8 Marzo – Storia di Anna

8 Marzo – Storia di Anna

Mi chiamo Anna. Sono cresciuta con alle spalle una generazione di donne e di uomini che mi verrebbe da dire “sono una ragazza”, anche se ho trentanove anni.

Forse perché nei miei ricordi e nelle loro vecchie foto mi sembra che loro giovani non lo siano mai stati. Sarà stata la fame, la guerra e tutto quello che hanno passato.
Quel retaggio che avrei dovuto ereditare e posso assicurare che da dove vengo io, più che un retaggio è un vestito su misura, cucito addosso alla nascita. Ma prima dell’istinto di sopravvivenza, per me c’è l’istinto di indipendenza. Questo mi ha portato a fuggire a qualche centinaio di chilometri. Quando poi però torni a casa per le festività, se non hai un marito o un figlio, è meglio tu abbia quanto meno un lavoro. Così l’ho trovato. Che dire del mio lavoro? Non mi fa impazzire e il mio capo è una donna. Questo all’inizio mi ha fatto pensare che ci saremmo almeno comprese. Invece il fatto che lei sia una donna non la fa essere meno stronza nei miei confronti, come se non volesse che io sollevi la testa fuori dall’acqua per respirare, o per farmi notare o semplicemente dire che ci sono e cosa potrei fare, le mie idee. Alla faccia dell’indipendenza. Oppure come Stefania, la mia collega in ufficio, che non c’ha pensato due volte a girare la testa dall’altra parte, quando ho avuto l’occasione di passare a un lavoro migliore.

Doveva solo fare da garante, sarebbero bastate due righe, eppure … Ora nelle pause prendiamo ancora il caffè insieme e ascolto i suoi problemi. Sembriamo quasi amiche. Mi chiamo Anna e sono da sola, nel senso che non ho un uomo. Quando ho scelto male, mi sono arrabbiata.

Quando ho scelto bene sentivo improvvisamente che volevo dormire da sola, non dare nessun orario, nessuno spazio. Non so neanche spiegarmi il perché. So solo che a volte sono ancora arrabbiata, forse perché il tempo semplicemente passa, sento che sta passando.

Ieri ho scoperto per caso che era l’anniversario della nascita di Anna Magnani. Oggi, invece, è la festa della donna. Buffo, è nata nello stesso anno in cui le donne in America cominciavano a battersi per il diritto al voto. Si chiama anche come me.

Non so perché, ma mi sono messa a leggere la sua storia. Non sapevo che la mamma l’avesse abbandonata per andarsene chissà dove. Noi donne lo facciamo a volte, non siamo diverse o inferiori e sappiamo essere brutali come chiunque altro. Anna Magnani è stata però cresciuta dalle zie e dalle nonne. Questo ci rende umanamente imperfette, perché immagino si possa amare anche ciò che cresce al di fuori dell’ingranaggio del nostro grembo. Continuo a leggere di questa attrice e dei suoi amori impossibili e mi trovo a guardare la scena famosa di quel film, Roma città aperta. Mi sono rivista in quella corsa verso il camion. Il braccio alzato come a chiedere al tempo di non correre via, quella corsa che le spettava di diritto, in cui non ascoltava chi le ordinava di fermarsi, incurante dei fucili e del pericolo,  imenticandosi anche di essere vittima e lasciandosi alle spalle qualunque paura e qualunque catena.

Andava avanti, senza fermarsi. In realtà guardandola ho pianto, semplicemente perché era così determinata a essere se stessa. Come voglio essere io, una donna così, senza paura.

Giuseppe Soccio

Redazione

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