Lo “sperone calcaneare”: prevenzione e trattamento del dolore

Lo “sperone calcaneare”: prevenzione e trattamento del dolore

Un disturbo che può essere influenzato da vari fattori

di SIMONE SCHIESSL

Molti pazienti, con dolore nella zona del tallone e sulla pianta del piede, riferiscono di avere uno “sperone del tallone”.

Ma cosa si intende esattamente con questo termine? Innanzitutto è sicuramente improprio; il nome “sperone a tacco” può essere stato inventato da un cowboy, ma non di certo da uno scienziato!

Nell’area del tallone, dove l’osso e il tessuto connettivo si “fondono”, deve prevalere una connessione forte, perché questa zona è solitamente esposta ad enormi forze e carichi di trazione e deve quindi essere molto stabile.

Come si può immaginare, questa struttura deve essere molto robusta (in modo particolarmente evidente nella zona del piede e del tallone), perché deve sopportare l’intero peso del corpo, specialmente quando si corre e si salta.

Se si osserva una radiografia lateralmente, si nota solo la parte del tessuto connettivo rinforzata da tessuto osseo aggiuntivo, che può apparire come uno “sperone”.

Se lo si potesse osservare dal vivo, però, non avrebbe affatto questa forma, ma piuttosto quella di un legamento con attacco rinforzato; questo non può pungere o premere su nulla, non è affilato e non è pericoloso.

Molte persone, con o senza dolore al tallone, mostrano questi cambiamenti adattativi sulle radiografie.

In genere si tratta di referti normali, spesso bilaterali. Ci si stupirebbe da come il corpo possa adattarsi.

Immaginate se potessimo costruire automobili che diventano più forti quando le usiamo; immaginate se i vostri pneumatici potessero sviluppare una gomma più resistente e un battistrada super aderente, semplicemente guidandoli su strade più accidentate.

Il comportamento del nostro corpo è molto simile.

Studi scientifici dimostrano, quindi, che non esiste una chiara correlazione tra la presenza e l’entità di queste alterazioni e la probabilità di dolore alla pianta del piede.

Il dolore può diminuire senza il minimo cambiamento nell’immagine radiografica.

Nell’immaginario collettivo, l’immagine è quella di una zampa di gallo o di uno stivale da cowboy, che porta alcuni pazienti a evitare lo sforzo e ad attribuire il dolore direttamente all’azione di questo “sperone“.

La scienza non parla più di fascite plantare (infiammazione della fascia plantare), ma piuttosto dolore plantare al tallone.

Anche in questo caso si tratta di un problema di dolore complesso e non di un problema locale ed isolato dei tessuti, come abbiamo già detto nell’articolo sui “Miti dell’artrosi”.

Anche questi sono problemi di dolore e non semplici problemi articolari.

Gli studi dimostrano che il dolore al tallone può essere influenzato da molti fattori; da quelli mentali (come la sensazione di essere impotenti e senza speranza di fronte al dolore), dallo stress, da malattie concomitanti, da un aumento del carico troppo rapido, da una mobilità limitata dell’articolazione della caviglia, da una ridotta forza dei muscoli del polpaccio e del piede, da un aumento del grasso corporeo nella zona addominale (circonferenza vita), dalla sensibilizzazione del sistema nervoso.

Quando si parla di dolore prolungato al tallone, questi fattori sembrano essere più rilevanti di quelli locali, come la postura del piede (ad esempio il piede piatto).

Come vedete, il dolore al tallone plantare è davvero complesso. Possibili fattori che influenzano il dolore possono essere valutati da parte di uno specialista competente.

Una linea guida attuale raccomanda una combinazione di educazione (per sviluppare una corretta comprensione del dolore e dei fattori che lo influenzano, nonché una corretta gestione dello stress), un programma di stretching per la fascia plantare e un nastro adesivo per ridurre il dolore.

L’allenamento della forza ad alta intensità può anche favorire una più rapida riduzione del dolore e un miglioramento della funzionalità.

Se questi approcci non hanno successo, si può ricorrere a trattamenti aggiuntivi come la terapia con onde d’urto o gli inserti ortopedici nelle calzature.

Un fisioterapista potrà sicuramente aiutarvi a scegliere la procedura più adatta alle esigenze del caso.

Simone Schiessl – (fisioterapista – +39 350.091.2856 – schiessls83@gmail.com)

Redazione Informa

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