Più attenzione ai commercianti per rilanciare Tropea

Con l’arrivo dell’estate è quasi impossibile non dedicare un momento di riflessione al maggiore settore economico cittadino.
Il turismo, secondo la stampa quotidiana regionale, starebbe vivendo un momento positivo. Le percentuali di incremento delle presenze prospettate sembrerebbero una garanzia di successo per le attività economiche. Eppure, parlando proprio con i commercianti e osservando più da vicino quanto accade per le vie del centro storico e delle aree circostanti, che assieme a via Libertà rappresentano il 90% degli esercizi commerciali cittadini, la situazione sembra diametralmente opposta.
I negozi, tirati a lucido per presentarsi al meglio ai turisti, sono poco frequentati e i potenziali clienti sembrano essere poco inclini a concedersi qualche acquisto. Ad essere onesti, quindi, la situazione non sembra certo positiva e le lamentele degli operatori del settore sono forse più che mai giustificate dalla mortificazione del lavoro portato avanti con sacrificio, dovuta al rischio di scarso guadagno che queste prime settimane di stagione stanno prospettando al loro orizzonte.
Invertire la rotta è nell’interesse di tutta la popolazione del territorio, perché anche chi non lavora con il turismo ha bisogno di vivere un contesto socio-economico ricco. Il crollo del commercio, infatti, potrebbe paventare un aumento della disoccupazione, accentuare la tendenza dei giovani a cercare lavoro altrove, far crollare la valutazione degli immobili e così via.
Un circolo vizioso che va assolutamente evitato. 

