Intervista a Domenico Aiello, al servizio dell’ambiente e dei diritti degli animali

Intervista a Domenico Aiello, al servizio dell’ambiente e dei diritti degli animali

Da diversi anni fa parte dell’ufficio legale del WWF Italia

Avvocato, laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, Corso di Master Universitario di 2° livello in Diritto dell’Ambiente presso l’Università “La Sapienza” di Roma, dal 2018 Legal Officer WWF Italia, responsabile del progetto europeo Life SWiPE, Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione di “ABC Acqua Bene Comune di Napoli – azienda speciale”, giovane e anche per questo molto motivato e determinato nella lotta contro i crimini ambientali.

Dal suo curriculum emerge una completa dedizione alla salvaguardia della natura ed è una delle eccellenze calabresi.

Nato a Tropea e cresciuto a Caria, un ameno paesino della provincia di Vibo Valentia, dispone di una preparazione straordinaria ed è oggi un punto di riferimento a livello nazionale nella lotta al bracconaggio per la tutela della biodiversità.

All’avvocato Domenico Aiello abbiamo posto alcune domande sul peso del suo lavoro e su altre principali questioni che interessano sempre di più il destino del genere umano.

Avvocato Aiello, prima di entrare nel vivo delle domande che vorremmo porle, ci dice, in sintesi, quando ha sentito la vocazione di dedicarsi alla difesa dell’ambiente e quindi di perseguire legalmente chi lo devasta?

Si è trattato di un percorso che ha accompagnato la mia crescita umana e professionale e mi ha portato innanzitutto ad aprire gli occhi e accorgermi di quanto la natura sia meravigliosa e poi a maturare progressivamente una consapevolezza del ruolo e della responsabilità che ognuno di noi, me per primo, ha nel preservarne l’integrità, per noi stessi e per le generazioni future. In questo percorso di crescita ho quindi avuto modo, da una parte, di innamorarmi di un territorio unico, come l’area del Poro e la Costa di Tropea e Capo Vaticano, ma anche di constatare, con i miei occhi, quanto male l’uomo possa arrecare alla natura. C’è stata, in particolare, una esperienza che ha fatto nascere in me una profonda indignazione, trasformatasi poi in voglia di studiare per potere acquisire quegli strumenti intellettuali necessari a combattere contro chi devasta la nostra natura. Si tratta della realizzazione della cd “Variante di Caria”: una infrastruttura inutile, costosa e dagli impatti devastanti, sull’ambiente, sul paesaggio, sulla storia e sulla cultura rurale del territorio da cui provengo che oggi, ad oltre 10 anni dall’avvio dei lavori, appare come una profonda e insanabile ferita in un’area prima incontaminata e oggi ridotta a discarica abusiva e simbolo della nostra ingratitudine nei confronti di una terra che per secoli ci ha regalato i suoi frutti e garantito prosperità.

Nonostante le tante associazioni ambientaliste, in Italia e nel mondo, che con abnegazione si dedicano a difendere la natura, i problemi non sembrano diminuire. Da cosa dipende?

Dipende da ognuno di noi. Viviamo in una società schiava dell’egoismo. Siamo abituati a pensare solo a noi stessi e delegare sempre ad altri l’impegno per la tutela dei beni comuni: l’acqua, l’aria, il mare, il territorio, la biodiversità e l’ambiente nel suo complesso. Questo atteggiamento però è autodistruttivo perché non tiene conto del fatto che proprio dai beni comuni dipende l’esistenza di ognuno di noi. È sbagliato pensare che la natura sia altro da noi e quindi vedere nell’ambiente una sorta di supermercato da svaligiare senza pensare alle conseguenze, perché anche noi siamo natura, ne siamo parte integrante. Ogni violenza nei confronti della natura e degli animali è destinata a ripercuotersi su noi stessi. Dobbiamo cambiare atteggiamento, pensare che la tutela dell’ambiente non è un ostacolo allo sviluppo e al progresso ma ne rappresenta un essenziale presupposto. Ognuno di noi può essere responsabile della nostra distruzione o artefice della nostra salvezza. Sembrano parole vuote ma proprio il mio lavoro mi porta a conoscere numerosissimi esempi, positivi e negativi che testimoniano quanto l’atteggiamento dei singoli sia determinante nel bene o nel male, dal piccolo rifiuto abbandonato nell’ambiente, al peggior disastro ambientale.

