Intervista all’artista Michela Ferrara: quando l’amore per l’arte abbraccia la Fede

Intervista all’artista Michela Ferrara: quando l’amore per l’arte abbraccia la Fede

Specializzata da diversi anni anche nell’arte sacra dell’iconografia e fortemente ispirata a Gesù

Coltivare la bellezza per dargli un senso divino che ci avvicini a Dio; è questo il meraviglioso messaggio che Michela Ferrara intende condividere e diffondere il più possibile.

Residente a Santa Domenica di Ricadi, Michela Ferrara è un’artista che, attraverso un naturale e autentico talento, realizza varie creazioni artistiche, ma anche icone sacre bizantine e sempre seguendo fedelmente i canoni antichi di questa specifica arte come la tecnica della tempera all’uovo, l’uso di pigmenti in polvere e la doratura con l’oro zecchino.

Animata dalla costante esigenza di esprimere la propria fede tramite l’arte sacra e l’iconografia, questa giovane artista inizia la sua esperienza formativa, in tale campo, nel 2017 presso l’antica Abbazia di Santa Maria di Pulsano, in provincia di Foggia.

Al contempo, comincia a partecipare a diverse mostre e concorsi artistici, ottenendo alcuni importanti premi e riconoscimenti.

Tra questi vanno menzionati quelli del Concorso Nazionale di Iconografia “Premio Arte Bizantina negli Eremi di Gravina” (Bari).

Un concorso a cui Michela partecipa nel 2018 vincendo il terzo premio e nel 2019 dove conquista con successo il primo premio.

Inoltre, le icone realizzate da Michela sono rimaste nella comunità di Gravina come patrimonio della città.

Come se non bastasse, in diversi Comuni della provincia di Vibo Valentia, ha preso parte a numerose mostre personali e collettive, in qualità di artista, di critica d’arte e di presidente di giuria.

Nel dettaglio, oltre alla creazione delle icone sacre bizantine e dei ceri pasquali dipinti a mano, con tutta la sua passione e tutta la sua sensibilità, Michela si dedica anche alla produzione di quadri dipinti a mano, di pergamene scritte e dipinte a mano, di presepi artistici e di quadri e di oggetti in resina epossidica.

In tal senso, predilige il sacro, ma anche tutto ciò che esprime armonia e bellezza nella creatività.

L’intervista

L’abbiamo incontrata per raccontare insieme a lei, la sua storia e la sua arte:

La tua arte è stata da sempre uno strumento per veicolare e trasmettere molteplici messaggi di fede. Come è maturato questo bisogno nel tuo cuore e che significato assume per te?

Una volta laureata in Economia, mi resi conto di avere un sentire interno, come una spinta a dover fare altro, a dover cambiare direzione.

Fu proprio la voce del mio cuore a darmi il coraggio, a prendermi per mano per poi spingermi a dedicare il mio tempo solo all’arte.

Volevo imparare a dipingere, non avevo uno scopo o un fine preciso, ma solo il desiderio di  fare ciò che a me piaceva e che mi donava gusto nel farlo.

Colpita dalla tanta bellezza che mi circondava, iniziai a dipingere i fiori, i tramonti, il mare, facendo attenzione ai colori, alle linee, all’armonia, insomma tutto ciò che per me già parlava della bellezza del creato e mi resi conto di riuscire a comunicarlo così.

Adesso, semplicemente, attraverso il lavoro delle mie mani, comunico ciò che ho dentro ed il mio pensiero profondo in modo del tutto naturale.

A partire dal 2017 ti sei avvicinata allo studio artistico dell’iconografia. Quale tecnica usi e che valore spirituale assume questa meravigliosa forma d’arte?

L’iconografia, dal greco eikon “immagine” e graphia “scrittura”, è la Parola di Dio trasformata in “teologia visiva” sotto forma di icona; è un’arte davvero meravigliosa, ricchissima di significati e di messaggi spirituali.

Nulla è lasciato al caso, ma ben stabilito da canoni iconografici che ogni icona deve rispettare per dirsi tale.

La tecnica è molto antica ed è quella della tempera all’uovo, ottenuta mescolando il tuorlo dell’uovo con l’aceto.

Come colori si usano pigmenti in polvere, terre, ossidi, minerali.

Si dipinge su un supporto ligneo idoneo e preparato appositamente per la lavorazione dell’icona: una tela viene incollata sulla tavola e successivamente coperta da diversi strati di colla di coniglio e gesso di Bologna.

I colori non sono casuali, hanno una simbologia ben precisa, ma ancora più della tecnica c’è la preghiera.

