Anno nuovo, storie vecchie: quanto durano veramente le concessioni balneari?

Anno nuovo, storie vecchie: quanto durano veramente le concessioni balneari?

L’incertezza della disciplina, tra diritto regionale, statale ed europeo

il 12 gennaio u.s. la Corte costituzionale ha discusso un ricorso presentato dallo Stato nei confronti di una legge della Regione Calabria che, secondo il Governo nazionale, violerebbe le prerogative riconosciute allo Stato dalla Costituzione.  La previsione “contestata” – l’art.  14, comma 2, della legge regionale n.  17/2005, come modificata dall’art.  1 della l. r.  n.  46/2019 – riguarda un ambito fondamentale per il settore turistico calabrese e oggetto di contrasti tra istituzioni dell’Unione europea, Governo statale e governi regionali: le concessioni demaniali marittime.

Attraverso le concessioni, gli operatori privati possono utilizzare le spiagge (di proprietà pubblica) a fronte del pagamento di un canone, in un meccanismo che può determinare ovviamente un vantaggio economico significativo per l’impresa titolare della concessione. Per questo, il diritto europeo, che si pone come obiettivo la promozione della libera concorrenza tra gli operatori economici nel mercato comune, richiede che la scelta del concessionario avvenga attraverso procedure di selezione aperte e basate su criteri non discriminatori, trasparenti e oggettivi.

La disciplina italiana delle concessioni demaniali marittime ha di fatto ignorato per lungo tempo il problema della tutela della concorrenza. Una riforma organica del settore, ispirata ai principi del diritto europeo, non è mai stata concretamente attuata. Al contrario, il legislatore italiano ha previsto, in attesa della riforma, una proroga automatica e generalizzata delle concessioni esistenti, da ultimo (con la legge di bilancio 2019) fino al 2033: tale tipo di proroga sarebbe però in conflitto con i principi del diritto europeo, come affermato dalla Corte di Giustizia e dalla Commissione UE, la quale nel dicembre del 2020 ha inviato una lettera “di messa in mora” all’Italia contestando la violazione. Nel contesto complicato che abbiamo tratteggiato si inseriscono anche le leggi delle Regioni: queste, sulla base del (famigerato) Titolo V della Costituzione, hanno una competenza “esclusiva” (che può prescindere quindi dallo Stato) nella materia del turismo. Lo Stato, tuttavia, ha lo stesso potere esclusivo per la “tutela della concorrenza”, i cui principi, come visto, incidono sulle modalità di affidamento delle concessioni sulla base del diritto europeo.

Il conflitto tra Stato e Regione Calabria con riguardo alla legge regionale n. 46/2019 si gioca proprio su tale suddivisione di competenze.

La legge 46, infatti, è intervenuta sulla disciplina regionale in materia di demanio marittimo dettata dalla l.r.n. 17/2005, secondo cui il rilascio o il rinnovo di concessioni demaniali marittime è subordinato all’adozione del “piano comunale delle spiagge” (il c. d.  “Piano Spiagge”), lo strumento di pianificazione attraverso cui ciascun Comune costiero calabrese – nel rispetto del piano di indirizzo regionale (PIR) – individua di fatto le zone del demanio marittimo affidabili in concessione ai privati e le attività esercitabili sulle stesse.

L’art.  14 della l.r.n. 17/2005 aveva anche precisato che, in attesa dell’adozione del Piano, i Comuni non avrebbero potuto rilasciare nuove concessioni o provvedimenti di variante sostanziale delle stesse.

In deroga a tale divieto – fino alla modifica introdotta dalla legge n.  46/2019 – l’art.  14, comma 2, riconosceva però ai Comuni calabresi, in assenza di Piano Spiagge, la possibilità di rilasciare esclusivamente concessioni “stagionali”, della durata massima di un anno.

La legge 46 modifica in maniera significativa questo quadro, ampliando considerevolmente le facoltà dei Comuni che non hanno adottato il Piano Spiagge fino a consentire agli stessi di rinnovare le concessioni esistenti in particolari circostanze, apparentemente anche per più anni, senza l’obbligo di svolgere procedure aperte.

Il Governo ritiene che tale previsione incida sulla concorrenza nel settore e invada dunque la propria sfera di competenza.

Vedremo come la Corte risolverà questo contenzioso: nel frattempo, la Regione Calabria ha introdotto nel 2020 delle nuove norme, sempre all’interno della legge n.  17/2005, che prevedono l’estensione delle aree oggetto di concessione in modo da garantire il distanziamento richiesto dalle norme di sicurezza anti-coronavirus.

La pandemia ha colpito fortemente il settore: una maggiore chiarezza sulla disciplina da applicare aiuterebbe, quantomeno, a non peggiorare la situazione.

Michele Rizzo

Michele Rizzo

L’Avv. Michele Rizzo, fondatore dell’omonimo studio legale con sede a Milano ed Atene, è coordinatore didattico-scientifico del Master in Appalti e Contratti Pubblici del Politecnico di Milano nonché dottorando di diritto pubblico presso l’European Law And Governance School di Atene. Esperto di amministrativo, collabora con Informa dal 2020 occupandosi della rubrica “Diritto ed affari”, dove commenta le principali novità giuridiche di interesse per l’economia locale (principalmente, nel settore del turismo, del real estate e dell'energia).

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