Tino Mazzitelli si scaglia contro Pino Rodolico


Dopo un letargo durato qualche mese, l’ex sindaco di Tropea si è risvegliato all’improvviso promuovendo una iniziativa eclatante avente come protagonista di rilievo l’on. Razzi, ex parlamentare di Forza Italia. La bizzarra idea ha colto di sorpresa la cittadinanza che stupita s’è domandata se l’idea non fosse il frutto di un colpo di calore dovuto al solleone e non già una cosa seria degna di nota. Fatto sta che al danno per la perdita d’immagine della città a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazione mafiosa si è aggiunta la beffa per la pantomima messa in scena con molta teatralità e ben poca serietà.
Apparentemente il risveglio è dovuto a questioni che esulano dalla politica ma che inevitabilmente non possono non rappresentare il “gong” di avvio della campagna elettorale amministrativa. Esiste una stupidità lieve, oppure dovuta all’effettiva scarsa intelligenza d’una persona e allora che farci… pazienza, non è rovinosa per nessuno. Invece fa paura la stupidità aggressiva che si esprime solo con l’affronto e l’offesa verso i cittadini oltre che con la convinzione d’essere nel giusto. E’ proprio vero: al peggio e al ridicolo non c’è mai fine, come è altrettanto vero che la rassegnazione è dura a morire.
L’ex sindaco non ha ancora capito che il vento della storia soffia sulle alterne vicende umane. Non guarda in faccia nessuno. Spazza via idoli e ideologie, feudi e imperi, miti e leggende. Uomini e ominicchi. Riavvolge il filo della vita, fa ricominciare tutto daccapo. Con nuove regole fatte per obbedire ad una nuova morale. Fino a quando non tornerà a soffiare facendo schiudere nuovi mondi
Questa volta l’uragano ha investito l’ex amministrazione comunale di Tropea, ha travolto il suo “profeta” e quasi tutti i suoi discepoli di minore spessore ma non per questo meno nocivi e ugualmente inclini a mantenere e a garantire privilegi per loro stessi e per una ristretta “aristocrazia” che è risultata essere una accozzaglia di potere, minoranza inclusa.
Certamente l’ex senatore Razzi con quell’aria sorniona da Alice nel paese delle meraviglie riuscirà a spostare l’attenzione su un terreno più frivolo e più ilare con la sua bonomia surreale, ma la cittadinanza non si lascerà contaminare dalla linea di indifferenza messa in campo dai poteri occulti
che appoggiano l’ex sindaco. La gente vuole continuare ad analizzare i fatti, andare ancora più a fondo. Capire cosa possa avere spinto una compagine ringhiante a tuffarsi nel mare delle turpitudini politiche che sembrava dovessero essere appannaggio solo degli altri schieramenti. Una compagine che ha mostrato di non avere un pedigree politico-culturale né raffinato né decente e che ha dimostrato, viceversa, come i propositi di radicale rinnovamento morale e politico che proclamava a voce alta di voler realizzare si siano infranti miseramente.
Predicando bene e razzolando male l’ex sindaco era arrivato al vertice della piramide. Il suo tonfo improvviso non può non avere fatto tanto rumore. La gente, anche quella che lo osannava, s’è trovata davanti il prototipo imbarazzante del “tartufismo” politico che oggi impera in quasi tutto il panorama politico tropeano. Un “leader” impetuoso contro i vizi altrui, sempre assolutorio nei confronti dei suoi, all’apparenza un uomo rigido, integerrimo, incorruttibile e perciò implacabile contro le umane debolezze, in realtà un Savonarola all’incontrario, un moralista immorale e predicatorio sempre pronto a puntare il dito contro i suoi detrattori. Un politico che furbescamente si era omologato al clima di basso impero dominante quale è venuto fuori dalla stupefacente analisi giudiziaria ancora da completare. Un’analisi che potrebbe riservare ancora sorprese perché quello che è emerso sinora è poca cosa rispetto all’assenza di pulizia e di onestà. C’è sicuramente molto di più. C’è il rapporto con le lobby politico-affaristiche che deve essere analizzato in tutte le sue fasi e sviscerato in tutti i suoi contenuti. Insomma, un fallimento sul piano dell’etica politica per gli ex amministratori che si sono fatti trovare con le mani nella marmellata.
