Collettamento, è polemica nel Comune.

Tiene ancora banco la questione del collettamento fognario. Riceviamo e publichiamo il testo del manifesto affisso pubblicamente dalle due associazioni che chiamano in causa ora l’attuale amministrazione comunale.

Associazione culturale                                                                               Comitato Civico

“Drapia in Europa”                     “Impegno Sociale”

Contrada Sottocuntura, snc – 89862 Drapia                                                                       Piazza Ho Chi Minh – 89862 Drapia

e-mail: drapiaeuropa@libero.it                                                                                          e-mail: impegno_sociale@virgilio.it

Drapia, 7 marzo 2016

CITTADINI DRAPIESI,

come riferito nei giorni scorsi da alcuni mezzi di informazione locali, il Presidente del Consiglio Comunale Antonio Mamone ci ha comunicato che intende aderire alla petizione, da noi promossa, vòlta alla convocazione di un consiglio comunale aperto alla partecipazione dei cittadini, finalizzato a chiarire i numerosi e complessi aspetti problematici relativi ad una delle opere pubbliche più importanti del Comune:

il collettamento dei reflui urbani agli impianti di depurazione.

Per anni abbiamo chiesto (formalmente o in via soltanto ufficiosa) alla precedente e all’attuale amministrazione che si tenesse una pubblica riunione dedicata esclusivamente alla trattazione dello specifico argomento; così come pure la pubblicazione online (imposta dalla legge, peraltro) del relativo progetto. Ebbene, amministrazioni che continuano ad autodefinirsi democratiche hanno sempre bellamente disatteso tali richieste!

Di fronte a 136 delle vostre firme (avremmo potuto raccoglierne molte di più, se fosse stato necessario), però, la loro sicumera pare essere venuta meno, tanto da dover accettare obtorto collo (per onestà intellettuale, dobbiamo però dire che ci risulta che non tutti in seno alla maggioranza erano contrari) che l’argomento venisse portato addirittura in sede istituzionale (data annunciata: 21, 22 o 23 c.m.). Ma sbaglierebbe chi pensasse che a subire la volontà popolare sia stata solo la maggioranza consiliare, posto che la minoranza (che per i suoi due terzi coincide con i vertici della Giunta precedente) nella seduta consiliare del 26 gennaio u.s., dopo aver affermato a parole di “condividere ed appoggiare con forza” la petizione, sollecitava la maggioranza a convocare il Consiglio comunale, “minacciando” in caso contrario di farla propria, data la “straordinaria rilevanza sociale” dell’argomento. Alla osservazione che c’erano sessanta giorni di tempo per procedere alla convocazione del Consiglio, la minoranza ha replicato che in tal caso, per accorciare al massimo i tempi, l’avrebbe fatta propria come atto consiliare (proposta di deliberazione): ebbene, nulla di tutto questo è avvenuto! Riportiamo ciò a riprova dell’atteggiamento sostanzialmente solidaristico-inciucista che, al di là delle contrapposizioni di facciata, avvince le due parti del Consiglio sui temi (altri ce ne sono!) che rischiano di evidenziare responsabilità ascrivibili ad entrambe. Speriamo che lo svolgimento del dibattito consiliare non fornisca ulteriori conferme in tal senso!

Con riferimento al termine di 60 giorni che è stato evocato (scadenza 20/02/2016), vorremmo rendere palese il nostro disappunto, sollevando un’obiezione di metodo. Intanto, per correttezza, riteniamo doveroso precisare che per noi il termine cui fa riferimento l’art. 62 dello Statuto Comunale, nel caso di specie, non ha valore cogente, in considerazione della natura sui generis della petizione (se necessario, spiegheremo perché in separata sede). Ma una volta che – per ragioni tattiche (guadagnare tempo … per dirla brutalmente) – viene invocato, si deve necessariamente essere consapevoli del fatto che se un dubbio può sorgere circa l’adempimento cui si è tenuti prima della sua scadenza esso non può che concernere l’alternativa tra la convocazione ovvero la celebrazione del Consiglio comunale: il termine non può certamente essere inteso (cosa invece accaduta) come data entro la quale annunciare la convocazione del Consiglio comunale!

Per quanto, invece, riguarda il merito del problema faremo le nostre osservazioni in sede di dibattito consiliare, e saranno tanto più approfondite quando più grande sarà il sospetto del clima inciucista sopra evocato. Siamo perfettamente consapevoli che ormai la situazione è compromessa e che ci sia ben poco da fare, ma è giusto che voi cittadini sappiate (anche se rimasti colpevolmente inerti quando, anni fa, il problema fu sollevato ed era ancora possibile evitare o attenuare lo scempio).

Per il momento, ribadendo la richiesta di pubblicazione online del progetto integrale, ci limitiamo ad una sola constatazione: i lavori sono stati dichiarati ultimati, è stato emesso il certificato di regolare esecuzione degli stessi e sono state liquidate tutte le spettanze alla ditta appaltatrice, ma la situazione di fatto (vedi foto a corredo del presente) è quella che tutti conoscono, e cioè:

  1. strade scassate, per lavori di ripristino del manto bituminoso ineseguiti o eseguiti male;

  2. sversamento, ancora oggi, a cielo aperto dei reflui urbani di Gasponi e Drapia;

  3. mancato allaccio della corrente elettrica per il funzionamento delle pompe;

  4. costi supplementari, imputabili a grossolani errori, a carico delle casse comunali.

Rodolfo Mamone                                                                                                                                                     Cono Loiacono

presidente associazione “Drapia in Europa”                                                   presidente comitato civico “Impegno Sociale”

Autore dell'articolo: Annarita Castellani

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