Franco Saragò, una vita spesa per l’ambiente

Franco Saragò, una vita spesa per l’ambiente

A colloquio con il referente del Circolo Legambiente Ricadi

Franco Saragò da sempre ha portato avanti battaglie per infondere la cultura ambientalista nel nostro territorio. Dopo diversi anni, tanto lavoro è stato fatto, tanti risultati si sono avuti, i giovani hanno una maggiore consapevolezza di quanto sia importante tutelare l’ambiente, anche se, purtroppo, il territorio ha subito danni e ferite difficilmente riparabili. Un volontario con grande senso civico, con una tenacia durata negli anni che ci confessa però il suo rammarico perché tanti problemi sono ancora rimasti irrisolti. Ma con lui continuiamo a sperare che le cose possano ulteriormente migliorare.

Lei è uno dei pionieri dell’ambientalismo nella nostra regione e della Costa degli Dei. Da quando ha iniziato ad oggi, sembra che la sensibilità della gente verso l’ambiente sia cresciuta, ma di pari passo è diminuito l’inquinamento ed i comportamenti che mettono a rischio la natura?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita notevole e concreta della sensibilità del cittadini nei confronti della tutela ambientale. La scuola ha svolto un ruolo encomiabile e anche le istituzioni hanno adottato norme e direttive che hanno modificato radicalmente le abitudini e lo stile di vita degli italiani. Gli effetti più concreti si registrano tra le nuove generazioni. Questi risultati credo siano anche frutto di molte battaglie che le associazioni ambientaliste hanno sostenuto negli ultimi decenni. Nel nostro piccolo siamo felici di constatare che le attività di educazione ambientale che, in modo costante, realizziamo nelle scuole e nella quotidianità, hanno ottenuto un riscontro concreto e questo ci ripaga enormemente del tempo e dell’impegno dedicato. Sicuramente questa crescita non è avvenuta in modo uniforme ne tanto meno in modo sufficiente a voltare pagina, come testimoniato dalle condizioni generali del territorio. Purtroppo l’accresciuta sensibilità dei cittadini non si è tradotta in una adeguata riduzione dell’inquinamento ambientale. Un’anomalia che potrebbe generare un dibattito infinito sulle cause che lo determinano.

Rispetto ad altre realtà, in che misura la nostra regione e la Costa degli dei sono state deturpate da comportamenti irrispettosi dell’ambiente?

Tutti gli indicatori collocano alcune regioni del sud e tra queste la Calabria ai vertici delle classifiche, in negativo, per vari reati di natura ambientale. Nell’ultimo rapporto ecomafia di Legambiente la nostra regione, con 3.240 illeciti ambientali, si colloca al secondo posto. Una recente indagine sul consumo del suolo rivela che il 65% del paesaggio costiero calabrese è stato trasformato. Lo studio di Legambiente ha analizzato la costa calabrese in un arco di tempo che va dal 1988 al 2011 . Grazie alle sovrapposizioni delle foto satellitari si evince, plasticamente, che in questo lasso temporale sono stati consumati 11 km di costa, un enormità, per fare posto a seconde case o attività turistiche. Un fenomeno che ha inciso in particolare modo sulla costa tirrenica con evidenti picchi nei comuni di Ricadi, Parghelia, Zambrone, Briatico e Pizzo. Da Reggio Calabria, fino al confine con la Basilicata, è un susseguirsi di nuove realizzazioni che hanno occupato vuoti, cancellato importanti aree agricole, intaccato paesaggi di rara bellezza, avvicinato i centri esistenti, densificato e cementificato in maniera irresponsabile un patrimonio naturale inestimabile.

Abusivismo edilizio. Come siamo messi? Ogni tanto qualche demolizione. È cambiato qualcosa?

