Fase due del coronavirus: La pandemia che sta sconvolgendo il mondo a livello sanitario, sociale ed economico e la germanizzazione dell’europa

Fase due del coronavirus: La pandemia che sta sconvolgendo il mondo a livello sanitario, sociale  ed economico e la germanizzazione dell’europa

Abbiamo chiesto al dottor Vincenzo Falcone , già Segretario  generale del Comitato delle Regioni dell’Unione Europea a Bruxelles, fra i massimi esperti del fenomeno Europa nella nostra regione, di spiegarci cosa accadrà durante la fase due e quali potranno essere le conseguenze del Coronavirus nella nostra regione per quanto riguarda l’aspetto sanitario, quello, socio-psico antropologico e quello socio-economico.

Per quanto riguarda l’aspetto sanitario, per  evitare una recrudescenza del contagio, in attesa del vaccino, bisognerà puntare allo “stanziamento sociale e alle mascherine obbligatorie”, che dovranno essere fornite gratuitamente o , per lo meno,ad un prezzo popolare, considerato che esse dovranno essere sostituite spesso. Secondo il nostro interlocutore, sarà poi importante attrezzare “più ospedali dedicati interamente al covid-19”, quindi,tutte le aziende ospedaliere dovranno essere affiancate da presidi ospedalieri completamente attrezzati per il ricovero dei pazienti contagiati dal coronavirus, sia in termini di posti letto ordinari che di terapia intensiva; andranno poi effettuati“tamponi a tappeto e test sierologici”, con la strumentazione ed il personale medico e paramedico specializzato per effettuare i test e diffondere i risultati in tempi rapidi.

 Tramite app e telemedicina, bisognerà tracciare i contatti ; da ultimo, sul piano sanitario, dovranno essere potenziate le reti sanitarie territoriali” realizzando le “Case della Salute” mai nate  in Calabria, pur in presenza di fondi ordinari e comunitari, alcuni dei quali destinati per altre attività. Questi  dovrebbero essere i principali interventi sul piano sanitario che la nostra regione, che certo non gode di ottima fama per quanto riguarda sprechi e malaffare in questo settore, dovrebbe adottare.

Il dottor Falcone evidenzia poi gli “effetti collaterali” che si stanno verificando in ambito sociale  e ci si riferisce ai giovani, a cui manca il rapporto fisico con i propri amici, alle persone che non riescono a stare insieme,ai  coniugati o single che non possono fare a meno delle loro  abitudini consolidate a tal punto da sentirsi in crisi di astinenza (dalla discoteca, al cornetto caldo, all’aperitivo o all’apericena), a coloro che abitualmente vivono nella illegalità. Il problema sussiste anche  in tutta in Italia per le 5 milioni di persone (fino a prima del coronavirus!) e quelle bisognose di cure che non riescono ad essere adeguatamente assistite.

Cosa succederà con l’arrivo dell’estate nei rapporti  fra i cittadini? Le istituzioni dovrebbero creare una“rete globale e condivisa” di assistenza e sostegno psicologico alle categorie sociali che incominciano a mostrare dei livelli di stress elevati, dovuti anche alla povertà relativa che , a causa del Coronavirus, si sta avvicinando al 50% dell’intera popolazione. Sarebbe urgente –secondo Falcone– creare un Ente regionale di assistenza e solidarietà abilitato non solo a superare l’attuale emergenza, ma a promuovere e gestire, in via permanente e strutturale, il miglioramento della qualità della vita delle persone meno abbienti.

A livello economico, il problema è molto più grave a causa di un blocco quasi totale dell’intero sistema produttivo che sta provocando dei danni enormi non facilmente sanabili nel breve periodo.

Le aziende ferme, la disoccupazione aumenta, le famiglie si impoveriscono sempre più con conseguente caduta dei consumi, l’esportazione si riduce all’osso e le importazioni diminuiscono e subiscono ritardi notevoli; una situazione preoccupante che diventa sempre più estrema con il passare del tempo.

Purtroppo, la velocità di perdita della ricchezza prodotta è molto elevata in queste condizioni e lo Stato italiano, già notevolmente indebitato nel corso degli anni, non potrà mai da solo far fronte alle criticità strutturali sempre più pressanti che si stanno creando quotidianamente.

Il dottor Falcone continua la sua analisi, soffermandosi anche sulla funzione dell’Europa ed a lui abbiamo chiesto di spiegarci come funziona tale meccanismo.

