Il cortisolo, l’ormone dello stress!

C’è chi ingrassa… E c’è chi invece dimagrisce. Perché?

di Francesco Garritano (biologo, nutrizionista)

Quante volte avete giustificato il vostro aumento di peso dicendo di essere sotto stress? Chi di voi non ha mai sentito parlare di ormone dello stress? È diventato il protagonista della società di oggi con il risultato che le persone per cercare di gestire al meglio la propria vita sempre più frenetica, con la scusa di “tirarsi su e risollevare il morale”, si buttano sul primo cibo che incontrano quasi sempre cibo zuccherino e qualitativamente poco valido (avete presente il “junk food” o cibo spazzatura, oggi tanto di moda, che la pubblicità ci mette “sotto al naso in ogni momento?”) purtroppo sbagliando, inconsapevolmente certo. È vero, però, che accanto alle persone che prendono peso vi sono anche quelle che, sotto stress, dimagriscono, perché non hanno fame. Come si spiega questo fenomeno?

Il cortisolo, cioè l’ormone definito dello stress insieme all’adrenalina, è prodotto dalle ghiandole surrenali, piccole strutture di forma triangolare situate sui reni. Il suo rilascio è regolato dall’asse ipotalamo-ipofisi-surrene: l’ipotalamo produce e rilascia il CRH (ormone rilasciante la corticotropina) che stimola la sintesi e il rilascio dell’ ACTH (adrenocorticotropina) da parte dell’ipofisi anteriore, che a sua volta stimola la sintesi e il rilascio di cortisolo da parte della corteccia surrenale. Durante il giorno, il cortisolo segue un ritmo circadiano con un picco di secrezione mattutino, poco prima del risveglio, una rapida diminuzione nelle ore successive e un declino più graduale nel corso della giornata, fino a livelli molto bassi prima di coricarsi.

Il suo rilascio aumenta in tutte quelle situazioni di stress psico-fisico che si possono instaurare come ad esempio dopo una prolungata e intensa attività fisica, dopo un intervento chirurgico, dopo un digiuno prolungato, ecc. per compiere la sua funzione: mobilizzare i depositi per fornire substrati da cui trarre energia (come ad esempio avviene con il picco mattutino dopo il digiuno notturno). Come succedeva all’ominide di diverse migliaia di anni fa che in caso di lotta, durante la caccia per procurarsi il cibo, aumentava la secrezione di cortisolo (e di adrenalina, sempre prodotta dai surreni) che aveva l’effetto di aumentare l’attenzione, di aumentare la gittata cardiaca, di demolire le riserve energetiche per fornire glucosio a muscoli e cervello: il tutto per consentire al nostro antenato di affrontare la lotta o la corsa, cioè per consentirgli di affrontare il pericolo o di scappare da esso.

Cosa succede quando siamo sottoposti a stress cronico? Quando questa preparazione del nostro organismo alla lotta non dura solo per un poco, ma si protrae nel tempo e non è finalizzata ad affrontare la situazione di stress (utilizzando pertanto energia) o a scappare da essa? La stimolazione continua di cortisolo provoca un aumento della liberazione di glucosio dai depositi di glicogeno con conseguente aumento liberazione dell’ormone insulina, che cercherà di far scendere i livelli di glucosio aumentando l’entrata di questo zucchero nel tessuto adiposo attivando la sua trasformazione in deposti di grasso localizzati soprattutto nell’addome per l’uomo e in cosce e glutei nelle donne. Quindi cortisolo sempre alto e, di conseguenza, l’insulina sempre alta determineranno alla fine una minore risposta in periferia all’azione dell’insulina stessa, quella che oggi si definisce insulino resistenza … praticamente l’anticamera del diabete di tipo II.

Il cortisolo sempre alto agisce anche a livello ipotalamico stimolando la produzione di un ormone oressigeno (che genera fame) chiamato neuropeptide Y (NPY) (o meglio interrompe l’effetto antagonista dell’insulina sull’NPY): per questo motivo mangiamo di più e soprattutto andiamo alla ricerca di cibi zuccherini o grassi.

