Crisi da Covid-19. L’interrogativo ora è uno e chiaro: a quando l’atteso ritorno alla normalità?

Crisi da Covid-19. L’interrogativo ora è uno e chiaro: a quando l’atteso ritorno alla normalità?

Quando potremo tornare ad uno stile di vita pre-pandemico?

Ci sono troppe variabili che ci impediscono di fare previsioni sul nostro futuro e su quello del pianeta. Per garantire un’efficace strategia di immunizzazione globale, i vaccini devono essere prodotti su larga scala, a prezzo accessibile e distribuiti in modo tempestivo in tutto il mondo.

La capacità di produrre vaccini è limitata ad una manciata di aree nel mondo, vincolata a relazioni di carattere economico tra sviluppatori e produttori.

Sulla base di accordi noti, i governi dei paesi ad alto reddito che rappresentano il 16% della popolazione globale, si sono assicurati almeno il 70 % delle scorte disponibili nel 2021.

Senza controlli sui prezzi è improbabile che i Paesi a basso reddito siano in grado di permettersi o accedere a vaccini sufficienti a proteggere le loro popolazioni.

Giovanni Rezza, Direttore della Prevenzione del Ministero della salute, ha annunciato alla Commissione Sanità del Senato di aver recentemente messo a punto insieme all’Istituto Superiore di Sanità e alla Fondazione Bruno Kessler, un modello matematico per cercare di capire se vaccinando 250.000 persone al giorno si possa prevedere uno scenario di vita per i prossimi sette-tredici mesi.

Le ipotesi e le elaborazioni sulla carta, per arrivare ad aprire le attività nel Paese, si scontrano purtroppo con gli scenari sanitari diversi a livello delle nostre Regioni. Solo con un ritmo elevato e continuo di vaccinazioni si possono fare previsioni che si avvicinano alla realtà.

Lo stop dell’EMA al vaccino Astra Zeneca ha purtroppo impedito per un periodo l’immunizzazione di categorie fondamentali nella società quali gli insegnanti.

La campagna vaccinale deve riprendere velocemente con la stessa intensità e con gli stessi obiettivi e con maggiore impegno da parte dello Stato e di ogni Regione.

Contenere oggi le varianti più pericolose del virus e mitigare l’andamento dell’epidemia è essenziale per proteggere la campagna vaccinale.

Bisogna fare uno sforzo adesso, seguendo questa strategia per avere tra pochi mesi un effetto positivo.

I vaccini disponibili stanno aumentando e tra poco dai tre attualmente disponibili ne arriveranno altri.

Abbiamo al momento 43 vaccini in fase iniziale di sviluppo: ventisette sono in fase due e 26 sono in fase avanzata di sperimentazione (fase 3) su ampia scala.

Sono 6 i vaccini approvati dalle agenzie regolatorie in tutto il mondo, a breve l’EMA darà il via a quello della Johnson e Johnson.

Le persone che ricevono il vaccino anti covid potrebbero diventare immuni, ma di fatto continuare ad essere “diffusori” del virus: le stesse non si ammalano o si ammalano in forma non grave, ma contribuirebbero a far ammalare gli altri.

Si potrebbe assistere ad un aumento degli asintomatici che è risaputo possono trasmettere il virus.

A mio avviso non basterà portare con sè il certificato o passaporto vaccinale negli spostamenti tra regione o tra stati, ma sarà necessario fare un tampone molecolare che attesti la negatività prima della partenza.

Gli esperti invitano a non abbandonare le misure di protezione individuali anche dopo avere ricevuto la dose finale del vaccino.

Le varianti stanno mettendo a dura prova l’efficacia dei vaccini. Questi non sono pienamente capaci di neutralizzare quelle emerse in Brasile, Regno Unito e Sud Africa.

I prossimi mesi saranno cruciali per capire la direzione della pandemia.

I vaccinati devono usare la mascherina e mantenere la distanza quando sono a contatto con persone ad alto rischio di complicazioni e quando si trovano in ambienti pubblici.

Il 16 Marzo è stato pubblicato il nuovo report dall’ISS che chiarisce alcuni concetti e fa delle raccomandazioni molto importanti che tutti devono conoscere e seguire:

  • Nessun vaccino conferisce un livello di protezione al 100%,
  • La durata della protezione vaccinale non è stata ancora stabilita,
  • La risposta al vaccino cambia da persona a persona,
  • La mortalità si riduce nel 90% dei vaccinati.

Certo nel momento in cui si chiedono tanti sacrifici agli italiani, bisogna dare una speranza di ripresa economica e di riapertura di tutte le attività, in sicurezza.

A distanza di un anno, in Italia un cittadino su venti è stato contagiato: mai avremmo immaginato che ci saremmo trovati a fronteggiare in questi giorni una emergenza analoga e che il conto ufficiale delle vittime avrebbe raggiunto la terribile soglia dei centomila morti.

Il numero di italiani che vivono in situazione di estrema povertà è aumentato notevolmente, così come coloro che hanno perso il lavoro.

La pandemia non è ancora sconfitta, anzi ci troviamo di fronte ad un nuovo peggioramento dell’emergenza sanitaria. Una via d’uscita si può ipotizzare solo con l’accelerazione del piano vaccini, privilegiando le persone più fragili e le categorie a rischio.

Non è realistico prevedere la fine dell’epidemia entro il 2021, ma un approccio più consapevole e più responsabile, da parte di tutti, può essere la via che ci porterà al traguardo.

Rosalia Rotolo

Rosalia Rotolo

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