“Paradossalmente, proprio quel principio di solidarietà e di reciprocità che era stato alla base della sottoscrizione dei Trattati di Roma (1957) da parte dei sei paesi fondatori dell’attuale Unione Europea si sta sgretolando a causa dei nazionalismi che stanno minando completamente il processo di integrazione europea che ha subito notevoli rallentamenti anche prima del Coronavirus, con particolare riferimento ai processi migratori”.

Va riconosciuto che questa pandemia sta creando seri problemi a quasi tutti gli Stati del mondo ed in particolare a quelli dell’Unione Europea maggiormente in difficoltà come Italia, Spagna e Francia.

“Per tale motivo, l’Italia, primo Paese europeo colpito in modo grave dal coronavirus, ha chiesto all’Unione Europea la possibilità di emettere degli “eurobond” (chiamati oggi coronabond a causa del Coronavirus), e cioè, di mettere in vendita dei titoli di stato sui mercati azionari per far fronte, attraverso una massiccia raccolta di liquidità finanziaria, alle spese legate alla diffusione dell’epidemia, in particolare quelle sanitarie, quelle per rilanciare l’economia, messa in ginocchio dalle misure restrittive che hanno congelato quasi tutte le attività produttive e quelle a sostegno delle famiglie.

Questa richiesta ha trovato forti resistenze da parte della Germania e dei suoi “satelliti” (specialmente Austria e Olanda), in quanto, a differenza del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), già regolato dalla legislazione internazionale ed attivo nell’Unione Europea dal 2012,l’emissione di eurobond obbligherebbe tutti gli Stati membri appartenenti alla zona euro a diventare responsabili del debito in maniera congiunta e coobbligati in solido con i Paesi richiedenti.

Questo significa che i paesi più “virtuosi” (a posto, tra l’altro, con i conti pubblici) dovrebbero accollarsi un onere aggiuntivo, in termini di costo del debito, a favore dei paesi meno virtuosi.

Ecco perché essi non intendono condividere il rischio di indebitarsi se uno Stato non dovesse riuscire a ripagare il suo debito contratto tramite l’emissione di euro bond.

In tale contesto, essi si “difendono” sostenendo che la protezione offerta dagli eurobond potrebbe spingere i governi con i conti “non in regola”, come l’Italia, ad aumentare i loro debiti, attraverso politiche di bilancio non strettamente legate ad affrontare gli effetti sociosanitari ed economici legati alla pandemia del Coronavirus (“azzardo morale”), con conseguente possibile aumento dei tassi d’interessi e fenomeni inflazionistici difficilmente controllabili.”

“Il nostro paese-continua Falcone– a causa del suo elevatissimo debito pubblico, della burocrazia lenta, parassitaria e asservita alla politica, del regionalismo distorto, della carenza di governance multilivello, della mancanza di trasparenza negli atti pubblici, della presenza massiva della criminalità organizzata, della storica litigiosità politica e conseguente instabilità dei livelli di governo, della mancanza di programmazione generale unitaria e condivisa, della assenza di piani alternativi in caso di eventi emergenziali e delle peculiarità di un sistema sociale ed economico “duale” (Nord/Sud), evidenzia i grossi limiti di un Paese dell’Unione che si presenta inaffidabile e poco credibile in relazione alla capacità di far fronte ai propri impegni in caso di concessioni senza condizioni come gli eurobond”.

Certamente, “questi stessi Stati che si oppongono all’emissione di eurobond non dovrebbero dimenticare che l’Italia è il terzo paese come dimensione dell’economia all’interno dell’Unione Europea ed un suo eventuale default sarebbe la fine inesorabile del “sogno europeo” degli anni ’50 del secolo scorso; e la Germania non dovrebbe dimenticare quanto l’Italia ha dato all’Unione Europea e quanto sia stata “permissiva”, nell’interpretazione estensiva dei Trattati in occasione della unificazione della Germania”.

Per cui, in attesa di una riforma dei Trattati, l’emissione di eurobond avrebbe degli effetti benefici sui mercati solo se ci fosse “un’assonanza politica” ed una propensione alla “solidarietà di fatto” tra tutti i paesi dell’Unione Europea per superare questa grave e grande emergenza planetaria.

“Nelle condizioni attuali, purtroppo, l’unico strumento attivo disponibile a livello dell’Unione Europea, per superare lo stallo dell’economia in difficoltà di un paese membro, è il MES il quale, tuttavia, pretende il rispetto di condizioni molto severe per consentire alla stessa Europa di poter controllare l’operato dello Stato interessato da questo strumento.