Il cortisolo, inoltre, agisce anche sui livelli di leptina, sia a livello centrale che periferico; a livello centrale la leptina attiva l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene aumentando il CRF ipotalamico, il quale riduce il rilascio di glucocorticoidi periferici dalle ghiandole surrenali, mentre a livello periferico il cortisolo riproduce lo stesso effetto generato per l’insulina, aumentando i livelli di leptina e causando resistenza-leptinica, condizione presente nei soggetti obesi. In termini semplici, ciò che provoca lo stress cronico sulla leptina è una continua secrezione della stessa, che però non riesce a svolgere la sua azione perché non tutta riesce a legarsi ai suoi recettori; quindi, in questo caso la leptina non attiva il metabolismo e non genera dispendio energetico.

Un altro meccanismo che consente di spiegare l’equazione alti livelli di cortisolo = aumento di peso è l’azione del cortisolo nel metabolismo tiroideo; sappiamo che un buon funzionamento della tiroide permette di aumentare il dispendio energetico, poiché l’energia introdotta si disperderà sotto forma di calore e non si accumulerà come molecole di ATP, ma se gli ormoni tiroidei non sono prodotti in sufficienza, ciò non sarà possibile. Infatti, l’eccessiva produzione di cortisolo, inibisce le desiodasi, enzimi coinvolti nella trasformazione di T4 (ormone inattivo) in T3 (ormone attivo), provocando un rallentamento metabolico e, quindi, aumento di peso.

Se la persona stressata che tende ad ingrassare è quella che fortunatamente possiede surreni funzionanti, in grado di liberare cortisolo quando richiesto, chi dimagrisce soffre di stanchezza surrenalica, cioè l’ipersurrenalismo protratto nel tempo porta ad esaurimento della ghiandole che non riescono più a liberare cortisolo cui consegue un probabile sviluppo d una sindrome da affaticamento cronico: chi ne è affetto si sente costantemente affaticato, non ha voglia di mangiare, è depresso, con bassi livelli di cortisolo sono molto bassi che generano al contrario ipoglicemia. Inoltre, se nel primo caso l’eccessivo cortisolo eliminava l’inibizione sull’NPY, basse concentrazioni dello stesso non sarebbero in grado di stimolare la rimozione del blocco.

Quali consigli dare per gestire lo stress? Dire ad una persona stressata di stare calma e tranquilla non è certo la soluzione migliore; è di sicuro più proficuo far in modo che chi soffre di ipercortisolismo possa scaricare pensieri e tensioni praticando un’attività fisica a scelta, ogni giorno per almeno un’ora. Altro consiglio è quello di mantenere una corretta igiene del sonno, andando a letto sempre alla stessa ora, facendo un bagno caldo e bevendo una tisana prima di andare a letto, non guardare la tv o stare al telefono prima di addormentarsi e non fare attività fisica prima di andare a letto: meglio dormiremo, meno ci sentiremo stressati. E sul piano alimentare? Diretta conseguenza di quanto detto sopra è il consigliare l’eliminazione di zuccheri semplici per non peggiorare la glicemia. Poiché si verificano diversi picchi insulinici, indotti dall’aumento di glicemia, si dovrebbe seguire uno stile di vita che abbia come obiettivo la calma insulinica. Infatti, assumendo ad ogni pasto una fonte proteica di buona qualità, accanto ai carboidrati integrali ed alle fibre di frutta e verdura, sarà possibile evitare sbalzi glicemici, supportando anche la perdita di massa muscolare, grazie all’apporto di amminoacidi essenziali. Inoltre, il cortisolo viene anche rilasciato in condizioni di digiuno prolungato, per cui accontentiamoci solo del digiuno notturno ed appena svegli facciamo una colazione abbondante, per inibire l’ulteriore rilascio dell’ormone.

Seguendo questi piccoli consigli riuscirete a liberarvi da una buona parte dello stress e ridurrete i vostri livelli di cortisolo.

Autore dell'articolo: Redazione

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