Resto al Sud – Invitalia: un’ opportunita’ per non migrare

Con Resto al Sud e Invitalia un nostro giovane creerà un’attività nel suo paese

“Ho ascoltato il parere saggio di persone di cui mi fido”

Nei mie percorsi giornalistici ho sempre cercato di cogliere il nuovo ed ogni spiraglio di speranza che questa nostra terra possa offrire. In un momento in cui tutte le statistiche e gli studi ci dicono che migliaia di giovani continuano ad andare via dalla nostra regione, ho avuto la fortuna di incontrare un giovane “in controtendenza” e non mi sono lasciato sfuggire l’occasione di capire le motivazioni e le opportunità che ha un ragazzo quasi trentenne nella nostra terra in questo momento. Un ragazzo che ho preferito lasciare nell’anonimato, pieno di idee, sogni e speranze come è giusto che sia alla sua età a cui ho chiesto delle difficoltà incontrate nel suo percorso ma anche degli aiuti e dei sostegni che ha avuto. Aiuti monetari e sostegno morale. Lo stato e la famiglia gli hanno teso una mano nella sua Calabria e, grazie a loro, sta per iniziare un lavoro nella nostra terra. Questo dovrebbe essere d’esempio ai molti giovani che fuggono ed a quelli che magari scelgono strade più brevi e meno “pulite” per tirare a campare.

Il nostro amico ha dimostrato che si può rimanere con l’aiuto dello Stato, di quello Stato che quotidianamente sentiamo distante e “poco amico”. Vi auguro una buona lettura e mi auguro che, soprattutto i giovani, ma anche i loro genitori, possano trarre idee e nuova forza per rimanere.

Lei è un giovane che ha ricevuto un finanziamento con l’iniziativa Resto al sud. Quanti anni ha e perchè ha deciso di rimanere al sud, quando molti suoi coetanei sono dovuti, ancora oggi, andare via?

Ho 27 anni e per capire le ragioni per cui ho scelto di rimanere al Sud (sebbene il mio sia un percorso in evoluzione e non mi precluda un futuro “altrove”) bisogna guardare alla mia storia. Mi sono laureato a Perugia in Scienze Motorie, un contesto ben distante da quello dell’impresa per cui ho richiesto il prestito, e subito dopo ho deciso di fare incetta di diplomi, attestati e qualifiche per arricchire il mio bagaglio di competenze. Tutto questo mentre cercavo lavoro a Roma, quindi ben distante dal mio luogo d’origine, per fare esperienza da portare in futuro magari a Tropea (città in cui vivo), ma consapevole che al momento avesse ben poco da offrire. Dopo svariati mesi di tentativi, suole consumate sulle strade romane e CV distribuiti a in ogni angolo della capitale, fortuna volle che un imprenditore “di giù”, a cui avevo mandato diversi CV, mi richiamasse per propormi di gestire uno spazio in cui c’era allestita una palestra minimale. Ovviamente accettai doppiamente contento e un po’ incredulo, di questa opportunità di lavoro che per altro si trovava a poche centinaia di metri da casa mia. Cominciai a far fruttare la cosa e feci molta esperienza già il primo anno; ma, ahimè, dopo 3 anni, nonostante l’entusiasmo e la passione per quello che facevo, il ritorno economico non era quello che mi aspettavo, nonostante il giro sempre crescente di clienti; questo, a mio avviso, anche  perché in Italia  lo sport non è visto come una conditio sine qua non per il benessere psico fisico della persona, che dovrebbe coinvolgere ogni fascia d’età con un importante focus su i bambini che diventano sempre più grassi e statici e anziani che vanno incontro a malattie degenerative per mancanza di prevenzione a causa dell’inattività fisica (come nella maggior parte delle città metropolitane); da noi lo sport è visto come sfogo per ragazzi e ragazze che vogliono vedersi sempre più grossi o magre seguendo modelli “social” del momento, e adulti che vogliono presentarsi bene alla prova costume, frequentando in modo sporadico le palestre. In questo clima ho dovuto cercare una soluzione e la prima cosa a cui ho pensato è stata andare a cercare altrove le mie fortune, a Milano o Roma, dove i personal trainer e massaggiatori (la mia seconda qualifica) sono molto più accreditati e ricompensati. Ma, essendo io molto legato a Tropea, mi sono voluto convincere, prima di piantare baracca e burattini, che questa terra avesse tante risorse da offrirmi e che io avessi qualcosa da offrirle. Ho visto un’opportunità in questo finanziamento di Invitalia, cercando di sfruttare quello che la mia bellissima e incompresa terra mi poteva dare, essendo una meta turistica molto ambita. Ho deciso quindi di aprire un B&B per avere una base economica che mi permetta in futuro di aprire una palestra mia e promuovere lo sport, come prevenzione, mezzo di integrazione e inclusione sociale (con una finestra sulla disabilità) e di benessere psicofisico della persona. Quindi direi che la prima ragione che mi ha spinto a restare è il legame con la mia terra, il mare e le risorse che essa ha da offrire, ma anche quella che può essere una missione per me e cioè quello che io posso dare alla mia terra per migliorarla e dare magari l’esempio a chi si vede negate tante opportunità e ha la sola prospettiva pessimistica di dover lasciare il Sud per tentare di realizzarsi. Sono queste le ragioni che mi hanno spinto a restare al Sud.