Ma al di là di tali aspetti specifici, la tensione tra gli Stati del Nord e quelli del Sud dell’Europa– secondo Falcone- bisogna ricercarla nel processo sempre più prepotente ed invasivo della “germanizzazione dell’Europa” che sta compattando la Germania ed i suoi satelliti, tra cui Olanda e Austria, in un blocco nazionalistico che mina sempre di più il processo di integrazione europea; un processo già indebolito dalle disparità sempre più marcate a seguito dell’allargamento, dalle diverse velocità che caratterizzano l’attuale operato dell’Unione, e dalla globalizzazione che tende a schiacciare, come in una morsa, le economie più deboli.

Constatiamo che le cause di fondo di questa posizione sono da ricercare, principalmente nel fatto che l’Olanda,  a dati 2018, è la quinta economia dell’Unione economica e monetaria (dopo Germania, Francia, Italia e Spagna) e vanta il quinto Pil pro-capite (superiore a 42.000 euro) più alto dell’Eurozona(dopo Lussemburgo, Irlanda, Danimarca e Svezia); è il secondo esportatore mondiale nel settore agricolo e la sesta economia mondiale per livello di competitività(dopo Stati Uniti d’America, Singapore, Germania, Svizzera e Giappone); senza considerare  che questo stato è la sede fiscale delle multinazionali (il «paradiso» delle holding) in quanto molte società trasferiscono la sede legale ad Amsterdam per il diritto societario favorevole.

E più alcuni Stati membri si rivelano deboli, più si allarga il processo di germanizzazione dell’Europa all’interno del quale il “Sistema Merkel”(“Merkellismo”)è diventato il grande fattore veicolante per rafforzare l’idea che l’interesse dell’UE debba coincidere con quello tedesco a condizione che l’interesse tedesco stia al di sopra di quello dell’UE.

In altri termini, la solidarietà degli altri Paesi e gli interventi della BCE non bastano.

Occorre che l’Unione Europea prenda delle decisioni urgenti e definitive per consentire all’Italia, alla Francia ed alla Spagna di superare sia il periodo di convivenza con il coronavirus che la fase della Rinascita”.

Da parte del nostro Governo, poi, occorrono degli impegni altrettanto chiari, precisi, veloci, trasparenti ed incisivi per evitare di creare “il blocco definitivo del sistema impresa, di creare conflitti sociali non facilmente contenibili e di organizzare l’intero sistema sanitario nazionale anche a costo di una rinazionalizzazione delle competenze attualmente delegate alle regioni.

S’impone, cioè, una elevata capacità politica di programmazione e pianificazione degli interventi, un’altrettanta elevata capacità organizzativa delle fasi di progettazione, gestione e controllo delle azioni da effettuare, un’adeguata cultura politica nella prevenzione, una maggiore trasparenza degli atti, una velocizzazione delle procedure amministrative ed una completa deburocratizzazione dell’intero processo nella realizzazione degli interventi.

A livello calabrese, questo grave stato di emergenza impone l’avvio di un nuovo corso per consentire alla regione di poter far fronte ad eventi di questa portata non solo in campo sanitario.

Sarà in grado il governo regionale di avviare un vero patto per la crescita, sin da subito, in grado di coinvolgere tutte le forze “democraticamente” attive della regione nei settori più sensibili per uno sviluppo sostenibile ed una crescita strutturale della Calabria?

Riuscirà il governo regionale a promuovere una forma attiva di governante multilivello  in grado di coinvolgere il governo e gli enti locali sub-regionali in funzione delle loro prerogative istituzionali e costituzionali?Le altre “istituzioni non “governative” (Chiesa, Famiglia, Scuola e Società Civile)come reagiranno a difesa del bene comune?

Ecco perché, oggi più che mai, le istituzioni che governano dovrebbero analizzare questi gravi problemi e cercare di individuare, immediatamente, strategie di salvaguardia per evitare che, dopo il coronavirus, saremo tutti confrontati con un “deserto indistinto” pieno di miraggi e persino privo di oasi di ancoraggio  per avviare “la ricostruzione”.

Quindi, occorre capire cosa significa “prossimi mesi” per poter meglio analizzare e comprendere la capacità di resistenza e di tenuta dell’intero sistema sociale, in particolare della nostra regione.

Senza contare che la criminalità organizzata, guarda caso, ha le mani in pasta in buona parte della catena agroalimentare e della distribuzione commerciale che sono i comparti “liberi” nel contesto dei limiti giusti imposti dal Governo. Come è possibile constatare, i problemi sul tappeto, in questo particolare momento, sono molti e di difficile soluzione.Ce la faremo solo se decideremo tutti insieme di rimboccarci le maniche e cominciare a lavorare “Uniti nella Diversità”. (di Saverio Ciccarelli)

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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