Legger…i – I libri da leggere in famiglia


leggeriDa oggi RicadInforma ha una nuova rubrica all’interno della sezione “Cultura”: Legger…i! Una rubrica che due volte al mese vi proporrà un libro… un libro da leggere con i vostri bambini, in famiglia, o da far leggere ai vostri bambini. Dal feto, ancora al sicuro della pancia, ai neonati, ai piccoli, ai bimbi più grandi! Una fascia che va da 0 a 6 anni, circa.

Perché leggere?

Ecco la risposta scientifica: le ricerche dimostrano che nei periodi più sensibili, ossia i primi mesi/anni di vita, la quantità di materia grigia, parliamo essenzialmente di neuroni e delle loro connessioni, può quasi raddoppiare nell’arco di un anno. Questo processo, sebbene la crescita del cervello continui durante tutta l’infanzia, è seguito da una drastica perdita di quella parte di tessuto e di cellule che non vengono utilizzati. Le abilità cognitive associate alla condivisione del libro, come la memoria, la creatività, la comprensione, la nomina e l’indicare le figure, assicurano che le connessioni cerebrali persistano.

Istintivamente siamo sempre portati a credere che i diritti dei bambini si fermino al dover essere protetti dalla malattia e dalla violenza. Ma i diritti dei bambini vanno oltre. Ogni bambino ha il diritto di essere protetto dalla mancanza di adeguate occasioni di sviluppo affettivo-relazionale e cognitivo. Ed è proprio leggere ad alta voce ai bambini in età prescolare che ha un’influenza positiva tanto dal punto di vista relazionale (rappresenta infatti un’opportunità di relazione tra bambino e genitori), quanto dal punto di vista cognitivo (va da sé che si sviluppano meglio e più precocemente la comprensione del linguaggio e la capacità di lettura).

Leggere ad alta voce, inoltre, è il modo più efficace per appassionare un bambino ai libri e alle storie, sviluppando in lui prima il piacere e il desiderio e poi la capacità autonoma di leggere. Per tale motivo è importante saper leggere non “al” bambino ma CON il bambino, in una comunicazione reciproca e ricca.

Ecco poi la risposta meno scientifica alla stessa domanda: perché leggere? Semplicemente perché è piacevole, sviluppa la fantasia di grandi e piccini, appassiona, aiuta a riconoscere le lettere, i suoni, la voce della mamma…ci sarebbero tanti, infiniti motivi.tabella 1

0 – 6 mesi: il neonato è sensibile al suono, al ritmo, alla famosa voce cadenzata dunque in questi primi mesi sono perfette le filastrocche, le canzoncine, le ninna-nanne;

6 – 12 mesi: ecco i primi libri piccoli ma robusti che favoriscano l’esplorazione tattile e orale, oltre che visiva; libri come giocattoli accompagnati sempre dalla voce per fare in modo che l’esperienza dell’oggetto-libro si associ alla memoria della voce e del racconto;

12 – 24 mesi: eccoli, sono i libri con grandi illustrazioni colorate, figure a contorni netti, libri animati che si muovono, suonano, si compongono, facili da sfogliare e con storie semplici da ascoltare e riascoltare, che ripropongano i momenti cruciali della giornata (risveglio, pappa, bagno, sonno, gioco), offrendo riferimenti temporali che lo rassicurano. Non bisogna dimenticare che la lettura non è un obbligo, per cui se il vostro bambino perde la concentrazione è bene non insistere. Qui entra in gioco tutta la bravura dei genitori-attori-lettori per accrescere l’interesse: spetterà a voi, infatti, cambiare il tono della voce e il ritmo della narrazione, dare voce e mimica ai diversi personaggi, permettere al bambino di guardare le figure e girare le pagine mentre si legge;

