«Il fallimento di una società»

Dopo sedici mesi alla Marina del Convento tutto tace

Filippo Il Grande lancia un sos per i lidi distrutti

Sedici mesi. È questo il tempo passato dalla notte tra il 6 e il 7 gennaio 2017, quando il mare mostrò tutta la sua potenza e si portò via le strutture balneari nella zona della Marina del Convento. E con esse il futuro degli operatori turistici che proprio lì avevano investito soldi e sudore.
Filippo Il Grande è uno di loro, uno di quelli che, da un momento all’altro, si è ritrovato senza lavoro e con una prospettiva di risoluzione del problema che si è allontanata di giorno in giorno, di mese in mese.
Quella data, lui non la dimenticherà mai «perché il tempo si è fermato, da lì in poi la mia vita ha avuto una battuta d’arresto che ha mutato ogni aspetto, in particolare quello economico, perché sono passato da una posizione agiata, conquistata con grandi sacrifici, a una in cui, per la seconda stagione consecutiva, non ho alcuna entrata. Sto ancora aspettando – continua – chi di dovere affinché intervenga per ridare un minimo di slancio e stabilità alla mia vita, ma ancora oggi non ho avuto alcuna risposta, solo perché qualcuno ha stabilito che quel pezzo di spiaggia dovesse restare in quelle condizioni».
Il Grande ritorna ai momenti immediatamente successivi a quei giorni: «Lì per lì non sapevo a chi rivolgermi, e in quel momento nacque il famoso comitato per combattere l’erosione costiera, ma, nonostante l’interesse iniziale, quel movimento è sparito così come era nato, se l’è portato via il mare».
Da quel momento gli operatori turistici e le strutture a essi legate son rimaste «sole e abbandonate da chiunque», anche perché, secondo Il Grande, «la nostra comunità non ha comunicazione tra i vari componenti, chi vive sul territorio non è in grado di diventare un corpo unico, di formare un coro unanime per difendere i diritti di tutti. E non lo si fa per situazioni viste e riviste: chi perché è amico di qualcuno che preferisce non attaccare, chi per timidezza, chi per lassismo. Nessuno è in grado di ribellarsi per rivendicare un diritto che spetta a chiunque».
Una situazione, quella della Marina del Convento, che è un po’ il paradigma della nostra regione, e che spinge l’operatore turistico a pensare che «questo paese non sia ancora pronto per un cambiamento certo. Non si crea sviluppo, non si crea impresa che possa coinvolgere giovani per spingerli a credere in un ritorno, anche non immediato, ma che ci sia prima o poi. Non è giusto condizionare ogni singola persona a non avere più alternative, a dover partire e a non ritornare. Questo rappresenta il fallimento di ogni singola persona, e non è un caso isolato, ma riguarda tutti, nessuno escluso».
Una visione che porta Il Grande a pensare al futuro come a «una sfida, perché lotto quotidianamente tra la voglia di fuggire e abbandonare tutto, che reputo una sconfitta, e il desiderio di restare e combattere contro mulini a vento che perdurano da decenni. Non si riesce a comunicare – conclude -, non è possibile trovare un’intesa in cui sposare credibilità, determinazione e spirito d’iniziativa, e reputo questo atteggiamento di rassegnazione il più grande fallimento di una società. E a questo non voglio pensare di poter cedere, per me e per i miei figli».

Autore dell'articolo: Alessandro Stella

Alessandro Stella

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