A questo punto è ancora di fondamentale importanza cercare di capire se l’interesse amministrazione comunale-malaffare sia stato soltanto un fortuito evento politico e non viceversa, come credono i magistrati, un sodalizio politico-affaristico. Né le truppe “cammellate”, nè i “peones” alla Razzi sono sufficienti a difendere e ad assolvere l’ex compagine amministrativa, nè a ricostruire una nuova verginità politica all’ex sindaco, oggi afflitto da un passato che non passa. Forse Cicciolina, l’ex parlamentare, a differenza di Razzi, potrebbe far ringalluzzire l’ex primo cittadino e proiettarlo nell’agone politico con una nuova “verve” e con più slancio riappropriarsi di quei consensi oggi ai minimi termini. Ciò equivarrebbe anche a superare quel dilemma shakaespiriano tanto annoso quanto ozioso e cioè se i nostri politici siano più co…oni o più mascalzoni. Anche perché l’esperienza insegna che l’una cosa non esclude l’altra. Diciamo che sono dei “mascaglioni” e non ne parliamo più. Anche perché invertendo l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.
Stante tutto ciò la situazione politica tropeana anche in considerazione della “new entry” dell’ex sindaco ha raggiunto il livello tragicomico che solo attingendo al grande Cervantes possiamo tentare una plausibile spiegazione, altrimenti dovremmo parlare di perdita delle capacità mentali. La
storia che il grande romanziere racconta è lo specchio fedele di una situazione che può essere traslata e proiettata ai nostri giorni a Tropea; una storia che sublima il nostro subconscio con il surreale racconto di un eroe, don Chisciotte della Mancia – al secolo l’ex sindaco – che esaltatosi alla lettura dei racconti sulle gesta dei cavalieri erranti, decide di emularli. Armatosi di tutto punto, spalleggiato dal fido Sancio Panza – al secolo Antonio Razzi – scortato dall’Armata Brancaleone – al secolo i quattro gatti rimastigli fedeli – che è anche la sua corte dei miracoli, parte in cerca di quella gloria che può derivargli, dopo il brutto tonfo, unicamente dall’intervenire in difesa dei più deboli, degli oppressi e dal combattere ogni forma di ingiustizia.
Dopo aver percorso in lungo e in largo l’agro tropeano ed aver distrutto i mulini a vento trovati sul suo cammino, approda, carico di gloria, nel bel mezzo della tenzone politica e anziché ritornare al suo castello, godere dei piaceri di un meritato riposo, il riposo del guerriero, tra le braccia, nel caldo talamo dell’eterea Dulcinea del Moboso – …? – furioso si butta a capofitto nell’agone con l’intento di fare piazza pulita dei nemici che infestano il feudo politico tropeano per ridurlo preda delle loro bocche fameliche. Sguainato il gladio, vibrando fendenti a destra e a manca, riesce ad avere il sopravvento. Un nuovo ordine cala sulla politica amministrativa tropeana. Disciplina e pulizia morale regnano sovrane. I desideri e le istanze dei cittadini vengono esauditi con celerità supersonica. Le lobby politico-affaristiche e gli intrecci del sistema di potere occulto svaniscono come neve al sole, la democrazia, il rispetto, la solidarietà, l’amicizia trionfano in un baleno, il desiderio di servire la collettività e non di servirsi della politica a fini personali, professionali e amicali è irrefrenabile, l’uguaglianza tra i cittadini e il loro benessere è garantito. Si ha la dolce sensazione mista a certezza di vivere in un altro paese. Tutto ad un tratto, però, madido di sudore, un sussulto, un interrogativo angoscioso: “Sogno o son desto”?

Autore dell'articolo: Tino Mazzitelli

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