Sull’importanza della diagnosi precoce: Un nemico silenzioso, ma un male curabile

Sull’importanza della diagnosi precoce: Un nemico silenzioso, ma un male curabile

Le moderne strategie per prevenire la perdita dei denti   dovuta alle malattie parodontali

La malattia più diffusa al mondo è anche quella meno diagnosticata e meno curata, oltre a essere una delle malattie che incide maggiormente sul benessere psicofisico dei pazienti. Sto parlando della parodontite, cioè di quella malattia comunemente conosciuta con il nome antico di “piorrea”.

Una malattia che spaventa quando diagnosticata, perché prelude alla perdita della dentatura e quindi a una menomazione funzionale e fisica, oltre che a danni psicologici ed economici importanti.

La parodontite riconosce cause precise, che sono identificate in tre grandi gruppi. La causa più importante è rappresentata dai batteri presenti in bocca: senza batteri non ci sarebbe malattia.

È importante quindi attenersi a un’igiene personale e professionale scrupolosa e attenta, con visite periodiche e screening parodontale.

Lo screening parodontale si è dimostrato efficace nel prevenire la malattia e i suoi aggravamenti, e consiste in una procedura detta “sondaggio parodontale” che evidenzia la malattia nei suoi primissimi esordi e ne permette quindi la cura e la prevenzione.

Il secondo fattore è la predisposizione genetica: la qualità delle gengive ereditata dai genitori ha un enorme impatto sull’evoluzione della malattia. Se comprendiamo di appartenere a una famiglia predisposta alla malattia, dobbiamo attuare forme di prevenzione attenta per evitare che la malattia parodontale inizi a fare i suoi danni, educando i nostri bambini in maniera ferma e convinta a un’igiene orale efficace e quotidiana.

Il terzo fattore causa di malattia è la qualità dell’igiene orale personale e professionale: dato che i batteri sono la principale causa di malattia, è evidente che meno batteri abbiamo in bocca e meno rischio ci sarà di sviluppare la malattia.

Quindi quando andiamo dal dentista in realtà non dovremmo fare la “pulizia dei denti”, ma il dentista farà uno screening parodontale e effettuerà lui personalmente o tramite un’igienista, una “terapia parodontale non chirurgica”.

La terapia parodontale non chirurgica è una cosa apparentemente sovrapponibile alla pulizia dei denti, ma che in realtà presuppone una visione di lunghissimo periodo, che riesce a guardare alla storia del paziente, ma anche a prefigurare gli sviluppi futuri della malattia.

Nelle immagini: guarigione di una recessione ossea e gengivale dopo la terapia parodontale non chirurgica.

Quindi la differenza sostanziale è nella capacità dell’operatore di cogliere i segnali di pericolo ancora sfumati, che fanno di quella persona un paziente a rischio non subito, bensì tra 10, 20 o 30 anni.

Solamente guardando alla storia e al futuro di quella singola persona, riusciremo a evitare di condannarla alla dentiera o agli impianti dentali.  Dobbiamo avere il coraggio di rimettere la persona al centro dell’interesse del medico, denunciando con forza che l’eccesso di burocratizzazione o il prevalere degli interessi economici sull’interesse preminente della salute, stanno minando alle fondamenta la pratica della buona medicina.

Non ha alcun senso abbandonare al proprio destino denti curabili o rinunciare a curare e prevenire la malattia parodontale perché “tanto ci sono gli impianti”.

Pensate veramente che il migliore impianto dentale sia paragonabile a un vostro dente curato?

Se lo pensate mi dispiace dirvi che tutta la moderna odontoiatria è di parere contrario, e che oggi il medico più bravo è quello che mette pochi impianti dentali, perché vuol dire che sa curare bene i denti dei propri pazienti.

di PASQUALE LOIACONO (dottore odontoiatria) Sorridenti.tropea@gmail.com

Redazione Informa

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