Convegno di studi I Codici liturgici-musicali in Calabria

L’organizzazione di questo convegno, che avrà luogo dal 6 all’8 novembre presso l’Archivio di Stato di Vibo Valentia, è frutto della collaborazione tra il Conservatorio di Vibo e l’Istituto di bibliografia musicale calabrese per porre l’attenzione su un notevole patrimonio culturale calabrese, noto solo a pochi, grazie soprattutto alle ricerche dell’Ibimus calabrese, alle iniziative dell’AMA Calabria e alle tesi di laurea stimolate per lo più dal prof. Annunziato Pugliese e discusse prevalentemente al DAMS dell’Università della Calabria.
La Calabria, com’è noto, rimase a lungo sotto il dominio dei Bizantini, specialmente nelle zone costiere. I codici liturgico-musicali medievali redatti in Calabria sono, quindi, per lo più greco-bizantini e si trovano in varie biblioteche non solo italiane: nella nostra regione si conserva solo un frammento proveniente dalla chiesa greca di Scilla, che è stato utilizzato come coperta di atti notarili. La penetrazione del rito latino ha seguito, sulle orme dei Normanni, l’arco appenninico e quindi la liturgia latina si andò sviluppando con i primi insediamenti del monachesimo latino e in particolare alcuni conventi francescani e domenicani diverranno centri di scrittura liturgico-musicale, come dimostrano i vari colophones dei codici in essi redatti.
Molti manoscritti in pergamena, man mano che non erano più adatti alle funzioni liturgiche per le quali erano stati redatti, furono smembrati e le singole pergamene adoperate, nella migliore delle ipotesi, come coperte di protocolli notarili che in Calabria si trovano per lo più negli Archivi di stato di Castrovillari, Cosenza e Catanzaro.
I codici liturgico musicali hanno un norme significato storico-culturale: oltre a essere espressioni di arte calligrafica e miniaturistica di grande livello, documentano le tradizioni liturgico-musicali locali, fra cui anche l’uso delle sequenze pure dopo il Concilio di Trento, che, com’è noto, ne aveva ridotto il numero a cinque; documentano inoltre la pratica delle polifonie semplici, nelle sue varie forme, che in alcuni codici calabresi è presente dal Quattrocento fino al Novecento.
Martedì 4 novembre 2014, alle ore 17, sarà inaugurata anche la mostra I beni bibliografico musicali in Calabria allestita nel Conservatorio di Vibo dall’Istituto di bibliografia musicale calabrese.
Il percorso espositivo della mostra, che privilegia il materiale più rilevante sia per valore storico sia per bellezza grafica, apre con alcuni esempi che documentano l’attività di alcuni centri di scrittura greco-bizantina in Calabria, fra cui una pergamena custodita a Reggio Calabria, frammento di un evangeliario con notazione ecfonetica del XII secolo, per giungere, come limite estremo, ai manoscritti di musica per banda del XX secolo: un arco storico amplissimo all’interno del quale il materiale iconografico è ordinato ora sulla base dell’affinità, come nel caso dei codici liturgici, ora con riferimento alla genesi ed alle caratteristiche di un particolare fondo bibliografico, come nel caso della collezione Creazzo di Cinquefrondi o della raccolta di Armando Muti. La mostra ha anche un grande valore didattico: le scuole ed eventuali gruppi, possono rivolgersi alla dott.ssa Maria Paola Borsetta, bibliotecaria del Conservatorio, per concordare visite guidate.

Francescantonio Pollice

Francescantonio Pollice

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