Il WWF Italia partecipa insieme ad altri 11 Paesi dell’Unione Europea al progetto “SWiPE-Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”, finanziato dal programma europeo LIFE, e lei è il responsabile per l’Italia. Ci spiega quali sono gli obiettivi principali che si vogliono raggiungere?

L’obiettivo principale del progetto è coinvolgere le Istituzioni pubbliche in un processo che porti a prendere consapevolezza della diffusione, della gravità e delle conseguenze degli illeciti perpetrati contro la fauna e la flora selvatiche. I crimini contro la natura, pur essendo al quarto posto per gravità e diffusione dopo quelli legati alle armi, alla droga e alla contraffazione, sono inspiegabilmente sottovalutati, tanto dalle Istituzioni, quanto dalla opinione pubblica. Il cuore di questo progetto, di durata triennale, consiste quindi nella organizzazione di un percorso formativo rivolto ai magistrati e alle forze di polizia, preceduto dalla pubblicazione di un report nazionale da cui emergeranno non solo le caratteristiche dei reati commessi in Italia ma anche le modalità della loro persecuzione e gli ostacoli che impediscono di rendere efficaci le attività di contrasto. L’obiettivo finale è aumentare il numero di condotte criminali effettivamente punite con sentenza di condanna.

Da qualche tempo si sta dedicando con maggiore dedizione alla lotta contro il bracconaggio. Esiste una proposta di legge in Parlamento che punta a fornire strumenti più efficaci di contrasto ma sta trovando, ci sembra, un ostruzionismo non indifferente. È un problema di interessi economici, di voti elettorali, di lobby o di cosa?

Esiste una ottima proposta di legge che prevede una serie di misure di civiltà sia per la lotta al bracconaggio, sia per la tutela degli animali che ancora oggi sono vittime di maltrattamenti, abbandoni e ogni altro genere di sofferenze. Il testo però è fermo in Commissione Giustizia del Senato, bloccato dalla Lega che ha presentato cinquemila emendamenti a scopo ostruzionistico. Questa vicenda è simbolica rispetto a quello che quotidianamente accade in Parlamento, ma anche nella maggior parte delle Regioni: le misure di tutela ambientale spesso toccano interessi di chi si arricchisce a danno dell’ambiente. Questi soggetti e queste categorie sono molto influenti e riescono a dettare le scelte della politica che fatica tantissimo quando si trova ad adottare norme che aumentano la tutela ambientale mentre riesce con estrema facilità e in tempi rapidi a convergere quando si tratta di favorire le varie lobby. Un esempio recente è l’iter di conversione in legge del DL “incendi” che ho seguito da vicino anche in rappresentanza delle altre principali associazioni ambientaliste. Nonostante il disastro a cui assistiamo ogni estate, il dibattito parlamentare sul provvedimento straordinario che il Governo ha deciso di adottare per contrastare questa enorme emergenza ha visto in molti casi prevalere le ragioni di chi antepone gli interessi di pochi alla necessità di tutelare un patrimonio comune. Potrei fare molti altri esempi, anche riferiti alla Regione Calabria. Anche in questo caso la soluzione è una: i cittadini devono informarsi e scegliere bene i propri rappresentanti istituzionali.

Ci illustra la situazione italiana sui ritardi relativi alla salvaguardia dell’ambiente e sui diritti degli animali?