Le icone si scrivono in preghiera!

Bisogna avere la mente sgombra dai mille pensieri per lasciarsi usare dallo Spirito Santo, perché un’icona non dev’essere solo bella, ma deve far pregare. Essa è il ponte di unione tra l’invisibile e noi.

È un mondo misterioso nel quale possiamo immergerci e mi auguro di condurre molti in questo viaggio d’amore.

L’arte sacra in che modo può favorire una maggiore consapevolezza della presenza di Dio in ogni elemento di bellezza artistica e in ogni dono del creato?

La bellezza, non è facile da definire ed è strettamente legata a colui che è il “Kadosh”, il tre volte Santo, ed il suo amore si rivela attraverso il bello,  attraverso tutto ciò che fa vibrare il nostro essere nel profondo.

La bellezza non ha bisogno di essere spiegata e non è strettamente legata all’estetica; è un’intuizione interna che di colpo ci fa percepire qualcosa di bello e di buono.

Chi ha tale dimensione interna, sicuramente avrà la stessa sensibilità per tutto ciò che lo circonda e riceverà messaggi di amore, di pace e di armonia.

Penso che l’evoluzione massima dell’uomo sia strettamente legata alla percezione del bello e, se ci si allena a vedere il bello, allora saremo anche abilitati a crearlo.

Attualmente stai seguendo i corsi digitali dall’associazione “Byzarticon”, tramite le lezioni della maestra e iconografa Maria Galie. Quali competenze ti sta offrendo questa esperienza?

Con l’inizio della pandemia era diventato impossibile per me recarmi nell’Abbazia presso la quale studiavo, ma non volevo smettere di imparare, così ho cercato on line qualcosa che mi permettesse di continuare gli studi.

Conoscevo la bravissima Maestra Maria Galie per i suoi lavori e per la sua sensibilità artistica e, attraverso l’Associazione Byzarticon, mi è stato possibile aprire nuovi orizzonti, seguendo corsi specifici e confrontandomi con altri amanti dell’iconografia.

Questa esperienza mi è stata e mi è di grande aiuto, sia a livello umano che artistico.

Attraverso uno dei suoi corsi ho appreso, ad esempio, l’arte della lavorazione del cero pasquale.  

Il 28 aprile è stata riaperta al culto la Chiesa di San Carlo Borromeo di Zambrone. In questa occasione è stato esposto un particolare e raffinato cero pasquale che hai realizzato tu. Come hai vissuto questo momento e quali elementi religiosi sono raffigurati nel cero?

Il Cero di 120 cm è stato interamente dipinto a mano con la tempera all’uovo e pigmenti in polvere e decorato con foglia oro.

Oltre ad avere gli elementi religiosi classici di un cero pasquale come la Croce, l’Alfa e l’Omega per indicare che Gesù è principio e fine di ogni cosa e l’anno corrente per indicare che Cristo vive in mezzo a noi, vi era anche rappresentato il pavone e la vite simbolo di rinascita.

Quando i ministri hanno acceso le prime candele del cero, simbolo della luce di Cristo, la chiesa si è totalmente illuminata.

Tutto ciò ha rappresentato il momento della fine del buio ed è iniziato un canto di lode.

Per me è stato uno dei momenti più belli e gratificanti, dove vieni ripagato di tutto il lavoro svolto con amore.

Che messaggio ti senti lanciare a chi vuole avvicinarsi al mondo dell’iconografia e dell’arte sacra?

Le icone sono dei sacramentali, ossia mezzi attraverso i quali si possono ottenere delle grazie, esse sono “una presenza”.

Essere artisti o saper dipingere non ti rende un “iconografo”, bisogna sentire come una vocazione ad essere questo.

È qualcosa che va molto più al di là della tecnica.

“Sognate cose grandi, viaggiate e fermatevi a contemplare la bellezza che vedrete, chiedetevi cosa essa vi sta comunicando.

In questo modo, il vostro cuore capirà che c’è un oltre dietro il lavoro dell’uomo, che si può andare più in là.

Siate coraggiosi delle vostre scelte, credete in voi stessi e studiate.

Con costanza, fede, umiltà ed impegno allora sarete voi i pennelli e Dio la mano! Coltivate il vostro sentire! Buon viaggio a tutti!”.

Pasquale Scordamaglia

Pasquale Scordamaglia

Giovane diplomato "Tecnico della gestione aziendale". Attivo nel campo dell'associazionismo e del volontariato. Socio fondatore dell'Associazione "Generazione Speranza".

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