2 – 3 anni: il bambino comincerà ad associare le parole pronunciate ai segni della scrittura, è attratto dalle storie che hanno per protagonisti animali e bambini, con poche parole che gli permettano di completare la frase dopo aver sentito raccontare la storia più di una volta. Ritroverete il vostro bambino con il libro in mano a leggere la storia a modo suo, è la fascia d’età in cui si affezioneranno ad una storia e vorranno sentirla fino a stanchezza. La memorizzeranno e vi sorprenderete a sentirgli “leggere” ad alta voce l’inizio, penserete di avere in casa un piccolo genio. Tutto questo oltre ad offrirvi un momento magico con il vostro bambino rafforzerà la sua struttura mnemonica;

3 – 6 anni: è il periodo in cui i bambini amano le serie con gli stessi personaggi, le avventure. Personaggi che devono superare ostacoli e paure, la lettura aiuta ad entrare nel mondo delle emozioni, a volte anche a comunicare un problema che difficilmente il bambino svelerebbe proprio per paura e/o vergogna. Il ruolo del genitore anche in questo caso è centrale perché deve incoraggiare il bambino a fare domande sulla storia, a cambiare il finale, a creare una storia tutta sua con lo stesso personaggio, con un altro personaggio o con se stesso come protagonista;

6 anni in poi: da questa età in poi il vostro bambino sarà sempre più portato a leggere autonomamente, ma il momento della lettura condivisa costituirà sempre un contesto importante di comunicazione e di crescita reciproca. Alla fine sarete voi “grandi” a fare le domande al vostro “piccino”. I ruoli si invertiranno.

E allora perché leggere?

Questa volta lascio a voi la libertà di trovare la risposta, di cercarla nell’azione concreta: leggendo con i vostri bambini.

“ Il tempo per leggerecome il tempo per amaredilata il tempo per vivere. ” D. Pennac

[i]

[i] Riferimenti scientifici:

  • PONTECORVO (a cura di), Manuale di psicologia dell’educazione, Il Mulino, Bologna, 1999.
  • OLIVERIO FERRARIS, D. BELLACICCO, A. COSTABILE, S. SASSO, Introduzione alla psicologia dello sviluppo, Laterza, Bari-Roma, 1997.

 

I DIECI DIRITTI DEL LETTORE

  1. IL DIRITTO DI NON LEGGERE
    – […] la maggior parte dei lettori si concede quotidianamente il diritto di non leggere […] Tra un buon libro e un brutto telefilm, il secondo ha, più spesso di quanto vorremmo confessare, la meglio sul primo. Inoltre, non leggiamo sempre. I nostri periodi di lettura si alternano sovente ad alcuni digiuni durante i quali la sola vista di un libro risveglia in noi i miasmi dell’indigestione[…]
    Ma guardiamoci dall’associare […] il corollario secondo il quale ogni individuo che non legge dovrebbe essere considerato a priori come un potenziale bruto o un cretino assoluto. Poiché, così facendo, faremmo passare la letture per un obbligo morale e questo sarebbe solo l’inizio di una spirale che porterebbe poi a giudicare, per esempio, la “moralità” dei libri, in funzione di criteri che non avrebbero alcun rispetto per l’altra libertà inalienabile: la libertà di creare. A quel punto il “bruto” saremmo noi, per quanto “lettori”. E Dio sa se il mondo non è pieno di bruti di questa specie.[…] Se possiamo tranquillamente ammettere che un singolo individuo rifiuti la lettura, è intollerabile che egli sia – o si ritenga – rifiutato da essa. È una tristezza immensa, una solitudine nella solitudine essere escluso dai libri. Anche quelli di cui si può fare a meno.

2. IL DIRITTO DI SALTARE LE PAGINE
– Ho saltato delle pagine […]. E tutti i ragazzi dovrebbero fare altrettanto. In questo modo potrebbero buttarsi prestissimo su tutte le meraviglie ritenute inaccessibili per la loro età.[…] Un grave pericolo li minaccia se non decidono da soli quel che è alla loro portata saltando le pagine che vogliono: altri lo faranno al posto loro.