Quale è stato l’iter per il finanziamento? Quando ha iniziato, come e con quale consulenza?

L’iter per il finanziamento è lungo e tortuoso. Mi sono affidato a un commercialista esperto di questi finanziamenti che ha curato le pratiche. Bisogna innanzitutto munirsi di preventivi per capire quanto si andrà a spendere, e di conseguenza quanto chiedere per il finanziamento, con un massimo di 50 mila euro, cifra che ho appunto chiesto;poi redigere un business plan con tutte le voci di spesa e ricavi su 3 anni di attività valutando il mercato, la concorrenza e fare uno studio sulle normative vigenti per quanto concerne l’attività che si vuole avviare. A questo punto il commercialista presenta la domanda a Invitalia (senza errori ovviamente) che valuta la richiesta prima in forma scritta e poi si svolge un successivo colloquio via Skype di circa un’ora, che serve per capire se il richiedente ha realmente le competenze e le motivazioni per iniziare l’attività sul suo territorio ed essere in grado di portarlaavanti e farla incrementare. Ovviamente devono essere sicuri che il candidato sia in grado di restituire la parte della somma che non è a fondo perduto (il 65% della somma erogata) e per questo occorre che il candidato si dedichi completamente all’impresa. Proprio per questo motivo come requisito per accedere al finanziamento non si possono firmare contratti di lavoro a tempo indeterminato, e questo è uno dei limiti contro cui mi sono scontrato, trovandomi tra l’altro in una fase in cui i datori di lavoro hanno diverse agevolazioni per ogni indeterminato che assumono. Mi sono così visto sfuggire alcune opportunità di lavoro durante l’iter della domanda. Ma finché ne vale la pena si va avanti… Un altro “paletto” dei questo prestito è senza dubbio l’IVA che ne è esclusa, e va da sé che su un prestito di 50 mila euro, 11 mila euro d IVA diventano un onere abbastanza gravoso. Dopo l’eventuiale esito positivo del colloquio, che avviene entro 60 giorni dallo stesso, bisogna andare in una delle banche previste nel bando per aprire un conto e ricevere il finanziamento. Dal momento dell’esito ci sono 180 giorni lavorativi entro cui la banca dovrà erogare il finanziamento. E qui ho sbattuto contro un altro muro… Purtroppo, date le molte restrizioni che questo prestito impone, il basso ricavo delle banche e la complessità delle pratiche, i tempi si dilatano molto… Attualmente sto ancora aspettando l’erogazione della somma, facendo non poche pressioni in banca, per via del fatto che tendono a curare altri affari piuttosto che pratiche di questo tipo. Ad ottobre ho presentato i preventivi al mio commercialista, il quale ha presentato la domanda a dicembre, il colloquio è stato fissato a gennaio e a fine dello stesso mese ho avuto l’esito, positivo. Da allora, un palleggio continuo tra la banca e Invititalia che si è concluso con la stipula del contratto di mutuo e l’erogazione della prima parte del prestito (la seconda si riceve dopo aver speso un tot della prima) che spero avvenga presto, se non altro per mettermi nelle condizioni di aprire per la prossima stagione estiva.

Può dirci, indicativamente, quante somme ha ricevuto, con che criterio è stato scelto e come sono suddivise?

Ancora sono in attesa dell’erogazione, ma la somma ammonta a 50 mila euro. Sono stato scelto in base alle mie esperienze pregresse nel settore (quasi nulli se non fosse per i diversi anni nella ristorazione come lavoratore stagionale in pizzeria e sala), alle mie competenze in materia (studio delle normative vigenti, della concorrenza, del piano delle spese e dei ricavi) e soprattutto in base alle mie motivazioni che sono soprattutto quelle di stare in una città che vive di turismo. Le somme vengono suddivise in 2 parti; la prima è di 32.500; la restante seconda si riceve dopo aver speso 25 mila euro della prima parte.

Molti giovani rinunciano a percorrere questa strada perchè sono sfiduciati. Lei come ha trovato la motivazione per provarci?

Ho ascoltato il parere saggio di persone di cui mi fido che se non altro mi hanno spinto a soffermarmi prima di prendere la drastica via dell’emigrazione. La scelta di restare è nata da una necessità, da un legame; quello con la mia terra il mio mare e l’energia di questo posto che, pur mancando di stimoli di crescita personale e professionale e di altro tipo (soprattutto per un giovane), può offrire tante risorse. Il Sud è sempre visto come l’ultima ruota del carro e non è mai stato al centro dell’attenzione politica se non in campagna elettorale, ed è per questo che, abbandonato dalle istituzioni, è diventato una coltura in cui la malavita prolifica e si espande ed un posto invivibile per molti giovani che vogliono realizzarsi nella legalità e si vedono mancare le opportunità per farlo, opportunità che vedono solo “fuori”.

