Don Ignazio Toraldo di Francia lascia il suo incarico nella nostra Concattedrale

Don Ignazio Toraldo di Francia lascia il suo incarico nella nostra Concattedrale

Certamente uno dei punti di riferimento della attività ecclesiastica nella città di Tropea

Un incontro carico di spiritualità quello con don Ignazio Toraldo di Francia, oggi parroco emerito della Concattedrale di Tropea e per diversi anni parroco della stessa.

Uno dei punti di riferimento della attività ecclesiastica nella nostra città.

A lui si devono molte opere ed iniziative sempre al passo con i tempi in una città che si è evoluta negli anni.

Sempre attento alle esigenze degli ultimi e sempre pronto a rivolgere una parola di conforto, è stato per molti anni anche docente nelle scuole tropeane.

Rappresenta la storia e la memoria della nostra città e, certamente, con il suo impegno continua quella tradizione della famiglia nobile dalla quale proviene che tanto ha fatto nell’ambito sociale e culturale per Tropea.

Lo abbiamo sempre visto impegnato e partecipe agli incontri sulle tematiche che riguardano i problemi della città.

Senza dubbio la sua opera ha dato buoni frutti.

Il Centro di solidarietà don Mottola ed il Museo civico diocesano sono stati realizzati grazie al suo impegno.

Idealmente queste due strutture rappresentano il passato, la storia della città ed il presente, con concrete prospettive future, che hanno colmato dei vuoti regalando a Tropea una vivacità sociale e culturale che è mancata per diversi anni.

Ha iniziato la sua attività nel 1981.
Come si è manifestata la sua vocazione e come è cambiato il don Ignazio di allora, rispetto a quello di oggi?

«Posso dire che, dopo oltre quarant’anni di attività, sicuramente sono diventato più paziente perché ho capito che, in fondo, l’azione non è mia, ma dello Spirito Santo che ha i suoi tempi e i suoi momenti. A me spetta cogliere il segno del Suo passaggio».

In questi giorni ha lasciato la sua attività ecclesiastica ordinaria vissuta sempre in prima linea, per diventare parroco emerito.
Ha visto crescere migliaia di giovani e dato conforto a molta gente, anche attraverso il suo impegno nel sociale.
Che bilancio si sente di fare?

«Il bilancio di ciò che ho fatto lo lascio al Signore e lo ringrazio perché l’apertura verso il “sociale” è l’apertura verso l’altro.

L’affezione alla Sua vita e la condivisione dei Suoi desideri e delle Sue fatiche: forse è questa la radice di tutte le iniziative».

Cosa rimpiange di non aver potuto realizzare?

«Non rimpiango nulla, perché, in fondo ogni stagione ha le sue domande e le sue risposte.

Penso in ogni caso di aver fatto tutto ciò che mi è stato possibile, in base alle circostanze».

Negli ultimi sessanta anni il tessuto sociale, economico ed urbanistico della città ha subito uno sviluppo.
Quali e quante fasi di crescita individuerebbe nella vita della nostra Tropea?

«Quando sono diventato parroco, negli anni Ottanta, il turismo c’era già, ma non aveva ancora inciso profondamente nel tessuto sociale di Tropea.

Dagli anni Novanta in poi, forse, un nuovo benessere, o la speranza legittima di poter avere un benessere anche economico, portò come conseguenza il sorgere di una mentalità più individualista e più sofferente, tutta tesa alla realizzazione di sé o al massimo della cerchia dei propri cari.

Purtroppo, questa tendenza ha messo radici profonde.

Questa mentalità non si cambia con parole o proclami, ma con spazi in cui si possa sperimentare che la vita è bella e va vissuta insieme agli altri».

Qual è in assoluto il ricordo più bello e quello più triste nella sua missione ecclesiastica?

«Il ricordo più bello è stato l’incontro con un gruppo di ragazzi che oggi chiameremmo “border line” che si divertivano a danneggiare gli spazi pubblici, ad usare violenza nei loro rapporti personali.

