Coronata” e la rocambolesca fuga

La storia di una miracolata che decide di ascoltare se stessa  

“Coronata” è la quarta novella di “Gente in Aspromonte”, una preziosa descrizione antropologica sulla devozione popolare, frutto di una religiosità terrena e plateale. Trama del racconto è la storia di una giovane donna, miracolata dalla Madonna, che improvvisamente non vuole recarsi al Santuario: <tremava tutta d’un tremito inconsulto>. Tale rifiuto genera l’ira, lo sdegno dei familiari e dei conoscenti, come la signora “Domenica”, madre di un bimbo muto, che avrebbe voluto che la “Coronata” portasse il figlio tra le braccia all’altare. Assai suggestivo il ritratto delle piazze brulicanti, delle mamme affaticate con i lattanti e le ceste in testa. <Turca, saracina, diavola, eretica >, così veniva redarguita la giovane, costretta ad intraprendere la strada. E tra <canti non religiosi>, bestie cariche di merci, cicalii, strepitii di torrenti, grida ed invocazioni, giungono sulla vetta Sacra. Qui Gemiti di donne che si percuotono con veemenza il petto, un clima enfatico accompagna la liturgia, e persino al mutolo < la voce gli usciva dalle labbra come una rantola>, tutti gridano al miracolo. Parallelamente si diffonde la voce del rapimento di una giovane, il fervore si mescola al terrore. Un cavallo guidato da <un giovane fosco> rapisce la donna e scompare nel nulla, si tratta proprio di “Coronata”. Il padre, fautore della sua partenza, si mette a cercarla disperatamente, ma la giovane con aria spavalda risponde: <Se qualcuno si muove gli sparo, questo è mio marito e lo amo>.

Autore dell'articolo: Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero
Laureanda in Lettere moderne, amante della buona lettura, food blogger per passione. @Il gusto del particolare.

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