In Calabria è stato costruito tanto e male, spesso in modo disordinato e senza una programmazione adeguata. Molti comuni sono stati privi, per decenni, di strumenti di pianificazione urbanistica e questo ha favorito, in alcuni casi anche consapevolmente, l’edificazione selvaggia e il cosiddetto abusivismo legalizzato. Nel corso degli anni sono stati realizzati molti immobili in modo totalmente o parzialmente abusivo ma il fenomeno più grave è stato certamente l’abusivismo legalizzato che ha consentito a colpi di modifiche ai piani regolatori o attraverso un’interpretazione molto elastica delle regole di realizzare manufatti anche dove non potevano essere realizzati. Sono stati ristretti alvei di fiumi e canali, si è costruito a pochi metri dalla battigia e in aree a vincolo paesaggistico nel silenzio generale. Oggi fortunatamente si costruisce di meno ma il danno è stato fatto. Ogni tanto qualche demolizione, poche, quasi rare e comunque di poco conto. Sono dei piccoli segnali che, comunque, vanno apprezzati, ma il resto continua a rimanere al suo posto.

L’annoso problema del mare sporco, forse non inquinato, si ripresenta puntualmente ad ogni stagione estiva, anche se, in verità, vediamo delle lunghe strisce di schiuma anche nel periodo invernale. A cosa è dovuto, perché non si risolve e, soprattutto, si risolverà mai?

Il problema del mare sporco o, in alcuni casi inquinato, è noto a tutti come note sono le cause che lo determinano. Il maggior afflusso di liquami proviene dai corsi d’acqua dentro i quali sversano abusivamente condotte fognarie o scarichi di vario genere. Alcuni paesi o parti di essi continuano a non essere serviti da impianti di depurazione e spesso i depuratori esistenti sono sottodimensionati, mal funzionanti o inadeguati a ricevere un repentino aumento di flussi come avviene in estate. Alcune contrade, dove si è molto costruito nonostante

5)      In che misura il nostro ambiente può reggere un carico di uomini, ospiti, residenti, attività turistiche, come quello che vediamo ogni anno per circa quaranta giorni?

Lo sviluppo turistico ed economico della Costa degli Dei e della Calabria in generale, purtroppo, manca di una adeguata pianificazione. In passato, molto è stato lasciato al caso e alla libera fantasia degli imprenditori. Capita quindi che il numero di posti letto non è rapportato alla effettiva sostenibilità territoriale e si traduca nei disagi che sono evidenti a tutti.

6)      Altro tema scottante ed irrisolto è quello dello smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Non solo da noi, ma in molte realtà, anche in grandi città del sud Italia, non si riesce a risolvere. Perché?

Franco Saragò

Affrontare l’argomento non è cosa da poco, sono moltissime le cause che generano una cattiva gestione, alcune strutturali o organizzative, altre legate alla sensibilità dei cittadini ma anche ad interessi illeciti che, a volte, ne condizionano i risultati. In questo caso l’Italia non appare divisa nei risultati ottenuti, molte città e regioni del sud rappresentano delle eccellenze nella gestione dei rifiuti con percentuali di raccolta differenziata da primato a dimostrazione che si possono raggiungere gli obiettivi anche in aree depresse. La soluzione del problema, sicuramente, non può essere la discarica, quindi è necessario puntare alla valorizzazione del rifiuto partendo da una raccolta differenziata capillare che riduca all’essenziale la frazione indifferenziata. Un argomento su cui si dibatte da decenni e che, nonostante le risorse economiche investite e una norma che impone il raggiungimento minimo del 65% di frazione differenziata, pena il commissariamento degli enti locali, in alcuni comuni si continua impunemente a registrare percentuali di raccolta differenziata ridicole. Indubbiamente in Calabria si è registrato un fallimento della gestione dei rifiuti che, nel corso degli anni, ha visto anche un lungo ed inutile commissariamento e un utilizzo di risorse ingenti, spalmato in contributi ai comuni, in progetti e in piani di azione che non hanno prodotto risultati concreti. Molte parole e pochi fatti atteso che anche quest’estate è stata caratterizzata da montagne di rifiuti accumulati nei centri abitati o ancora peggio incendiati consapevolmente.

7)      Vediamo le strade malmesse, la vegetazione spontanea che si diffonde, i rifiuti sparsi lungo le strade. Anche questo è ambiente. Perché in altre realtà, anche calabresi, questo problema non c’è? Cosa proponete?

