maggiore problematica che i visitatori lamentano. Anche i navigatori sono inaffidabili. Credo che Regione e Provincia, con un po’ di buon senso e molta buona volontà possano risolvere questo problema così come la manutenzione delle strade…

Da ultimo, mi viene naturale chiederle come mai, che lei sappia, il laghetto di Sirigò, meglio conosciuto come laghetto di Zungri, a cavallo con il territorio di Filandari, che potrebbe essere un attrattore inserito in questo contesto, non viene adeguatamente pubblicizzato e valorizzato?

Sinceramente non ne conosco i motivi. Sicuramente si tratta di competenza su quel determinato territorio essendo a cavallo tra i due comuni. Da tanti anni le attività forestali regionali si sono attivate per la creazione di aree boschive creando anche un invaso d’acqua che, contornato da un percorso stradale, opportunamente recintato da steccato di legno e dal verde di diverse specie arboree, ne costituisce un’oasi naturale. Il laghetto era stato riqualificato nell’ambito di un progetto sullo sviluppo sostenibile nel territorio Poro-Serre e finanziato dal Ministero delle Attività Produttive realizzando aree di sosta attrezzata, con tavoli, panchine, ed adiacente posto fuoco per griglia, percorsi pedonali nel verde, sistemazione accesso, recinzioni e parcheggi. Ma purtroppo, per mancanza di manutenzione, oggi si presenta in totale stato di abbandono.

Redazione Informa

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