“La signora Flavia” e l’intensità di un momento

 
L’alterigia di una donna, il fervore di un ragazzo e la magia di un attimo


In una cornice naturalistica molto finemente tratteggiata, tra vallate, colline, foreste, essenze e aromi peculiari, Alvaro ambienta “La signora Flavia”, altra novella di “Gente in Aspromonte”. “Flavia” incarna il topos della signora altera e composta, mai un sorriso, mai una parola in confidenza, perfetto ritratto di un’aristocratica superba. Tutti la salutano tacitamente per non urtarne l’imperturbabile compostezza, tranne un ragazzo, Serafino, il quale un giorno per strada con <voce sgangherata> la saluta così: <Sono vostro servo>! . Il giovane è un misero stalliere e la signora non accoglie positivamente quell’encomio vivace:<Quanto zelo questi servi! Non sanno che inventare per compiacere i padroni>. “Serafino” nutre per la sua padrona non soltanto un’ossequiosa reverenza, ma un autentico sentimento: <Egli pensava sempre di avere un vestito nuovo per mostrarsi>. Sicché un giorno <caldo, crucciato, fosco>, la signora monta <con disinvoltura> la cavalla, accompagnata dal fervido Serafino, per dirigersi verso il mare. Attraversano tutta la vallata, immersa in un tripudio di colori e in un gioco di suoni e profumi che Alvaro racconta con tono quasi lirico. Durante la magnifica galoppata la signora si sveste del manto austero e si scopre fragile donna. <Se per caso avete bisogno, potete poggiare la mano sulla mia testa>, dice senza inibizioni Serafino, e la Signora <appoggia la testa ricciuta e nera>. <Il cavaliere tiene sulle ginocchia la donna e le stringe col pugno il petto>, giungono così in prossimità del fiume. La traversata diviene un’esplosione di sospiri, silenzi, premure: <Si sente come una lunga armonia da una riva all’altra, le voci lontane divengono meravigliosamente vicine(…) Serafino con un salto è in groppa alla bestia e dice: scusatemi ma l’acqua è troppo profonda>. Di colpo l’animale diviene indomabile, “Flavia” perde il controllo e si lascia guidare dallo stalliere . poi d’un tratto, Serafino si ritrova in terra con la donna tra le braccia: <Come un segreto si accorge che stringe tra la mano il seno di lei (…) Stanno in una macchia di oleandri. Un ramo soltanto a sfiorarla le ha fatto arrossire la pelle>. È una novella che ribalta letteralmente i ruoli: da servo e padrona, a due esseri umani indifesi.

Autore dell'articolo: Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero
Laureanda in Lettere moderne, amante della buona lettura, food blogger per passione. @Il gusto del particolare.

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