Intervista a Francesco Repice, cronista sportivo di Radio Rai 1

Intervista a Francesco Repice, cronista sportivo di Radio Rai 1

Romano di adozione ma tropeano nel cuore

Continuano su Informa gli incontri con i personaggi che, a vario titolo, lavorano sul territorio o per il nostro territorio anche da lontano.

Questa volta abbiamo deciso di incontrare il giornalista di Radio Uno Francesco Repice che, pur essendo nato a Cosenza, dice (da sempre) di sentirsi tropeano a tutti gli effetti, essendo membro di una storica famiglia della cittadina calabrese. Scopriamo così il suo amore sviscerato per la nostra città e per il suo mare, dove lui vorrà ritornare al termine della carriera. Sentimento che lui definisce come una vera e propria dipendenza che lo porta a cercare Tropea ed i volti dei suoi cittadini in ogni parte del mondo dove si trova.

Francesco ci racconta i suoi inizi, le sue emozioni e la sensazione unica ed irripetibile che ha provato nel ricordare a fine telecronaca Italia-Inghilterra la nostra città e il Santuario di Santa Maria dell’Isola illuminata con i colori del tricolore che hanno accompagnato l’Italia alla vittoria finale degli ultimi Europei di calcio.

Il suo amore lo porta anche a fare delle riflessioni sui malesseri e le problematiche cha caratterizzano la nostra realtà, con l’invito rivolto a tutti i calabresi di mettersi in gioco e cercare di migliorare quanto si può, ciascuno mettendo impegno e dando, per quanto è possibile, il proprio piccolo contributo.

Dott. Repice, lei oggi è uno dei giornalisti sportivi più noti e seguiti d’Italia, la voce di punta di Radio Rai 1 Sport, tanto che è stato il commentatore della storica finale degli Europei 2020 Italia-Inghilterra. Un traguardo importante per la sua carriera giornalistica. Ci può parlare dei suoi inizi e di come si è sviluppata la sua carriera?

Gli inizi risalgono a molto tempo fa: radiocronache fatte dai balconi delle famiglie che avevano gli appartamenti a spiovere sullo stadio “Marco Lorenzon” di Rende. Prima radiocronaca Rende-Paganese, campionato di C1, bisognava convincere la signora a farti salire e a mettere la presa del tuo telefono che ti portavi dietro nella sua presa telefonica e cominciare a fare la radiocronaca da lì. Ho iniziato così, portando il caffè nelle redazioni, correggendo qualche titolo, proponendo qualcosa, facendo didascalie. Gli inizi che, in pratica, hanno avuto tutti i radiocronisti.

Lei è nato a Cosenza ma, come credo proclami pubblicamente, si sente tropeano a tutti gli effetti, essendo parte tra l’altro di una famiglia che ha le proprie radici nella cittadina calabrese. Ci vuole confermare questo senso di appartenenza? E qual è il sentimento che prova ogni volta che ritorna nella nostra città?

Sia Cosenza che Tropea si dividono un po’ la responsabilità di avermi dato i natali, Cosenza sicuramente, Tropea per l’appartenenza della mia famiglia paterna. Ogni volta che torno in Calabria mi sento a casa. Mio padre mi diceva sempre che bisogna finire dove si è iniziato. Infatti non vedo l’ora di tornare a casa per passare quel tempo che Dio vorrà concedermi, nella mia terra. Non è una appartenenza, ma una dipendenza totale che ho dalla Calabria. La mia è una necessità di stare e vivere in Calabria. Non posso starci lontano per troppo tempo e non vedo l’ora di starci per molto tempo continuativamente.

“La verità è che cerco Tropea ovunque. Ogni scorcio di mare che intravedo dagli oblò di un aereo in decollo; ogni paesaggio che mi fugge veloce da un finestrino di un treno in corsa. Da un paio di anni a questa parte cerco Tropea persino nei volti delle persone che incrocio, a migliaia, nella frenetica vita che ho scelto di vivere. Mi illudo di trovare somiglianze con i personaggi che affollano la memoria e finisco per sconfinare sempre nella nostalgia. Tropea è il mio luogo dell’anima. Non c’è angolo , pietra, strada che non ki parlino di qualcuno o qualcosa, che non mi raccontino una Storia…”. Ha scritto qualche anno fa questo pezzo per il libro “Racconti tropeani”. Ha mai pensato, una volta terminata la sua carriera, di abitarci stabilmente in modo da non doverla più ricercare altrove?

Ci penso continuamente e so che questo succederà quando finirò questa mia attività, quando finirò di lavorare, e potrò dedicarmi alla mia cittadina: Tropea, che è la cosa che amo di più, dopo la mia famiglia. Mi dedicherò al mare. Questo è ciò ch mi interessa e che presto succederà.

