L’altra faccia del Covid-19: «Ma ai lavoratori stagionali della Calabria chi ci pensa?»

L’altra faccia del Covid-19: «Ma ai lavoratori stagionali della Calabria chi ci pensa?»

Le conseguenze della psicosi causata dalla paura dell’infezione sono sotto gli occhi di tutti e si stanno facendo sentire in tutta la propria preoccupante pervasività. Peggio del virus, che le autorità italiane stanno tentando di tenere quanto più possibile a bada, sono le conseguenze  di una stagione turistica che non parte. In poco meno di un mese l’Italia è diventata un posto poco sicuro dove soggiornare, secondo l’opinione pubblica mondiale. In questi giorni si lotta, oltre che con il rischio dell’infezione da coronavirus, anche con una pessima reputazione venutasi a costruire.  Il Coronavirus in pochi giorni ha corroso certezze granitiche. Ma naturalmente nulla è perduto, anzi. Fondamentale ora è ricordare che la Calabria è un luogo votato all’ospitalità, che fa dell’accoglienza il proprio pane quotidiano

Capo Vaticano

E sono i lavoratori del settore alberghiero che adesso tremano. C’è un mondo pieno di receptionist, cuochi, camerieri, manutentori, bagnini, che non sa davvero quale sarà il proprio destino. Tremano quelli che hanno solitamente un contratto sicuro per la bella stagione. Tremano anche e soprattutto coloro che sono in cerca di lavoro e che si trovano in un limbo di completa incertezza. Schiacciati dagli aggiornamenti repentini che giungono da tutta Italia gli imprenditori turistici sono costretti a fermarsi, ad aspettare e capire come e quando i flussi turistici torneranno alla normalità. Aprile, Maggio e quasi certamente Giugno sono andati in fumo. E nonostante le lancette camminino – denunciano con preoccupazione i tanti lavoratori stagionali preoccupati per il proprio futuro – siamo in una situazione davvero preoccupante. Tempi duri per il turismo in Calabria. Tempi duri anche per chi vedrà tra poco tempo svanire il lavoro estivo. E allora, se il turismo non ricomincerà a muoversi saremo di fronte a una crisi ben peggiore di quella sanitaria.

«A proposito del coronavirus e dei problemi economici che sta creando adesso, ma ai lavoratori stagionali – si chiede uno dei tanti preoccupati lavoratori – che già oggi sono disoccupati al 100% avendo usufruito della disoccupazione fino a poco tempo fa, da oggi in poi chi li tutela se ad esempio molte di queste strutture turistiche non chiamano il personale? Come faremo noi tutti dateci una risposta! Questo sarà un problema serio cerchiamo di affrontarlo e risolverlo», perchè ora a fare davvero paura è la prospettiva del post-epidemia. Più che il virus fa paura la fame.

Quella sì davvero una catastrofe per centinaia di famiglie che si troverebbero a non sapere come gestire un avvenimento così apocalittico. L’ultima tegola in ordine di tempo riguarda la domanda di accredito del bonus da 600 euro relativo al mese di marzo che rischia di escluderli anche per i mesi successivi per situazioni legate alla posizione INPS nonostante prestino attività stagionale nel comparto turistico. La politica batta un colpo!

Redazione Informa

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