Quali sono le cause di tutto ciò e quali le possibili soluzioni?
Impossibile tentare di dare delle risposte esaurienti o ricondurre tutto a pochi fattori. Ma è possibile provare a ragionare su ciò che ruota attorno al malessere del settore. Da un lato c’è sicuramente l’incremento irrazionale e troppo omogeneo delle attività commerciali e ristorative.  Vent’anni fa, in effetti, era difficile vedere qualche turista a spasso fuori dalle mura del centro storico o nelle “vinee” secondarie, perché in quelle zone non c’era proprio nulla (se non addirittura degrado). Oggi, invece, la città offre moltissimi locali in più. Ciò, ovviamente, si è tradotto in una redistribuzione degli introiti: dove prima si guadagnava in 50, per dirla in parole semplici, oggi si tira a campare in 300. Se è pur vero che l’aumento delle piccole strutture ricettive in centro (B&B, affittacamere, case vacanza) rappresenta un fattore positivo rispetto al passato, portando gente in loco in strutture che, a differenza dei villaggi dei comuni viciniori, hanno tutto l’interesse a farli rimanere più tempo possibile fuori dalla struttura è anche vero che le aspettative di incremento prospettate negli anni scorsi sono state disattese e l’incremento registrato in città di negozi e locali dedicati alla ristorazione è stato probabilmente sovradimensionato rispetto all’incremento (oggettivamente reale) delle presenze turistiche in città dagli anni ’90 ad oggi.
E allora cosa fare? Intanto è necessaria una maggiore attenzione alle figure che, in un futuro non troppo lontano, vorranno proporsi ai cittadini per rappresentarli politicamente. I cittadini, infatti, avranno la responsabilità di valutare in maniera seria i candidati e le liste. Perché se si ripeterà il canovaccio già visto nei decenni passati, con elezioni legate più ai rapporti di parentela che alle capacità dei candidati, allora non c’è da stare sereni. Il cambiamento potrebbe concretizzarsi solo se ci si metterà in testa che coloro i quali hanno disatteso le promesse fatte agli elettori per anni ed anni, dovranno essere messi al bando, così come coloro i quali hanno dimostrato evidenti incapacità amministrative. I politici che dovranno guidare Tropea e traghettarla negli anni ’20 del nuovo millennio saranno chiamati a progettare una città capace di rispondere alle legittime aspettative delle piccole imprese locali, partendo dai commercianti e dai ristoratori, passando per gli addetti all’ospitalità, senza dimenticare chi opera nell’indotto e nell’edilizia. Lavorando al loro servizio, si garantiranno maggiori opportunità anche ai liberi professionisti e, al contempo, in una città economicamente viva, ci sarà più spazio di manovra per garantire i servizi essenziali e per innalzare la qualità della vita di tutti, anche di chi opera nel pubblico impiego. Del resto, anche questi ultimi cittadini non possono sopravvivere ai problemi dei primi (si rischia la chiusura di ospedali, scuole e uffici superstiti, dopo le clamorose chiusure già viste negli ultimi anni).
Ma una politica competente, da sola, non può comunque fare tutto da sola. L’organizzazione di eventi capace di catturare l’attenzione dei turisti, la cura della città e dei servizi, la sinergia tra settori che operano nel medesimo ambito, sono tutte cose che, in altri territori, vengono da tempo demandati quasi del tutto ai privati, perché i comuni non possono più sobbarcarsi certi oneri. Solo se ci si mette in testa che per fare turismo serve formazione e servono investimenti privati la città potrà risorgere.
Non è possibile che un turista venga in città e trovi gli stessi identici souvenir che si trovano in altre centinaia di località turistiche del Mediterraneo. Chi ha viaggiato negli ultimi anni sa bene che le località turistiche di Grecia, Turchia, Spagna e Italia del Sud si assomigliano un po’ tutte per ciò che riguarda l’offerta di negozi e bazar. Tropea deve piuttosto innalzare la qualità dei prodotti messi in commercio o, se ciò sembra troppo rischioso in attesa di guadagni che potrebbero arrivare solo sul lungo periodo, la città dovrebbe specializzarsi con prodotti anche commerciali e non troppo costosi ma comunque esclusivi.
Per far ciò bisogna investire in un’immagine nuova della città: non solo mare, spiagge, verde della collina, ma anche cultura, tradizioni, centro storico. Ripartire proprio da qui, dal centro. In questo modo si richiamerà più gente alla scoperta della città e non solo della bellezza del litorale. La cultura, in ultima analisi, sembra la chiave per dare una mano al commercio. Dobbiamo riuscire a promuovere la nostra identità culturale come brand turistico e fare in modo che il commercio possa usare quel brand per diventare esclusivo.
Un secondo punto su cui puntare è quello di variegare l’offerta. Le città turistiche degli altri paesi europei hanno già vinto questa sfida. Basti pensare ai ristoranti. A Tropea sono quasi tutti ristoranti con menù caratteristici a base di ricette e prodotti locali. Ciò va bene, da un lato, per veicolare i sapori della nostra terra, le ricette calabresi, i prodotti tipici. Ma questo è vero solo per quei locali che offrono il giusto prezzo in cambio di cortesia, professionalità e, soprattutto, qualità del cibo. Tutti gli altri non fanno altro che dare una brutta immagine e costare un grosso prezzo alla città, in termine di investimento per il futuro. Dall’altro lato, dunque, la presenza di così tanti ristoranti, locali e pizzerie di questo tipo, inflaziona il mercato e, oltre a non giovare a nessuno per via di una concorrenza selvaggia che induce chi ha difficoltà a scegliere prodotti di scarsa qualità per stare sul mercato, non giova neppure a chi tenta di mantenere alta la qualità (provateci voi a scovare un ristorante di qualità in mezzo a cento mediocri basandovi solo sulle recensioni di Tripadvisor!).
Se ci fossero anche a Tropea, quindi, locali con menù differenziati, anche esotici o comunque non legati alla Calabria e all’Italia, una buona parte di turisti potrebbe apprezzare e scegliere qualcosa di diverso ogni sera: l’americano, il russo o il cinese che vengono in Europa potrebbero voler assaggiare la cucina spagnola a Tropea, o quella francese, oppure, per sentirsi a casa, un buon fast food americano o un ristorante cinese dopo aver degustato dei drink al bar a base di ottima vodka russa. Se voi foste a New York, dopo aver visitato una o due volte un café nei pressi di central park, non vi annoiereste a morte? E se a Parigi ci fossero solo bistrot dove mangiare ogni giorno baguette? E poi, ci rimarreste più di tre giorni a Madrid a mangiare soltanto jamon serrano (Ndr. il prosciutto madrileno)o solomillo a base di manzo argentino? Credo proprio di no. E allora perché un turista in visita a Tropea dovrebbe uscire a cena tutte le sere a farsi rifilare sempre pizza, fileja o pesce (fresco?).
Un ultimo punto su cui ragionare è quello relativo all’organizzazione degli eventi: organizzare non significa solo raccogliere dei fondi attraverso associazioni o comitati e demandare tutto alla passione di quelle persone, che tuttavia vengono sempre e comunque criticate (perché questo sembra ormai uno sport molto praticato in città). Organizzare significa anche fare rete, creare un cartello di eventi  con mesi di anticipo da pubblicizzare su tutti i portali possibili e da far avere tempestivamente ad ogni struttura turistica del territorio e ad ogni agenzia turistica o tour operator che abbia intenzione di vendere pacchetti riguardanti Torpea. Non ci vuole poi molto a riunire tutte le associazioni di categoria (degli albergatori, dei commercianti, la consulta delle associazioni per citare le principali) e spalmare gli eventi su sei mesi in modo da non sprecare le risorse di nessuno e da riempire il calendario. Non ci vuole nulla, in fin dei conti, a creare un file digitale con queste informazioni e farlo girare il più possibile attraverso la rete. In un mondo connesso e sempre “online”, ci stiamo forse perdendo l’occasione più importante che esista, che tra l’altro ci viene offerta a costo zero.

Autore dell'articolo: Francesco Barritta

Direttore responsabile del periodico Informa e del sito collegato, è stato collaboratore delle testate "Calabria Ora" dal 2007 al 2010 e "Gazzetta del Sud" dal 2010 al 2012. Ha inoltre diretto il mensile "Tropeaedintorni.it" dal 2010 al 2014, i periodici "TropeaInforma" e "DrapiaInforma" e ha scritto articoli per varie testate.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.