Nel corso degli ultimi anni in Italia abbiamo registrato certamente degli importanti successi in tema di tutela dell’ambiente e degli animali. Uno tra tutti è l’introduzione dei cosiddetti “ecodelitti” nel Codice Penale. Bisogna però precisare che le principali misure normative che hanno aumentato le tutele ambientali in Italia, sono quasi sempre il frutto del recepimento di stimoli europei. L’Unione Europea in questo ricopre un ruolo fondamentale. Un esempio è dato dalle procedure di infrazione ancora aperte a carico del nostro Paese e molto spesso attinenti proprio alla materia ambientale. Accade di frequente, infatti, che tutti i cittadini siano costretti a pagare pesanti sanzioni solo perché la politica e le istituzioni per le ragioni che abbiamo detto, rinunciano tutelare i beni comuni per favorire gli interessi di pochi. In questo quadro certamente non esaltante, si sta profilando però un importante successo che consiste nella introduzione della tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della nostra Costituzione, attraverso la modifica dell’art. 9. Manca solo l’ultimo voto della Camera. Si tratta di un traguardo storico e di una battaglia identitaria anche del WWF e sono orgoglioso di avere partecipato all’avvio dell’iter parlamentare che sta per concludersi, essendo stato audito, insieme ad una serie di importanti costituzionalisti, dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato.

Dovendo rivolgere un appello all’attuale Presidente della Regione Calabria in merito alla salvaguardia della flora e della fauna regionale, cosa chiederebbe come priorità?

La Calabria è una terra unica da un punto di vista ambientale e paesaggistico, essendo ricca di biodiversità e di ambienti ancora incontaminati. Spesso però noi calabresi, pur vivendo di turismo, agricoltura, pesca, piuttosto che tutelare la nostra fonte primaria di ricchezza, la natura, la violentiamo con la cementificazione selvaggia, l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche, l’abuso di pesticidi, l’abbandono di rifiuti, lo sversamento di inquinanti nei terreni, nelle falde acquifere e in mare, gli incendi, la caccia senza regole. Ciò che chiedo al nuovo Presidente è orientare la propria azione, sin dall’inizio, sulla tutela del nostro patrimonio più importante, anche avvalendosi del supporto e della collaborazione delle associazioni di protezione ambientale. La precedente esperienza amministrativa della Giunta Spirlì non è stata in questo senso affatto positiva e ci aspettiamo una netta discontinuità, per il bene e il futuro della Calabria. 

E al Ministro della Transizione Ecologica?

Anche al Ministro Cingolani chiedo maggiore apertura al dialogo. Il suo ruolo è determinante e molto complesso. Le Associazioni sono pronte a fornire supporto e collaborazione. Lo facciamo già ma ci aspettiamo un coinvolgimento più forte perché solo unendo le forze, nel rispetto dei reciproci ruoli, si possono assumere scelte utili, concrete e coraggiose.

Per concludere, cosa ne pensa dei risultati ottenuti dalla COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi a Glasgow?

Qualche passo in avanti è stato fatto ma, come si temeva, è mancato il coraggio di assumere scelte nette oltre che l’unità tra i vari leader. È assurdo come non si riesca a comprendere che gli effetti dei cambiamenti climatici comportino enormi perdite economiche e come non si possa pensare di non adottare misure realmente idonee a contrastare l’aumento della temperatura globale proprio adducendo motivi economici. È inammissibile, ad esempio, che Paesi come l’Australia non solo non aderiscano alle misure, peraltro insufficienti, adottate dalle grandi economie mondiali ma dichiarino la loro intenzione di utilizzare ed esportare il carbone ancora per decenni. Ritengo che in questo periodo storico manchi una vera leadership mondiale illuminata, autorevole e responsabile e che il ruolo di autorità come l’ONU sia oramai fortemente ridimensionato, per non dire nullo e questo è un problema per tutti noi.

In linea con le direttive della sua organizzazione, il WWF, Domenico Aiello opera con metodi che rispondono alle migliori aspettative sociali per dare una svolta alle insistenti preoccupazioni ambientali e per ridare respiro alla natura dell’unico pianeta che abbiamo per vivere. Ed essere giovani in questo genere di lavoro è un valore aggiunto.

di BRUNO CIMINO

Redazione Informa

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