Immunonutrizione: l’alimentazione che difende dall’autoimmunità

Immunonutrizione: l’alimentazione che difende dall’autoimmunità

di Francesco Garritano 

 

 Nutrizione e sistema immunitario possono essere collegati tra di loro: se nutriamo bene il nostro organismo anche le nostre difese immunitarie saranno forti e ci proteggeranno dagli attacchi esterni.

Le patologie autoimmuni sono patologie che si sviluppano quando il sistema immunitario, deputato a difenderci  dagli organismi  riconosce come “non self” organi o tessuti del nostro corpo e “li attacca distruggendoli e  compromettendone la funzionalità”. [the_ad id=”7569″]

Chi sviluppa una patologia autoimmune è sempre un individuo predisposto geneticamente in cui agisce un fattore esterno che segna l’inizio clinico di Celiachia, Diabete mellito di tipo 1, Lupus eritematoso sistemico, Artrite reumatoide, Tiroidite di Hashimoto che sia. I fattori ambientali in grado di scatenare una risposta anomala del sistema immunitari sono diversi ad iniziare dalle malattie virali, allo stress fisico e psichico, dalla contaminazione ambientale ed alimentare, all’inquinamento, ecc.. Accanto all’infezione virale come fattore esterno predisponente che “accende” la risposta del sistema immunitario verso il self, si sta sempre più evidenziando il ruolo eziologico di permeabilità intestinale e infiammazione cronica: si pensa che le patologie autoimmuni siano causate da una maggiore permeabilità intestinale, “la leaky gut”, causata da una elevata produzione di zonulina, una proteina che regola le tight junctions intestinali (cioè le giunzioni serrate che si trovano tra le cellule dell’epitelio intestinale la cui integrità fa della stesse una barriera uniforme verso il mondo esterno) provocandone l’allentamento: un intestino “bucato” lascia passare nel sangue “ “porzioni di proteine di natura diversa (batterica, alimentare) che il sistema immunitario non riconosce come proprie e contro le quali fa partire l’attacco che si rivolgerà anche verso il self, cioè verso le nostre proteine che hanno una certa similarità con le prime”.  Se aumenta la produzione di zonulina sarà più accentuata la permeabilità intestinale e, di conseguenza, sarà maggiore la stimolazione del sistema immunitario.

Cosa fa aumentare la zonulina? Il glutine, la SIBO o disbiosi intestinale, l’infiammazione e le tossinfezioni; più queste cause sono presenti, più aumenta la zonulina. Più si allentano le giunzioni intercellulari, maggiore sarà la quantità di sostanze “estranee”che passeranno la barriera intestinale a “colabrodo” e maggiore sarà l’attivazione del sistema immunitario con il rilascio di citochine infiammatorie (proteine che richiamano, attivandole, cellule che hanno lo scopo di difenderci dall’insulto esterno) e l’instaurarsi di una infiammazione sistemica cronica; più siamo infiammati, più potremmo sviluppare autoimmunità con distruzione dei nostri tessuti.[the_ad id=”7569″]

Cosa fare, quindi, per prevenire ciò?  Ognuno di noi è un individuo diverso dall’altro e qualsiasi intervento, a partire da quello alimentare, deve essere personalizzato e cucito su misura. Ciò non di meno ci sono “dei principi base di immunonutrizione” che debbono essere applicati se vogliamo che le nostre difese immunitarie siano rafforzate. L’alimentazione può e deve essere il primo trattamento da mettere in atto per ripristinare la barriera intestinale e ridurre l’infiammazione: mangiare male e mangiare cibo di scarsa qualità promuove l’infiammazione; se nutriamo bene il nostro organismo aumentiamo le nostre difese e preveniamo anche le patologie autoimmuni. A mio avviso sarebbe  necessario:

  • Eliminare dalla propria dieta i cibi spazzatura, gli zuccheri, i carboidrati raffinati, gli acidi grassi idrogenati, che hanno un alto potere infiammatorio, prediligendo una dieta in grado di mantenere la calma insulinica, tramite il consumo di carboidrati integrali, proteine di buona qualità, grassi vegetali buoni e fibre;
  • Ripristinare l’integrità intestinale dal momento che la mucosa intestinale viene a contatto con le sostanze esterne che ingeriamo e rappresenta una barriera di difesa del nostro organismo. Oltre a riparare qualsiasi tipo di danno strutturale che potrebbe verificarsi a questo livello  limitando alcuni alimenti per il tempo necessario, bisognerebbe mantenere in equilibrio i batteri che costituiscono il microbiota sia attraverso una corretta alimentazione che mediante l’uso di probiotici in grado di ripristinare la corretta  popolazione batterica;
  • Consumare fibre ad ogni pasto: si consiglia infatti di iniziare il pasto sempre con una verdura cruda o una frutta in modo da rallentare l’assorbimento degli zuccheri ed evitare che si verifichino picchi insulinici pro – infiammatori. Prediligere sempre frutta e verdura freschi;
  • Integrare l’alimentazione con acidi grassi omega 3 sia tramite l’alimentazione che con integratori di sintesi, mantenendo il corretto rapporto acidi grassi omega 6 / omega 3;
  • Ridurre la massa grassa se in eccesso, per ridurre lo stimolo pro –infiammatorio oltre per ridurre il rischio di  patologie cardiovascolari e metaboliche;
  • Variare i cibi che si portano in tavola, l’infiammazione si potrebbe generare anche mangiando sempre gli stessi alimenti generando maggiore reattività dell’organismo nei confronti di una determinata categoria di alimenti;
  • Muoversi con costanza, scegliendo un’attività fisica e praticandola ogni giorno per almeno 30-60 minuti;
  • Idratarsi adeguatamente, bere almeno 2 litri di acqua al giorno ostacola la ritenzione idrica che si verifica spesso negli stati infiammatori.[the_ad id=”7569″]

Mantenere in forma il nostro sistema immunitario tramite l’immunonutrizione è un punto di partenza per  prevenire le patologie: un’alimentazione sana è sempre promotrice di una buona e lunga salute.

Redazione

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