Si ritiene soddisfatto? Quale istituzione ha sentito vicino a sé, per questo finanziamento?

Beh, inizialmente ero molto entusiasta, e lo sono ancora tutto sommato, perché ho l’opportunità di realizzare qualcosa di importante per la mia realizzazione futura.Ma devo dire che in fin dei conti, tra commercialista, Iva, e un pò di soldi da parte, che comunque bisogna avere per fronteggiare le spese iniziali e impreviste, diventa quasi un prestito normale con restituzione del debito in otto anni a tasso zero e a partire dal secondo anno di attività. Forse è un po’ la delusione di non averlo ricevuto in tempi celeri, ma sono ancora ottimista e fiducioso che sia un’ottima opportunità per cominciare qualcosa per chi non ha da parte grandi capitali. L’istituzione che ho sentito più vicino a me è senza dubbio la mia famiglia, senza la quale non avrei potuto fare niente, che mi ha messo a disposizione il posto, che mi supporta, crede nel mio progetto e mi aiuta praticamente in modo economico nelle spese che non sono in grado di sostenere inizialmente. Devo tutto ai miei genitori senza i quali non avrei nemmeno cominciato.

Dopo questa esperienza, cosa consiglierebbe ad un giovane della sua età: andare via o provarci con il finanziamento?

Mi sento di dire, ad esperienza non ancora conclusa, che comunque vale la pena di restare e provare, ma questo dipende molto dagli obbiettivi e dalle aspirazioni del singolo che non sempre, e purtroppo lo capisco, sono compatibili con realtà del Sud. Ma ciò non esclude che si possa portare un po dell’esperienza fatta fuori all’interno del proprio territorio. Al contrario, se si decide di restare, si può anche tentare e fallire, questo lo metto in conto, ma bisogna lottare perché le cose che contano non sono mai facili da raggiungere.

Personalmente si sente pronto a fare l’imprenditore nella sua terra? Con quale spirito inizia?

Bisogna iniziare e provare mettendoci l’anima in quello che si fa, e allora sono convinto che i risultati arrivino. Mio padre che sa fare e ha fatto tanti mestieri mi ha insegnato molte cose ma soprattutto mi ha trasmesso la passione per il lavoro, di qualunque cosa si tratti, e mi ha reso molto eclettico e competente, con una continua voglia di migliorarmi e crescere personalmente e professionalmente. Mia madre mi ha trasmesso l’attenzione e la pazienza per le cose fatte bene, e anche mia sorella con il suo percorso e la sua dignità e determinazione mi ispira e mi incoraggia continuamente. Sinceramente non vedo l’ora di cominciare anche per l’opportunità che questo lavoro può dare, come conoscere tanta gente che viene da ogni parte del globo con l’energia positiva che il viaggiare ti dà ( è anche una mia grande passione) oltre all’ovvio ma non scontato ritorno economico. In definitiva ci credo, sono contento di cominciare questa esperienza nonostante gli ostacoli che bisogna superare e che si presenteranno, e sono determinato a realizzare tutti i miei obiettivi futuri.

Autore dell'articolo: Saverio Ciccarelli

Saverio Ciccarelli
Saverio Ciccarelli, nato a Tropea nel 1962, di professione avvocato dal 1992,pretore onorario, giornalista pubblicista dal 1989. Difensore di fiducia di diversi enti pubblici. Fondatore e direttore dal 1994, del mensile La piazza di Tropea,corrispondente di Oggisud, de La Gazzetta del sud, ha scritto per Il quotidiano della Calabria e altre testate giornalistiche cartacee , direttore di testate radiofoniche locali. Autore e curatore di libri su Tropea e del saggio “Calabria positiva” . Fondatore del Premio di poesia “Tropea onde mediterranee”, cofondatore dell’Ascot , dell’Asalt, del GFT di Tropea, del Premio letterario Città di Tropea, collaboratore del Tropea film festiva nel ruolo di giurato. Ha operato nel settore del turismo per oltre trenta anni. Docente di un Corso sui beni culturali presso il Liceo classico di Tropea e di Diritto sanitario in un corso di OSS. Promotore e relatore di incontri sul turismo, sulla sanità,sull’unione dei comuni, sulla depurazione, sulle funzioni delle Pro loco, sui pericoli derivanti dalla rete , sul ruolo del giornalista, sulle cause di inquinamento , sulla raccolta differenziata, sui piani di rientro. Ha redatto proposte per la valorizzazione del patrimonio socio culturale della città di Tropea, il regolamento della Consulta delle associazioni , sulla partecipazione dei cittadini, e il disegno di legge sulla salvaguardia della rupe di Tropea. Attualmente è direttore responsabile di Informa.

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