Storia di un preannunciato disastro

“Vinciamo largo!” . . . . . . . Le ultime parole famose.
Un’autentica valanga di “NO” ha travolto Renzi ed il suo giglio magico, tanto da costringerlo a confessare di avere subito una sconfitta “straordinariamente netta” e a rassegnare le dimissioni del suo governo non eletto. L’Italia se ne farà molto presto una ragione anche perché, fortunatamente, a dispetto dell’esasperazione dello scontro voluta da Renzi, ne esce molto meno divisa di quanto si potesse pensare e con le idee molto chiare. In effetti, il dato sorprendente della partecipazione popolare a questa consultazione, unito all’impressionante forbice tra il “SI’” e il “NO”, hanno, a mio avviso, dei significati molto importanti che sarebbe estremante riduttivo ridurre alla sola bocciatura della proposta di riforma e della parte politica che l’ha concepita e portata avanti.
Sicuramente gli Italiani hanno dimostrato, a dispetto dei commentatori che li davano come disinteressati alla vita politica del Paese e, quindi, lontani dalla urne, di voler essere protagonisti del loro futuro, ovviamente, a condizione di poterlo realmente determinare senza subire imposizioni da parte di chi si arroga il dono di sapere cos’è meglio per loro.
Gli Italiani, a mio avviso, con questo voto, oltre a bocciare sonoramente Renzi e i suoi accoliti, hanno voluto censurare un Parlamento tutto di usurpatori nominati, colpevole – assieme a Napolitano – del terzo governo non eletto degli ultimi 5 anni. Un’orda di “responsabili” che pur di rimanere saldi alla propria poltrona e godere dei privilegi della casta agognando il vitalizio, ha procrastinato la propria illegittima permanenza e, anziché limitarsi all’ordinaria amministrazione, ha avuto la presunzione e l’arroganza di mettere pesantemente mano alla Carta Fondamentale.
Il popolo non ha gradito la tracotanza di questa casta e con il “NO” è andato ben oltre la bocciatura della riforma esprimendo un grave giudizio negativo su un Parlamento di nominati, reo, a vario titolo e con maggiore o minore colpa, di quanto accaduto negli ultimi anni. Gli Italiani, dunque, hanno voluto bocciare e mandare un chiaro segnale a questa classe politica sprovvista di qualsivoglia legittimazione popolare a mettere mano alla Carta Fondamentale e rivendicare la propria sovranità che, in primo luogo, si esplica nella scelta dei propri rappresentanti che non possono essere il frutto di spartizioni e nomine da parte delle segreterie di partito ovvero indicati attraverso i sistemi di una sedicente democrazia diretta che ricorre a delle piattaforme misteriose.
Questo, a mio avviso, spiega la forte affluenza ed il giudizio straordinariamente impietoso sulla proposta di riforma nonostante le armi non convenzionali spiegate da Renzi e dalla Boschi per farla accettare agli Italiani.
Renzi ne esce con le ossa rotte ma fiducioso di potersi rifare a breve. Per questo invoca le urne ben sapendo che solo un voto anticipato (molto anticipato) potrebbe salvarlo dal dimenticatoio e dal logoramento al quale il suo partito lo sta’ già sottoponendo per fargli perdere quella popolarità e quell’appeal che gli garantivano il contatto con quel mondo economico e con quei “poteri forti” che tanto lo hanno aiutato nelle sue campagne. Per arrivare a questo dovrà affrontare un avversario titanico, il più temibile in assoluto: il partito dei “responsabili” all’italiana, del tengo famiglia ed un mutuo, che non sarà per nulla facile da convincere e scollare dalla poltrona prima della fatidica data del 15 di settembre 2017, traguardo che garantirà a tutti – grillini compresi – l’agognato vitalizio. Personalmente auspico che Renzi ce la faccia in quella che sarà un’autentica fatica; sarebbe veramente un oltraggio per l’Italia e per tutti gli Italiani dover corrispondere il vitalizio al peggiore Parlamento della storia della nostra Repubblica. Buon fortuna e viva l’Italia.

Autore dell'articolo: Giovanni Macrì

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