Drapia, la Calabria e la relatività ristretta.

calabresi nel mondo
Mappa dei calabresi sparsi nel mondo.

Molti di voi non mi conoscono, e mi meraviglierei del contrario. Qualcuno magari pensa che il mio nome non gli è nuovo, ma non ha idea a chi associarmi, alcuni penseranno sì… mi sembra…, altri forse… insomma, per la maggior parte dei lettori sono un perfetto sconosciuto. Ciò che conta non è se mi conosciate o meno, ma che sono un figlio di questa terra. Come voi. 

Qualche tempo fa ho letto che i drapiesi sparsi per il mondo, assieme ai loro discendenti, rappresentano nel totale un numero molto maggiore rispetto a coloro che risiedono nel Comune. Dunque ci sono più drapiesi o originari di Drapia fuori dal Comune che all’interno dei suoi confini. Io sono un esponente di questa maggioranza lontana e (finora) silenziosa che ogni tanto ritorna nei propri luoghi d’origine, pur non essendo mai stato ufficialmente residente. 

Quando ero piccolo mi dava fastidio e mi feriva sentire le parole a volte altezzose di chi veniva “da fuori”, ma era originario delle nostre parti, e pensava che fossimo rimasti a epoche remote, come se per noi il tempo avesse avuto un’altra dimensione o non fosse mai passato. Stentava quasi a credere che le case fossero munite di servizi igienici o di acqua corrente, più tardi del telefono, e ancora oggi, magari, vi sentirete chiedere se avete già sentito parlare di internet. 

Chi è andato via, ha lasciato un mondo convinto di ritrovarlo, una volta tornato, uguale a prima, uguale a sempre. Immutato. Forse perché durante la propria esistenza ha visto soltanto inerzia, fino alla partenza tutto era stato immobile, tutto ruotava attorno a un paradigma di eterna quotidianità. Negli ultimi cento anni, però, anche l’immobilità ha iniziato ad avere un suo leggero moto. Come le stagioni, nemmeno l’immobilità è più quella di una volta. In realtà i nostri paesi, e buona parte della Calabria, hanno seguito sotto tanti aspetti lo sviluppo del resto dell’Italia. Sono comparse e si sono evolute le cose più disparate, dalla telefonia, all’informatica, agli oggetti tecnologici, alle automobili ecc. (ma tutto ha le sue eccezioni, i mezzi pubblici sono lontani, quando ci sono, dal rientrare all’interno di ciò che ci si aspetta da un Paese tra i più industrializzati al mondo, sono lontani dall’avere un qualsiasi moto, sono esseri mitologici dei quali si favoleggia che da qualche parte esistano e c’è addirittura chi afferma di averli visti! Ma qui entriamo nel campo della Fede). 

In questi giorni pensavo che questi nostri tanti concittadini esuli e a volte, come ho già detto, amorevolmente spocchiosi, hanno portato con il loro lavoro, la loro intelligenza, il loro impegno, benessere e prosperità in altre parti d’Italia, d’Europa, d’America, d’Australia e un po’ in tutto il mondo. Nel bene e nel male. Più nel bene. 

Mentre mi soffermavo a riflettere su questi compaesani mi è venuta in mente una teoria della Fisica, ormai vecchia di oltre un secolo, che semplificherò in pochissime parole. Ci sono due gemelli, uno dei due parte su una nave velocissima per un posto lontano, l’altro resta a casa. Quando il viaggiatore dopo tanti anni torna, risulta più giovane del suo gemello rimasto a casa, perché il suo tempo è trascorso più lentamente e per lui sono passati meno anni che per il gemello rimasto. I drapiesi partiti e quelli rimasti mi hanno ricordato proprio il gemello sedentario e quello viaggiatore.

Chi è partito ha contribuito a creare ricchezza e benessere in altri luoghi lontani dalla propria terra, e ha fatto raggiungere a quelle genti estranee traguardi che mai avrebbero potuto ottenere con le proprie forze. Soprattutto nei decenni passati, solitamente chi partiva non aveva una formazione scolastica o professionale migliore di chi rimaneva, quindi in teoria doveva avere, all’interno della società dove trovava lavoro, meno possibilità di successo. Eppure, al di là di ogni logica previsione, questi nostri conterranei, che ci capita di vedere bighellonare oziosamente nei paesi durante i periodi di festa, fare futili domande e infinite visite ai parenti, sono riusciti per la gran parte a ritagliarsi un angolo di piccolo benessere, alcuni hanno fatto carriera, alcuni hanno raggiunto risultati eccelsi e altri sono riusciti a tirare avanti come hanno potuto.

Per chi è rimasto nel comune di Drapia, così come per chi è rimasto in Calabria, ci sono state, dunque, tutte le premesse per lo sviluppo: la gente con una formazione culturale e professionale migliore è rimasta, il mondo è andato avanti, il tempo con i suoi agi ha continuato la sua corsa.

Dobbiamo a questo punto chiederci: se le cose sono andate così, perché la nostra Regione, la nostra Provincia, si ritrova a questo punto? Intendo, perché ritroviamo le nostre terre in coda a tante classifiche italiane? Dalla peggiore pubblica amministrazione, alla peggiore vivibilità e tanti altri peggiori parametri? Perché siamo i campioni del peggio?

Come hanno fatto i nostri fratelli, cugini, zii a portare province e intere regioni in testa alle classifiche, con delle premesse peggiori? E dicendo ciò non intendo offendere nessuno, il mio è piuttosto un invito a partecipare a una riflessione.

Ma torniamo ai nostri due gemelli. Partiti e ritornati o restati. Nell’esempio che ho fatto per chi ritorna è passato meno tempo, per chi è rimasto ne è passato di più. Quindi a parità di tempo, chi è partito ha progredito in più campi rispetto a chi è rimasto. Su alcune cose sono in parità perfetta, su altre il gemello viaggiatore ha ottenuto di più. Se il paradosso dei gemelli corrisponde in tutto o in parte alla realtà, bisogna chiedersi il perché di ciò.

Io non conosco le cause per le quali alcune cose sembrano immutabili all’interno delle società, non ho ricette in tasca o soluzioni facili e preconfezionate. Anzi non credo nemmeno di saperle individuare. Una cosa, però, è certa: fino a quando non si affronterà in modo serio questo argomento, fino a quando non si individueranno le cause, vere o presunte tali, non ci sarà possibilità di miglioramento. Fino a quando si continuerà a negare questa realtà, considerando e indicando come progresso la sola tecnologia e magari il benessere economico, e non anche il modo di vivere e di comportarsi, l’insieme dell’eredità storica che i nostri padri ci hanno generosamente e con fatica donato, cose che in sintesi si condensano in quel sostantivo derivato dal mondo contadino dal quale proveniamo che comunemente conosciamo come “cultura”, e il rispetto della dignità del lavoratore, del più debole, e delle regole senza eccezioni, fino ad allora si continuerà a vivere nella dimensione attuale, senza possibilità di poter cambiare una virgola di ciò che la società odierna è a Drapia e in Calabria.

Il progresso è ciò che si lascia in eredità ai propri figli, cioè a chi verrà dopo di noi e a questo riguardo vorrei citare una frase che a me sembra significativa: I soldi si guadagnano e si perdono in un giorno; il sapere si conquista in una vita; la cultura è un regalo per sempre.

Autore dell'articolo: Carlo Simonelli

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