Dopo un lungo periodo, torna in funzione l’antico alambicco dei F.lli Caffo

Dopo un lungo periodo, torna in funzione l’antico alambicco dei F.lli Caffo

Torna in funzione l’antico alambicco in rame di nonno Sebastiano Caffo, dopo un lungo restauro voluto da Pippo e Nuccio

Esiste un luogo dove il passato ha un valore, dove la storia rivive nel presente e dove le logiche aziendali si uniscono alla passione e al sentimento.

Questo luogo si chiama Distilleria F.lli Caffo e si trova a Limbadi (VV). E’ qui che Pippo e Nuccio Caffo in primis, hanno ridato nuovo splendore l’alambicco che fu dei fratelli Caffo.

Così, dopo anni dedicati al restauro e ad un importante lavoro di ammodernamento, l’antico alambicco in rame è tornato in funzione, proprio nell’anno in cui Nuccio Caffo è stato eletto Presidente dell’Istituto Nazionale Grappa, primo distillatore del Sud a ricoprire questa carica.

Pippo Caffo, Presidente di Gruppo Caffo 1915, ricorda che “quando con mio padre arrivai dalla Sicilia per la prima volta in Calabria per vedere questa distilleria che voleva acquistare con i suoi fratelli, era il 1952 ed io ero ancora un bambino. All’epoca, al piccolo impianto presente nella distilleria che avevano appena rilevato dalla famiglia Biondi di Gravina di Catania, apportarono modifiche ed ottimizzazioni, avvalendosi dell’opera dei Fratelli Ardizzone che erano costruttori di alambicchi in rame alimentati a vapore.

Inizialmente – continua Pippo Caffo – nella torre di distillazione c’erano solo due ebollitori, i cosiddetti “apparecchi napoletani a fuoco diretto”.

Negli anni, l’impianto subì diverse trasformazioni rendendolo nel 1954 adeguato per produrre anche alcool buongusto ridistillando due volte il prodotto.

Infine nel 1958 furono ultimati i lavori che lo resero molto simile agli alambicchi “barbet” francesi, ma con l’anima ed il calore del sud Italia, essendo i costruttori, i fratelli Ardizzone, anche loro di S. Venerina (Catania), paese alle pendici dell’Etna dove ha origine anche la mia famiglia. A lavori ultimati lo battezzarono “auto rettificatore indiretto”.

Questo antico alambicco di rame – conclude poi Pippo Caffo – insieme all’antica caldaia Cornovaglia che lo alimentava e che oggi fa parte del nostro museo aziendale, rappresenta la storia della nostra distilleria, il duro lavoro di mio padre che lo ha avviato, le lunghe notti insonni della mia giovinezza passate a distillare, il presente di mio figlio Nuccio che ha creduto in questo progetto ed il futuro delle prossime generazioni che continueranno questa nostra passione“.  

Altri ricordi emergono anche dalle parole di Nuccio Caffo, che oggi ha il ruolo di Amministratore Delegato di Gruppo Caffo 1915, che ricorda ancora la fornace accesa “alimentata a “vinaccia esausta”, anche se avevo solo cinque o sei anni quando fu fermato questo impianto.

Il lettino per chi doveva fare il turno di notte, una piccola TV in bianco e nero, i funzionari dell’UTIF (oggi Agenzia Dogane Monopoli) e in particolare mio nonno Sebastiano, sempre presente nei miei ricordi ed a cui voglio dedicare questo traguardo.

Questo luogo – continua Nuccio Caffo – questo impianto ha sempre rappresentato l’inizio, le fondamenta di ciò che abbiamo realizzato.

Esiste un vero e proprio legame affettivo che sicuramente, non può nascere con le grandi fabbriche e gli impianti ultramoderni standardizzati. Si tratta dello spirito che unisce il lavoro di tre generazioni in terra calabra, per questo, anche se l’idea iniziale era quella di “lucidarlo” per renderlo il pezzo forte del museo aziendale, strada facendo si è fatta sempre più forte la voglia di renderlo nuovamente funzionante e di poter riassaporare il gusto di distillati di altri tempi”.

Ecco cosa succede quando la passione per il proprio lavoro è il motore propulsore, quando prevale il sentimento rispetto a qualsiasi logica aziendale.

Costruire un nuovo impianto, più moderno e funzionale sarebbe stato più veloce e con costi nettamente inferiori, ma non sarebbe stata la stessa cosa, ammettono i fratelli Caffo “Per questo ho convinto il mio amico Graziano Barison ad accettare la sfida, oggi vinta, di questo lungo lavoro di restauro e ammodernamento svolto egregiamente e con la professionalità che contraddistingue i migliori costruttori di alambicchi operanti in Italia e nel mondo. Ringrazio i miei collaboratori – aggiunge Nuccio Caffo – ed in particolare Antonio, sempre disponibile per nuove sfide. Ringrazio infine l’ADM, con l’Ufficio delle Dogane di Reggio Calabria, per l’assistenza e la pazienza che ha reso possibile l’avvio di questo prezioso gioiello che ci accompagnerà ancora verso nuovi traguardi“.

In questi anni, la distilleria ha iniziato a imbottigliare piccole partite di distillati invecchiati, prodotte quando era in funzione questo impianto, come il Brandy 1964 riserva invecchiata oltre 50 anni, ed il Brandy Heritage invecchiato dal 1970.

Acquaviti che al palato sprigionano note uniche che fanno rivivere il gusto del passato, del periodo di piena attività di questo prezioso alambicco.

Lo stesso che ha fatto nascere, tantissimi anni fa, i primi brandy e le prime grappe calabresi, oltre che l’alcool buongusto, dal quale sono nati nel tempo tutti i liquori Caffo ed in particolare l’ormai famoso Vecchio Amaro del Capo.

Tutto questo è stato possibile grazie al rapporto stretto, ormai consolidato negli anni, di collaborazione istituzionale con l’Agenzia delle Accise Dogane e Monopoli di Reggio Calabria e la Distilleria F.lli Caffo, che ha ottenuto l’Autorizzazione AEOF per l’affidabilità doganale.

E’ bene ricordare inoltre che, la distilleria, oltre ad essere antica è anche l’unica che opera in tutta la Regione e la sola a distillare in loco le vinacce di Calabria.

Un vero e proprio fiore all’occhiello per il territorio, che può contare sulla fiducia delle cantine calabresi che conferiscono le materie prime.

Non posso far altro che ringraziare chi, come noi, ama la nostra terra e come noi si adopera nel suo rilancio così come stanno facendo molte cantine che negli ultimi anni hanno investito nella crescita dell’enologia calabrese che sta vivendo un momento di mercato particolarmente felice per l’interesse crescente verso vini e i vitigni autoctoni calabresi”, conclude Caffo.

Redazione Informa

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