Al termine della sua radiocronaca della finale europea ha ripercorso idealmente, con delle bellissime parole, l’Italia da Nord a Sud, indicando le più importanti città d’arte e le due maggiori isole, poi si è soffermato sull’Isola di Tropea vestita in questi giorni del tricolore. L’ha ricordata come “il Borgo dei borghi”. Ha avuto un significato particolare per lei ricordarla in quel momento unico ed irripetibile per tutti noi?

Sì, certamente, ha avuto un grande significato. Non potevo esimermi dal farlo. Io associo ogni cosa della mia vita a Tropea, a ciò che avviene in quel posto, nel “Borgo dei borghi”. Cerco di trovare sempre delle similitudini, delle somiglianze, e di capire sempre come posso interpretare ciò che accade associandolo a ciò che può essere accaduto ad altre persone a me vicine o lontane. Fatti che sono avvenuti in quel borgo nel corso degli anni. È ovvio, ho dovuto ricordarla ed anche quel momento di grande felicità l’ho associato ad una immagine meravigliosa che credo disegni benissimo e fotografi quello che significa per tutti il Borgo dei Borghi di Tropea.

Il suo nome era stato indicato da molti per la telecronaca della finale, per sostituire i colleghi risultati positivi al Covid. Pensa in futuro di diventare telecronista? O la radio per lei rappresenta qualcosa di speciale?

Non ho mai pensato di andare in televisione a meno di grandissime opportunità. Non credo di dover cambiare, di dover abbandonare il mio timbro radiofonico. Credo che la radio sia per me il mezzo ideale, quello che mi consente di sottolineare al meglio le mie caratteristiche. Poi nella vita tutto può accadere. Ma, se mai dovesse succedere, non sarò io a muovere il primo passo.

Vive da molti anni a Roma, ed è anche un tifoso romanista, che legame ha invece con la capitale?

È un grande legame, è la città che mi ha accolto. C’è una canzone di Antonello Venditti che, in un passaggio, riporta: “È calda la mano di Roma che, quando ti accarezza, ti fa sua e ti fa romano”. Roma accoglie tutti, ha accolto anche me, è la mia città, il posto dove ho scelto di vivere, di realizzare i miei sogni. So benissimo cos’è Roma e che nulla può essere equiparato ad essa; ma so altrettanto bene che la mia destinazione finale è un’altra. Poi è ovvio, se vivi a Roma, essere tifoso della Roma!

Nell’anno 2015 una associazione cittadina le ha conferito il Premio l’Isola, riservato ai tropeani che si sono distinti in una arte o professione. Ritiene che i calabresi che hanno fatto la loro fortuna fuori dalla nostra regione abbiano un debito nei confronti di questa terra? E se sì, in che termini?

Purtroppo le opportunità per tantissimi calabresi, almeno fino a questo momento, si sono sempre materializzate fuori dal nostro paese, dalla nostra terra natia. Spero che questo possa cambiare. Le realtà sono complicate, complesse, le conosciamo tutti. C’è chi si sta facendo onore nonostante tutto; è rimasto profeta in patria e sta facendo grandissime cose. Io ho molta ammirazione per questa gente. Probabilmente è onesto sottolineare che bisogna avere molto coraggio per rimanere lì, in Calabria, per continuare a svolgere la propria attività, cercando di aver successo. Chi ci riesce merita tutta la stima e l’ammirazione possibile e con altrettanta sincerità bisogna dire che, probabilmente, chi è andato via non ha avuto né la forza, né il coraggio di proseguire in quella attività nella sua terra.

Come o in che modo, secondo lei gli amministratori e le istituzioni calabresi dovrebbero investire affinchè nei vari ambiti professionali ed artistici la Calabria sia terra natia di professionisti che possano distinguersi in Italia e nel mondo?

Seguo molto ciò che diceva Kennedy su questo argomento: “Non pensare a cosa l’America può fare per te, ma pensa a cosa tu puoi fare per l’America, per il tuo paese”. Da calabrese è giusto dire : “Non pensare come ti possano aiutare gli altri, ma pensa come tu possa aiutare la tua terra, a migliorarla”. Le istituzioni, nel corso di moltissimi anni, decenni, in qualche modo, hanno dimostrato ciò che possono ma, soprattutto, ciò che non possono fare. Per cui affido alla responsabilità di ognuno, compresa la nostra, la mia, il cercare di cambiare le cose che non vanno bene, che non sono poche. Ma, essendo molto “kennedyano”, penso a quello che io potrò fare per il mio paese, non tanto a quello che il mio paese potrà fare per me.

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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