Drapia, sulle tracce del convento di San Sergio e Bacco.

monastero San Sergio
Alcuni ruderi del monastero di San Sergio e Bacco in Drapia.

La storia di Drapia è intimamente connessa al famoso convento di S. Sergio e Bacco, perchè fu appunto attorno al convento che si fermarono i primi profughi al tempo delle incursioni dei Saraceni e diedero vita al paese. Si pensa che il luogo per costruire il convento sia stato regalato dagli eredi di una nobile famiglia tropeana, la famiglia di S. Domenica, che era vissuta circa 350 anni prima e perciò i monaci, nella recita dell’ufficio divino commemoravano sempre la Santa con l’orazione che in seguito venne adottata da S. Bernardino da Siena, quando egli fu nominato padre guardiano di quel convento e rispondeva alle parole “Raccomandiamo di fare sempre la colletta di S. Domenica sotto i cui poderi noi viviamo”.

Il cenobio fu luogo di dimora di veri santi penitenti, lontano dai rumori del mondo e non visto dal mare, da dove avrebbero potuto irrompere degli infedeli e distruggerlo. Vi era l’orto e il boschetto con una fonte di acqua salubre, la quale scorre ancora ed è detta “Vardaro”. Il convento fu meta di continuo pellegrinaggio da parte dei cittadini di Tropea, perchè irradiava da esso odore di santità, essendo sempre abitato da cenobiti di vita perfetta e pura e spesso i cittadini di nobili famiglie portavano i cadaveri dei loro cari per farli seppellire in quel luogo circonfuso da nobile ed eccelsa fama.

Al tempo delle incursioni dei Turchi furono portate molte reliquie dei Santi, per sottrarle così, alla furia devastatrice ed anticristiana di quegli infedeli. I monaci del suddetto convento curarono l’educazione e l’istruzione del primo nucleo di abitanti stabilitosi col tempo attorno al monastero, dal quale ebbe poi origine il paese di Drapia. Nell’anno 1221, per bolla di Onorio III, il convento di S. Sergio e Bacco ricevette la visita di due delegati apostolici, cioè del Vescovo di Crotone e dell’Abate di Grottaferrata.

Nel 1421 i Basiliani abbandonarono il convento perchè l’edificio minacciava rovina per il cedimento del sottosuolo; ma il Vescovo di Tropea, Acciapaccia, poi cardinale, senza perdere tempo vi fece subentrare i Padri Francescani con il consenso del Senato della città di Tropea. San Bernardino da Siena fu allora guardiano e per una intera quaresima predicò nella cattedrale di Tropea. e per un’altra nella chiesa parrocchiale di Drapia. Per parecchi secoli si conservò nel monastero lo scudo che S. Bernardino portava nelle sue missioni.

Oggi di quel vetusto convento restano solo pochi ruderi, qualche quadro conservato gelosamente nella chiesa parrocchiale di Drapia, mentre il tabernacolo, di marmo finissimo fu trasportato nella chiesa parrocchiale di Caria.

Autore dell'articolo: Annarita Castellani

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