“Teresita”: la storia di una possessione malata


Quando il padre si trasforma in carnefice, il dramma di una fanciulla succube di un uomo perverso

Quinta novella di “Gente in Aspromonte”, il racconto di “Teresita e della sua crudele esistenza, incarna il vivo lamento di molte donne assuefatte alla sottomissione più perversa. La storia di un uomo arcigno, narcisista, schiavista, ma al contempo mesto, insicuro, vulnerabile. Padre di una numerosa famiglia, che perpetuamente bistratta, esigendo dai figli un atteggiamento ossequioso; fatta eccezione per il più piccolo dei maschi, verso il quale si dimostra più indulgente e non a caso lo destina agli studi. Per “Teresita”, figlia minore, nutre sentimenti ambivalenti: si compiace del suo amore, salvo poi divenire impietoso e austero <Vuoi bene al tuo papà? Quanto gli vuoi bene? (…) Quanto voglio bene al sole, alla luna (…) Egli non si stancava di ascoltarla, e le faceva ripetere all’infinito quelle pretese d’amore. Poi si levava, i suoi occhi grigi diventavano protervi, la sua bocca riprendeva la piega amara del disprezzo>. Così tutte le mattine, “Teresita”< batteva il ferro> e si ripeteva una liturgia sempre uguale a se stessa, nell’omertà di una casa completamente assoggettata al “Tata”. Con la vecchiaia le nevrosi del “padre-padrone” peggiorano : si affretta a combinare matrimoni e ad avviare i suoi figliuoli ai mestieri più diversi, pur di svuotare la casa e rimanere solo <come un leone>. Anche per la giovane “Teresita” il padre ha in serbo un matrimonio, sebbene vissuto proprio da quest’ultimo con una forte paura di perdere gli omaggi della figlia. La donna va in sposa ad un ricco contadino, ma sin da subito si profila un rapporto di forsennata gelosia: l’uomo pretende che continui ad essere la figlia a svegliarlo e per compiacersi di ciò la lascia fuori dalla porta, ad implorare con disperazione che qualcuno si degni ad aprire. Sicché una mattina, fredda e piovosa, durante l’esecuzione del quotidiano rito, “Teresita” reduce da un parto, non regge e appena giunta al capezzale del letto spira. La novella si suggella con l’urlo del padre, disperato per essere rimasto ormai veramente solo.

Autore dell'articolo: Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero
Laureanda in Lettere moderne, amante della buona lettura, food blogger per passione. @Il gusto del particolare.

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