Consigli utili su come curare e prevenire il fastidioso “Ginocchio del corridore”

Consigli utili su come curare e prevenire il fastidioso “Ginocchio del corridore”

Un problema comune a tanti appassionati del running

Le nostre ginocchia sono regolarmente esposte a carichi pesanti. Durante la camminata, la gamba a contatto col suolo subisce una pressione tre volte superiore al nostro peso corporeo.

Mentre in fase di corsa questa aumenta anche di cinque volte. In altre parole, 450 kg spingono sul ginocchio di una persona di 90 kg mentre atterra su ciascuna gamba durante la marcia.

Tutto questo porta spesso a danni da sovrasollecitazione. 

Una delle sindromi da sovraccarico più note nella corsa, nonché nel ciclismo, è il “ginocchio del corridore”. Il termine scientifico è “sindrome della bandelletta ileo-tibiale” (sindrome ITB).

La fascia ileo-tibiale (ITB) è un filo di fibre tendinee di vari muscoli che inizia dal lato dell’anca e arriva fino in fondo al femore,

per poi attaccarsi alla parte inferiore della gamba attraversando l’esterno del ginocchio.

Il suo compito è ridurre la sollecitazione di flessione sul femore che si verifica a causa del peso corporeo in fase d’appoggio, secondo il principio della “tirella”.

La sindrome ITB si manifesta a causa dell’uso eccessivo e ripetuto dell’area laterale della coscia inferiore (condilo femorale laterale), dove il tendine subisce l’attrito, o la pressione, quando il ginocchio viene piegato ripetutamente.

L’atleta in genere avverte dolore nell’area esterna del ginocchio dopo che ha coperto una certa distanza. Il male si acuisce già con una flessione del ginocchio di 30° circa, circostanza comprovata da una palese andatura a “ginocchio rigido”.

Sebbene tale sindrome sia molto comune, non è ancora chiaro esattamente come si sviluppi.

Certamente, oltre al sovraccarico causato da scorrette sessioni di allenamento – ad esempio una repentina variazione nel carico di lavoro – alcune condizioni anatomiche (gambe ad arco, muscoli dell’anca deboli, piedi piatti o divaricati) giocano un ruolo nello sviluppo di questo disturbo.

Come possibili cause vanno segnalate, inoltre, uno stile di corsa scorretto o calzature inadatte, in particolare scarpe con bordi rialzati al lato.

Solitamente, la diagnosi può essere formulata in maniera relativamente semplice da un medico o da un fisioterapista, analizzando la sintomatologia e servendosi di uno specifico test di compressione.

In caso di mancata risposta alla terapia dedicata, sarebbe opportuno considerare anche il confronto con altre sindromi dai sintomi simili, come ad esempio le lesioni al menisco esterno, l‘artrosi del ginocchio o dell’anca.

La cosa più importante nella terapia del ginocchio del corridore è la collaborazione del paziente poiché, a causa della lenta guarigione di tendini, fascia e legamenti, il recupero richiede una pausa dall’allenamento che va da otto a dodici settimane.

Durante questo periodo, il paziente viene guidato nella fisioterapia con esercizi di stretching, allenamento sensomotorio e di rafforzamento del tronco e delle gambe.

Quando l’allenamento può essere ripreso, è importante rimanere nella zona indolore per contrastare eventuali ulteriori danni.

In altre parole, se all‘inizio il dolore si è manifestato dopo 30 minuti di allenamento, è necessario allenarsi inizialmente fino all‘intervallo tra 20-25 minuti,

questo per abituare lentamente le strutture allo sforzo e per prevenire la cronicizzazione. 

Se la terapia e l’esclusione di fattori predisponenti e non anatomici non portano ad un sufficiente miglioramento, si potrebbe tentare con un intervento chirurgico mirato.

Per informazioni:

SIMONE SCHIESSL +39 350.091.2856 – schiessls83@gmail.com

Redazione Informa

Redazione Informa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.