Due mesi senza l’Eucarestia celebrata, ma non senza il Signore.

Due mesi senza l’Eucarestia celebrata, ma non senza il Signore.

Padre Salvatore Brugnano ci aiuta a comprendere questo momento di isolamento forzato

Ormai sono due mesi che i fedeli cattolici in Italia (e poi anche in altre nazioni del mondo) non partecipano di persona alla celebrazione della santa Messa per la grave crisi del coronavirus. I nostri governanti hanno scelto una linea severa per potere arrestare la galoppante corsa del contagio. Chiusura totale della maggior parte delle attività commerciali, sociali, educative. Una linea severa alla quale i fedeli hanno risposto con obbedienza, specie dopo le parola di Papa Francesco che chiarivano il comportamento da tenere: umiltà e obbedienza, perché è in gioco la salute di tutti.

P. Salvatore Brugnano
Redentorista

Penso al grave peso che hanno dovuto affrontare (e lo dovranno ancora fare) i nostri Governati nel mantenere la fermezza nelle scelte fatte. Francamente, non penso che che ci fossero molti a voler decidere al loro posto: a DECIDERE, non a parlare, perché parlare non costa molto.

L’abbondanza dei mezzi di comunicazione TV e Social usati per connettersi ai sacri riti celebrati nella solitudine delle cattedrali, delle chiese e perfino di Piazza San Pietro ha addolcito la sofferenza spirituale di chi davvero voleva vivere le celebrazioni. Chi invece voleva solo lo sfarzo esteriore del culto ha trovato di che lamentarsi.

Alcune considerazioni.

1. In tutto questo non si deve vedere una “persecuzione” laica.

Infatti l’obiettivo non è quello di reprimere la libertà, ma salvaguardare la vita di tutti dal contagio. E i veri cristiani sanno affrontare il sacrificio del digiuno forzato dei sacramenti per aiutare concretamente gli altri fratelli ad avere una migliore sicurezza. Quindi è un atto di amore.

Nella storia della celebrazione domenicale dell’Eucaristia troviamo il caso dei 49 martiri cristiani martiri di Abitene (nell’odierna Tunisia) durante la persecuzione di Diocleziano agli inizi del IV secolo. Essi furono arrestati mentre celebravano la messa domenicale, ” il dominicum”. Prima di essere uccisi essi si difesero testimoniando: “Sine dominico non possumus” (Senza l’eucaristia domenicale non possiamo vivere). Questa sì che fu persecuzione.

L’atto di umiltà e di obbedienza, richiesto da Papa Francesco, più che una resa al potere laico, bisogna leggerlo come sacrificio d’amore per tutta la comunità interessata ancora dalla pandemia del coronavirus.

Certamente, ci sono margini per trovare alcune incongruenze nell’applicazione delle norme restrittive, ma quello che conta alla fine conta è la collaborazione solidale che si deve offrire, mentre si trovano soluzioni migliori.

2. Nessuna lotta tra poteri

Il “disaccordo” manifestato dai vescovi al Governo italiano non va visto come un braccio di forza fra poteri.

Perché la Chiesa italiana non poteva rassegnarsi alla semplice opportunità di celebrare esequie, avallando l’immagine di un clero “funzionario di pompe funebri”. Il culto dei defunti va visto nel suo inserimento nel contesto liturgico e teologico della celebrazione eucaristica che ripropone la morte e resurrezione Cristo. Altrimenti può ridursi a un culto pagano o semplicemente umano, ma non autenticamente cristiano.

3. Come deve essere il culto cristiano? Innanzitutto un “culto spirituale”.

Gesù dice alla donna samaritana: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre … è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità» (Gv 4, 21-24). Infatti il vero sacrificio gradito a Dio non si trova al di fuori di noi o delle nostre cose, non è qualcosa di temporale e non dura un istante, ma siamo noi stessi.

Ciò non deve fare gridare al protestantesimo, ma all’approfondimento di cercare il Dio in noi (recitava una vignetta: “Tanti cristiani guardano in cielo e non trovano risposta, mentre io parlo al cielo che è nel loro cuore).

I sacramenti li ha voluti Cristo come mezzi di comunicare la sua salvezza e non come “gabbia cultuale” per asservire meccanicamente il cuore dei fedeli.

La crisi del coronavirus ci sta facendo vivere, attraverso i media, nuovi straordinari momenti di comunione, anche se distanziati nello spazio, ma non nel tempo. Il servizio degli operatori pastorali  è sotto gli occhi di tutti e le cronache non riescono a rendere conto delle innumerevoli esperienze delle nostre comunità.

Ma non bisogna estremizzare le posizioni di chi vuole solo la Parola e chi vuole invece il Rito. Tutto deve mirare a rendere “gradito” il culto a Dio.

Basterà ritornare come prima?

Forse questa crisi del coronavirus ci sta aiutando a ritrovare un nuovo inizio: quello che chiede Paolo ai Romani: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,1).

Chi ha veramente fede saprà sempre trovare il modo di presentarla in modo nuovo e coerente con la vita che sta vivendo: come in un ospedale di campo, che cura le ferite dell’umanità. Insieme agli altri, anche quelli umili e semplici che incontriamo ogni giorno.

P. Salvatore Brugnano redentorista

Ringraziamo Padre Salvatore per il suo lucido e puntuale intervento. Le sue parole riempiono di speranza i nostri cuori

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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