L’attesa è finita, presto tutti saremo chiamati a vaccinarci

L’attesa è finita, presto tutti saremo chiamati a vaccinarci

Vaccino: consapevolezza e scelta

Capiamo quali sono le tipologie e le modalità di somministrazione

Il termine vaccino in origine designava il vaiolo dei bovini. La scoperta della vaccinazione si deve ad Edward Jenner, un medico di campagna che in Inghilterra, alla fine del settecento, si dedicò alla battaglia contro il vaiolo: una delle malattie più terribili a cui andò incontro l’umanità che se non portava alla morte sfigurava per sempre l’individuo.

Come tutte le grandi scoperte della medicina, l’osservazione empirica spesso ha preceduto lo studio metodico e scientifico.

I contadini che si ammalavano di vaiolo bovino non prendevano la variante umana più terribile ed erano immunizzati per sempre. Ci sono voluti secoli per capire quello che avviene nell’organismo a livello cellulare che blocca la replicazione di un virus o di un batterio.

Nel 1979 l’OMS ha decretato l’eradicazione del vaiolo dalla terra.

È giusto ricordare alcuni degli illustri studiosi e ricercatori che scoprirono i vaccini e diffusero la tecnica vaccinale quali: Pasteur, Koch, Sabin ed il nostro Ferdinando Aiuti, pioniere e figura simbolo della lotta all’AIDS, immunologo di fama mondiale che ho avuto la fortuna di conoscere in quanto mio professore di immunologia clinica. A suo tempo con un gesto provocatorio – baciò sulla bocca in un convegno una giovane sieropositiva – al fine di dimostrare che il virus dell’AIDS non si trasmette attraverso la saliva e con l’obiettivo di combattere lo stigma che questi malati subiscono.

Si conoscono vari tipi di vaccini:

  • vaccini prodotti con agenti patogeni vivi attenuati nella loro virulenza;
  • vaccini inattivati che utilizzano patogeni uccisi tramite calore o sostanze chimiche;
  • vaccini prodotti con tecniche raffinate attraverso la purificazione di componenti batteriche o virali;
  • vaccini a DNA ricombinante che riproducono una grande quantità di antigene del patogeno;
  • vaccini con parti di RNA.

Tutti i vaccini funzionano simulando l’agente infettivo, in modo che gli anticorpi e le cellule del sistema immunitario, formati dall’organismo infettato, allorquando incontrano il vero microorganismo, lo riconoscono e lo combattono subito.

È proprio questa memoria immunologica che si attiva e si stimola con i vaccini. I vaccini attualmente autorizzati in Italia sono due ed usano entrambi la tecnologia che utilizza mRNA.

Sono prodotti e distribuiti da Pfizer-BioNTech e da Moderna e inducono immunità fornendo istruzioni alle nostre cellule per produrre un frammento del virus. La vaccinazione non può procurare la malattia perché non viene inoculato il virus, né vivo né inattivato, ma agisce come se desse  una istruzione ad una stampante.

Nel citoplasma della cellula umana e non nel nostro Dna, una piccolissima parte di Rna viene letto e mandato in stampa per riprodurre la proteina spike che circonda tutto il virus. Queste spine saranno riconosciute subito come estranee e bloccate dagli anticorpi e dalle cellulle T.

Questi vaccini devono essere somministrati a pazienti adulti (16-18 anni) in due dosi a distanza di 21 per quello Pfizer e 28 giorni per il Moderna, per poter ottenere un’adeguata risposta immunitaria.

Le due dosi inoculate potrebbero non proteggere completamente tutti quelli che le ricevono. La durata della copertura della vaccinazione è ancora incerta, come incerta è l’azione sulle varianti del virus che si stanno sviluppando nel mondo. Molte incognite saranno risolte con il passare dei mesi.

Un altro vaccino, utilizzato in Gran Bretagna, che prossimamente avrà una vasta commercializzazione, è quello prodotto da Astra-Zeneca (anglo-svedese) che utilizza come vettore una versione modificata dell’adenovirus di scimpanzè. Alla produzione del vettore adenovirale ha collaborato la Advent IRBM di Pomezia. Questa tecnologia presenta vantaggi significativi, ha un costo di sviluppo decisamente inferiore, maggiore stabilità e non richiede temperature eccessivamente basse per la conservazione.

Stiamo assistendo ad una corsa per battere il virus prima possibile e per impedire la progressione di varianti più aggressive. I tempi brevi della commercializzazione dei vaccini sono dovuti al grande sforzo in termini di risorse umane ed economiche messe a disposizione e alla valutazione rapida da parte delle agenzie regolatorie sui risultati ottenuti.

Come qualunque farmaco, anche i vaccini possono dare alcune reazioni avverse, dopo la somministrazione. Per evitare le reazioni gravi bisogna selezionare le persone da sottoporre alla vaccinazione.

Nessun paziente con una storia clinica di reazioni allergiche gravi a farmaci, cibi o vaccini può sottoporsi alla inoculazione.

I pazienti vanno monitorati in ambiente medico, per almeno 15 minuti dopo l’iniezione, per prevenire reazioni gravi di anafilassi.

Ci sono effetti collaterali molto comuni quali la cefalea, artralgie febbre, stanchezza e gonfiore nel sito dell’inoculazione, che bisogna mettere in conto nei giorni successivi alla puntura. In Italia il 27 dicembre 2020 si è avviata la prima fase di immunizzazione, con la vaccinazione delle categorie più esposte al rischio ovvero degli operatori sanitari e delle persone più fragili ed anziane.

Se vogliamo uscire dall’incubo della pandemia i vaccini da soli non bastano. Oggi cominciamo ad usare farmaci fin dall’inizio della malattia, prima che il virus possa moltiplicarsi nelle cellule umane e danneggiarle.

Sono molte le molecole allo studio e fra queste le migliori, a mio parere, sono gli anticorpi monoclonali. A questa emergenza si deve far fronte con atti concreti e nel rispetto dei ruoli di ognuno. Bisogna essere più preparati, dotandosi di piani per l’emergenza, per effettuare velocemente tutte le misure di contenimento del virus a livello locale, nazionale e globale.

Rosalia Rotolo

Rosalia Rotolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.