Per una sanità al servizio dei cittadini

Le ASP sono aziende di servizi alla persona che come previsto dalla vigente legislatura sanitaria hanno il compito di tutelare la salute dei cittadini. Tale assunto però non sempre trova oggettivo riscontro nella realtà per la propensione da parte di chi detiene le leve del potere alla costruzione di sistemi di servizio autoreferenziali volti a tutelare maggiormente gli interessi e i bisogni della casta piuttosto che quelli dei cittadini. La sfida di avere come riferimento i bisogni della collettività, l’idea di creare un moderno sistema sanitario nella assoluta considerazione della centralità del cittadino utente oggi si è praticamente dissolta perché non si è voluto esaminare con attenzione che ogni fase di cambiamento necessita di percorsi che hanno una loro gradualità. Sia i governi di centrodestra sia quelli di centrosinistra hanno sempre e comunque condotto il processo di razionalizzazione sanitaria in un’ottica di non sviluppo, di soppressione finalizzata non verso funzioni innovative, ma esclusivamente verso tagli lineari e verso il risparmio di risorse per mezzo di una serie di procedimenti amministrativi che in ultima analisi hanno determinato il collasso della sanità manifestatosi attraverso la disattivazione degli ospedali periferici e la conseguente soppressione di molte unità operative.
A seguito di ciò il livello dei servizi erogati è largamente insufficiente tanto da costringere i cittadini ad un crescente ricorso a strutture a carattere privatistico o alla mobilità extra-regionale con conseguente aggravio di spese per le aziende e per gli utenti. È stato calcolato che il deficit sanitario regionale supera i 150 milioni di euro, mentre per la migrazione sanitaria annualmente vengono sborsati più di 300 milioni di euro. A ricevere un trattamento notevolmente discriminatorio rispetto alle altre provincie calabresi è Vibo Valentia soprattutto per quanto attiene la distribuzione di posti letto All’ASP di Vibo, difatti, sono assegnati 1,5 posti letto per mille abitanti, mentre a Crotone e Reggio 2,3, a Cosenza 2,5 e a Catanzaro 3,4. Stessa disparità poi nella ripartizione delle risorse finanziarie. Pertanto, dieci anni di Piani di Rientro non hanno portato ad una rimodulazione equa a livello regionale, viceversa ad un ulteriore abbassamento dei LEA (livelli essenziali di assistenza) e della qualità dell’offerta dei servizi.

Una sanità in crisi di identità di così vasta dimensione si potrà salvare se uomini nuovi e capaci riescano con tempestività a estirpare i mali che l’affliggono.


Al punto in cui siamo l’interesse primario non è tanto quello di discettare e litigare – come maldestramente si sta verificando – su problematiche di secondo ordine, ancorché importanti, quanto quello di affrontare le tante situazioni strutturali che se non risolte accentueranno ancor di più lo stato di degrado della sanità. Una sanità in crisi di identità di così vasta dimensione si potrà salvare se uomini nuovi e capaci riescano con tempestività a estirpare i mali che l’affliggono. Le aziende sanitarie sono gestite da uomini assolutamente incapaci di poter rispondere ai bisogni dei cittadini attraverso l’elaborazione autonoma di idee e progetti.
Il primo motivo: le nomine politiche. Non si capisce a chi giova applicare una tale logica alle nomine tecniche. Le nomine politiche dei responsabili delle ASP per la cui conduzione è richiesta una specifica e alta competenza professionale dovrebbero sottrarsi per la loro oggettiva peculiarità ad una applicazione rigida del cosiddetto spoils-system. Una Regione che sa guardare avanti deve avere la forza di rispettare le competenze sottraendole al mercimonio politico. In sostanza, ai malati che devono essere curati serve un dirigente medico esperto e capace professionalmente, non un semplice dirigente o un diverso scienziato di destra o di sinistra. La politica deve e può stabilire il quadro delle finalità verso cui orientare risorse e obiettivi ma non le è consentito di discriminare attraverso lo spoils- system per opinioni politiche quanti nel possesso di esperienze e competenze professionali rappresentano al meglio i talenti individuali di cui la comunità dispone.
Secondo motivo: requisiti e titoli. La maggior parte dei management aziendali esercita le funzioni specifiche senza averne requisiti e titoli, in virtù di una interpretazione molto blanda delle norme contenute nel Dgls 502/92 che disciplina l’organizzazione delle aziende sanitarie. Direttori generali, direttori sanitari e amministrativi il più delle volte non hanno alcuna esperienza nella gestione della sanità, non hanno maturato per almeno un quinquennio, come prescrive la legge, esperienza di direzione tecnica e amministrativa in enti, aziende, strutture pubbliche e private in posizioni dirigenziali con autonomia gestionale e diretta responsabilità delle risorse umane, tecniche o finanziarie, svolta nei dieci anni precedenti alla nomina.
È la solita storia: la politica può tutto, anche inventare carrierismo, distorte interpretazioni di norme, inquadramenti e nomine illegittime, elargizioni di prebende, ma non può, in assenza di scelte trasparenti, determinare quel salto di qualità che consente di dotare le aziende di un sistema tale da consentire il riordino del servizio sanitario su tutto il territorio per dare ad esso criteri di efficienza attraverso una pianificazione delle strutture organizzative in grado di fissare obiettivi, programmi e modalità di svolgimento delle attività sanitarie nell’esclusivo interesse del cittadino.
Stante tutto ciò, le forze politiche e sociali, gli operatori sanitari e le associazioni del volontariato, anziché attestarsi su posizioni di retroguardia, lungi da ridicole passerelle, dovrebbero invece alzare la bandiera non del campanile o della retorica, ma quella della dignità e della serietà verso i cittadini avendo come riferimento prioritario l’abbattimento delle problematiche strutturali che attanagliano la sanità nel suo complesso ed una organizzazione più razionale condotta in un’ottica di sviluppo.
Da parte sua, invece, se è vero che il governo in carica è quello del cambiamento, attui tutte quelle misure ritenute necessarie affinché la sanità non sia più pascolo elettorale e ponga fine a quel “do ut des” scandaloso ormai talmente radicato nel costume e nella mentalità dei politici. La sanità deve essere lo strumento al servizio dei cittadini che abbia come unico fine la tutela della loro salute.

Autore dell'articolo: Tino Mazzitelli

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