3. IL DIRITTO DI NON FINIRE IL LIBRO
– Ci sono mille ragioni per abbandonare un romanzo prima della fine: la sensazione del già letto, una storia che non ci prende, il nostro totale dissenso rispetto alle tesi dell’autore, uno stile che ci fa venire la pelle d’oca […] Inutile enumerare le 995 altre ragioni, fra le quali si debbono tuttavia annoverare la carie dentale, le angherie del capoufficio o un terremoto del cuore che ci paralizza la mente.
 
4. IL DIRITTO DI RILEGGERE
– Rileggere quel che una prima volta ci aveva respinti, rileggere senza saltare nessun passaggio, rileggere da un’altra angolazione, rileggere per verificare […]  Ma rileggiamo soprattutto in modo gratuito, per il piacere della ripetizione, la gioia di un nuovo incontro […] “Ancora, ancora”, diceva il bambino che eravamo un tempo. Le nostre riletture di adulti nascono dallo stesso desiderio: incantarci di una permanenza e trovarla ogni volta così ricca di nuovi incanti.
 
5. IL DIRITTO DI LEGGERE QUALSIASI COSA
– […] Ci sono “buoni” e “cattivi” romanzi, molto spesso sono i secondi che incontriamo per primi sulla nostra strada e, parola mia, quando toccò a me, ricordo di averli trovati “belli un casino”. Ma sono stato fortunato: nessuno mi ha preso in giro… qualcuno ha solo lascito sul mio passaggio qualche “buon” romanzo guardandosi bene dal proibirmi gli altri.

  • IL DIRITTO DEL BOVARISMO
    – E’ questo, a grandi linee, il “bovarismo”, la soddisfazione immediata ed esclusiva delle nostre sensazioni: l’immaginazione che si dilata, i nervi che vibrano, il cuore che si accende, l’adrenalina che sprizza, l’identificazione che diventa totale e il cervello che prende (momentaneamente) le lucciole del quotidiano per le lanterne dell’universo romanzesco…
    E’ il nostro primo stato di lettori.

 

7. IL DIRITTO DI LEGGERE OVUNQUE
– Qualunque luogo è buono per chi ami la lettura… 

8. IL DIRITTO DI SPIZZICARE
– E’ la libertà che ci concediamo di prendere un volume a caso della nostra biblioteca, di aprirlo, dove capita e di immergercisi un istante, proprio perché solo di quell’istante disponiamo.
[…] Quando non si ha né il tempo né i mezzi per concedersi una settimana a Venezia, perché negarsi il diritto di passarvi cinque minuti?

9. IL DIRITTO DI LEGGERE A VOCE ALTA

– “[…]tornata a casa rileggevo tutto ad alta voce. Perché?
Per la meraviglia. Le parole pronunciate si mettevano ad esistere al di fuori di me, vivevano veramente.[…]” L’uomo che legge a viva voce si espone completamente.
Se non sa che cosa legge, è ignorante nelle parole, è qualcosa di penoso, e lo si capisce. Se si rifiuta di abitare la sua lettura, le parole rimangono lettera morta, e si sente. Se riempie il testo della sua presenza, l’autore si ritrae, è un numero da circo e si vede. L’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.
Se legge veramente, se ci mette il suo sapere dominando il piacere, se la lettura è un atto di simpatia per l’uditorio come per il testo ed il suo autore, se egli riesce a far sentire la necessità di scrivere risvegliando i nostri più oscuri bisogni di capire, allora i libri si spalancano e in essi, dietro a lui, si riversa la folla di coloro che si credevano esclusi dalla lettura.

10. IL DIRITTO DI TACERE
– L’uomo costruisce case perché è vivo, ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. […] 
Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.

 

Tratto da “Come un romanzo”
di Daniel Pennac

Carmelina Pontoriero

Carmelina Pontoriero

Collaboratrice per il bimestrale "Informa". Laureata in Scienze dell'Educazione. Molto attiva nel campo dell'associazionismo. Fa parte dei Volontari della Croce Rossa, del gruppo "Pedagogia della R-Esistenza" attivo presso l'UniCal e degli Amici di Pino Masciari

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