Alla base dei problemi strutturali credo vi sia un problema economico determinato dalle ultime riforme, una tra tutte la riforma delle province che ha causato danni enormi. Spesso gli amministratori si trovano nell’impossibilità di risolvere i problemi della viabilità ed è oggettivamente comprensibile. Per quanto riguarda i rifiuti credo che una parte di responsabilità sia dovuta all’inciviltà di pochi che purtroppo si traduce in un danno d’immagine e ambientale per l’intero territorio. Certamente non è comprensibile che in occasione, dei rari interventi di taglio della vegetazione non vengano rimossi i rifiuti ne tanto meno gli sfalci che rischiano di essere causa di incendi.

8)      Sembra che anche il Covid-19 abbia avuto almeno due ricadute sull’ambiente: durante il periodo di “confinamento” la natura si è ripresa i suoi spazi, in mare, in cielo ed in terra e sembra che la sua diffusione sia collegata al fattore inquinamento. Cosa ne pensa?

Questo periodo di ristrettezze, purtroppo caratterizzato da lutti e sofferenze, ha stravolto le nostre vite, il nostro modo di pensare e di agire. Talvolta ci ha fatto riflettere e spero che tutto ciò possa aiutarci a ripartire in modo diverso. Il “confinamento” ha evidenziato che la terra non è nostra ma di tutti gli esseri viventi che, nel corso del tempo, abbiamo relegato ai margini. La comparsa di fauna selvatica nei centri abitati ne è la dimostrazione. In questi mesi si è registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria e delle acque a conferma che la causa di inquinamento è legata a stili di vita sbagliati e ad interessi economici che ci spingono al consumismo sfrenato e inutile. Molte malattie sono indubbiamente una diretta conseguenza dell’inquinamento come confermato dalla ricerca scientifica. Per il covid forse è ancora presto per esprimere valutazioni ma, certamente, da questa triste vicenda impariamo che non è più rinviabile un cambio di passo che ci consenta una maggiore armonia con l’ambiente circostante.

9)      Quest’anno avete ridotto le attività di cui vi occupate di solito. Quando riprenderete e con iniziative in quali settori?

Purtroppo la pandemia ha stravolto anche la nostra programmazione. La gran parte delle attività che prevedevano la partecipazione attiva dei cittadini, nostro malgrado, sono state annullate nel rispetto delle regole. Tuttavia stiamo realizzando una serie di iniziative, tra queste un progetto di bonifica e valorizzazione della Fiumara Ruffa, molto impegnativo, ma che ci sta riservando straordinarie soddisfazioni e che credo possa essere una base concreta per il rilancio e la tutela del sito. In questi giorni stiamo riavviando anche le attività che prevedono la partecipazione attiva di cittadini e studenti. Speriamo si possa tornare presto alla normalità.

10)     Se dovesse fare un bilancio: cosa le ha dato più soddisfazione e cosa la rammarica di più?

In questi lunghi anni di impegno sociale sono state tantissime le soddisfazioni, nonostante le difficoltà incontrate e alcune ostilità. Molte nostre denunce, segnalazioni e proposte sono andate a buon fine e hanno prodotto le correzioni necessarie a migliorare le condizioni ambientali, ma l’investimento più importante è stato indubbiamente nell’educazione ambientale su cui il circolo ha puntato molto. I riscontri ci sono e sono concreti. Puntare sulle nuove generazioni è stato sicuramente positivo e oggi si raccolgono i frutti di un impegno costante. Nel corso degli anni l’associazione è cresciuta molto e oggi conta numerosi iscritti e volontari che dedicano il proprio tempo per fini sociali. Certamente rimane l’amarezza di continuare a vedere inspiegabilmente irrisolti molti problemi e, in alcuni casi, di vedere prevalere l’interesse di parte sugli interessi collettivi.

11)      Esisterà mai una Costa degli dei pulita e con l’ambiente protetto?

Noi ci speriamo davvero. Forse è un utopia ma ci crediamo e per questo continueremo a dedicare il nostro tempo nella speranza che si possa fare rete e il nostro piccolo apporto, assieme a quello di molti altri, possa contribuire a determinare una svolta radicale.

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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