“Argirò” e la gerarchia servo-padrone

La Calabria feudale del pastore “Argirò”e della sua famiglia

“Gente in Aspromonte” si apre con il racconto di una modesta famiglia, vittima di un’organizzazione sociale plasmata sul modello servo-padrone, esattamente come nelle epoche remote. Il pastore Argirò, colpevole della morte di quattro animali sotto la sua custodia, viene umiliato e privato del suo lavoro, che per quanto gravoso, rimaneva l’unica fonte di estrema sopravvivenza. Il signor “Mezzatesta”,feudatario, oggetto di una descrizione fisica inquietante, alla notizia dell’avvenuta disgrazia si ritorce contro il povero suddetto con veemenza: “Oh,si bella vita di montagna senza far niente(…) Va’ via. Io non ti voglio più vedere(…) Ti rovino.”

Il ritratto è impietoso ma realistico, rapporti di questo tipo nella Calabria dello scorso secolo erano una consuetudine. D’altronde i “Mezzatesta” incarnano a pieno titolo il clichè dei proprietari terrieri: essi dettano le regole del vivere quotidiano; rappresentano l’unico potere locale, al quale nessuno osa pensare di sfuggire. In tutto questo, risultano assai singolari e per certi versi teatrali il resto dei personaggi, che compongono la vita del paese: bambini,donne,braccianti,usurai. Una dimensione che richiama in tinte forti e vivaci il capolavoro di Verga, “I Malavoglia”; sia nelle descrizioni; ma ancor più marcatamente nella creazione dei personaggi e nella tessitura della trama. Anche “Padron Ntoni” nei “I Malavoglia”, reduce dalla disgrazia, si rivolge ai “pezzi grossi del paese, che sono quelli che possono aiutarci. Ma don Giammaria, il vicario, gli aveva risposto che gli stava bene”. Tuttavia, mentre il pessimismo di Verga conduce ad una sostanziale irrisolutezza; l’epilogo di questo primo racconto di “Gente in Aspromonte”si ribalta:alla fine sono i “Mezzatesta” a subire un incendio devastante e rovinoso, nell’inerzia dei servi che non intervengono. “Antonello” e “Benedetto”, figli del protagonista “Argirò”, che avevano vissuto la drammatica miseria, riescono a raggiungere un equilibrio economico, grazie anche al bestiame dei “Mezzatesta” perduto nell’incendio. “Benedetto”, ultimo genito del pastore diviene, dopo anni di seminario, un predicatore molto ascoltato dalle donne; in un contesto sociale nel quale il fervore religioso giocava un ruolo predominante.

La narrazione di questo pastore che dalla montagna scende in paese, raccattando mestieri per guadagnarsi “il pane”, denuda un organismo sociale nel quale la presenza femminile non è secondaria nè meno importante. Si pensi alla “Pirria”, popolana verace, che aveva avuto diverse relazione, tra cui una particolarmente lunga con “Camillo Mezzatesta”, col quale aveva concepito tre figli illegittimi “Andreuccio”, “Titta”, “Peppino”, in lotta per il riconoscimento. La “Pirria” con tutto il suo vissuto rappresenta una donna dura: “Non vi vergognate, dopo avermi sedotto e portato in questa casa, dopo avermi compromessa agli occhi di tutti, dopo avermi fatto pubblicamente la vostra mantenuta, non vi vergognate di trattarmi così? Chi sono io? Infine sono la madre dei vostri figlioli.” Sempre la “Pirria” rivela al figlio “Andreuccio” che la sua relazione con “Schiavinia” è un incesto: “Tu non mi dai pace, ma ora io ti levo la tua. Anche la Schiavinia, la tua amante, è figlia mia. L’ho fatta col mulattiere che morì cinque anni fa. Ora sposatela la tua sorellastra”. “Schiavinia”, al contrario è una donna placida, vittima di un amore violento, impetuoso, tossico”Ella si presentava a lui (Andreuccio) nelle albe nuove coi fiori infilati nei capelli, perchè queste commedie gli piacevano. Egli parlava delle donne conosciute altrove, ed ella stava ad ascoltare perchè voleva imitarle”. Ecco come Alvaro si inserisce nel solco del realismo meridionalista, colorando e sfumando un mondo ermeticamente chiuso nei suoi rituali.
 

Autore dell'articolo: Rosanna Pontoriero

Rosanna Pontoriero
Laureanda in Lettere moderne, amante della buona lettura, food blogger per passione. @Il gusto del particolare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.