Risposero positivamente al mio invito di venire al Seminario per abbattere dei muri che erano stati eretti per chiudere alcune porte di comunicazione.

Da questo impegno nacque una amicizia che ancora oggi continua.

Quello più triste fu l’impossibilità di salvare un ragazzo buono, ma in preda alla droga».

Che tipo di attività e quante opere ha realizzato ha in questi anni di attività?
Nel sociale ed in ambito culturale?

«L’opera più duratura nel tempo è il Centro di solidarietà don Mottola, nato all’inizio del mio ministero.

L’iniziativa partì da un gruppo di genitori di bambini diversamente abili che io incontrai.

Verso gli anni Novanta ci fu l’esigenza di un luogo dove poter ascoltare e raccogliere le sofferenze di tanti giovani drogati.

Pian piano nella comunità, attraverso queste opere, si diffuse lo stile di una solidarietà e nella comunità nacque la Caritas con l’aiuto, soprattutto, delle persone sole ed anziane delle famiglie in difficoltà.

In ambito culturale ho partecipato fattivamente all’apertura del Museo civico diocesano.

Una struttura di notevole importanza culturale di cui Tropea aveva bisogno».

Ancora molta gente, giovani soprattutto, vanno via dalla città.
Quali pensa possano essere le cause?

«Le cause, secondo me, sono molteplici.

Credo che oggi ciò che ci fa pensare è che molti vanno via per scelta.

Molti di questi giovani, anche se ci fosse il lavoro, non tornerebbero comunque.

Per i giovani, forse, si devono ripensare luoghi, spazi e avvenimenti nel paese».

Lei opera da una posizione particolare che le consente di conoscere praticamente le gioie e le sofferenze di ognuno di noi.
Quali sono le ricchezze e le povertà della città?

«Le ricchezze sono le tante persone buone, amiche e serene che affrontano difficoltà, forti di una radice che non hanno smarrito.

Gli aspetti negativi sono quelle sacche di egoismo, di incapacità di riconoscere che lo sviluppo di una città non può mai essere a scapito di altre persone.

Il rischio è che, in fondo, la cultura dominante, in ultima analisi, accentui l’individualismo e renda difficile pensare che siamo una comunità».

Quando la incontrammo, nel 1995, ci disse che il problema principale dei giovani di allora, quasi trenta anni fa, era la solitudine che derivava dalla mancanza di una visione globale della vita, in tutte le sue sfaccettature e complessità.
Come vede i giovani di oggi? Specie nella nostra realtà e nella nostra terra.

«Sarebbe facile esprimere giudizi negativi.

In questi giorni ho riletto l’inizio del decimo capitolo dei Promessi Sposi, in cui Manzoni dice che la gioventù è il tempo dei desideri; ed è bello che sia così.

Il problema nasce quando qualcuno si approfitta di questa condizione e, invece di aiutarli a cogliere qual è il vero desiderio profondo, orienta i desideri facendoli diventare bisogni.

Il rischio che i giovani corrono è pensare di essere liberi e invece, spesso, sono condotti al guinzaglio».

Quale è la funzione del Cristianesimo e quella del cristiano oggi, nella nostra realtà?

«Il compito del Cristianesimo è quello di annunciare Cristo, non una filosofia o una morale, ma una Persona viva che può cogliere il desiderio profondo che c’è nel cuore dell’uomo.

Fare comprendere come la fede in Lui, vissuta in una comunità, diventa ragionevolissima, proprio perché corrisponde alla struttura stessa del cuore dell’uomo e, come diceva san Giovanni Paolo, secondo “se la fede non diventa cultura b, non è degna di essere vissuta”.

Compito dei cristiani è quello di comprendere e far comprendere che la ragionevolezza della fede corrisponde alla verità del cuore umano ed offre una luce per comprendere fino in fondo ed operare nella realtà che ci circonda.

Cosa conserva nel suo cuore per il futuro?

«Lo sguardo carico di affetto delle persone che incontro. E questo mi basta».

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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