Quei preziosi “Racconti tropeani”

L’inizio di una serie letteraria di ‘ricordi popolari’

In libreria a fine marzo l’atteso libro edito da Meligrana

di Bruna Fiorentino

Il progetto editoriale, nato da un’idea di Bruno Cimino, accoglie i racconti di sei autori (Maria Stella Artesi, Pasquale De Luca, Pasquale Lorenzo, Carlo Simonelli e Alessandro Stella) che hanno scelto di narrare storie legate al territorio, di importanza non solo letteraria. Si tratta di vicende escluse dai libri di scuola e questo ne caratterizza maggiormente l’interesse, perché parliamo di eventi che avrebbero meritato l’attenzione nella storia ufficiale.

Bruno Cimino

Esaminando i lavori della pubblicazione, emerge la natura di una scrittura veloce e chiara, attenta ai valori del luogo e all’esposizione di cronache piene di drammi e sentimenti, che da queste parti sono testimonianze ed elogi alla vita, comunque questa venga vissuta.

Gli elementi culturali, quando la cultura vuol dire conoscenza e consapevolezza, immersi tra le pagine di questo libro sono come colonne portanti che reggono alle intemperie dell’indifferenza.

La nobiltà letteraria degli autori esplora l’animo umano, affronta severi giudizi, politici e sociali, ne esamina il vissuto, entra nei meandri più sconosciuti, porta la storia ufficiale nei tribunali a difendersi per le omissioni volutamente compiute e ridona significato alle parole, alle idee, alle sofferenze, alle speranze e alle verità nascoste.

Scevri da ogni critica allusiva i luoghi e i personaggi qui assumono significato ideologico, forse involontario, ma silenziosamente penetrante. Il loro campo d’azione non ha limiti, si estende, si insinua e penetra in ogni ambito, ripercorre periodi di varie epoche; in esse troviamo le ansie, gli affanni e le esaltazioni dell’uomo comune alle prese con la vita di tutti i giorni, con le tradizioni, con la realtà dell’ambiente in cui si vive e con le influenze di ‘chi decide cosa’ per tutti.

Per ragioni di spazio non possiamo addentraci in tutte le “perle” del libro, ma accennare qualcosa sì, e forse è meglio senza influenza alcuna per lasciare al lettore il piacere di scoprire l’attrattiva dei contenuti.

Impareggiabile la fantasia di Pasquale De Luca, scrittore molto apprezzato, che affida alla sua penna un’immaginaria e fantastica disputa tra due popolane: Minichéa e Rumanéa, “Minichèa filava la lana, Rumanèa con l’uncinetto faceva la calza. Nel frattempo raccontavano i fatti del giorno: i peccati di questa e di quella, mai i loro”. Tra il serio e il faceto, il De Luca romanziere si fa cronista e novelliere, ricorda di un suo giovanile impiego in “Auf Wiedersehen”, e poi ritorna alla Seconda guerra mondiale con “Il colonnello” e un giovane soldato “a presidiare il ponte della Burmaria, l’accesso a nord di Tropea, sulla linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria”.

Il legame indissolubile con la propria terra genera uno dei racconti dell’affermata giornalista e scrittrice Maria Antonietta Artesi. Con “Il viaggio” ricorda la costruzione della ferrovia e, negli anni, il suo significato sociale: “…il paesaggio che scorre e che, a un certo punto, improvvisamente diventa familiare. Quel preciso momento in cui, immerso nei tuoi pensieri fino al collo, ti giri e riconosci il profilo delle colline dietro casa tua, la sagoma della rupe di Tropea. Tanto sentimento troviamo inoltre nel rievocare il soggiorno del celebre Maurits Cornelis Escher che passeggia in una Tropea il cui corso principale “è una lama che taglia tutto il centro e va a morire in una vertiginosa balconata sospesa sulle onde”, e con “L’amore al tempo di gnuri”, vicenda che vede un aristocratico tropeano sfidare per amore un contadino in un duello finito tragicamente con la morte di quest’ultimo.

Notevole è l’impegno di Bruno Cimino, non tanto nel raccontare con “Un quadro magico” qualcosa del proprio passato giovanile da giornalista quando, egli scrive: “A metà degli anni ‘70, insieme ad un gruppo di intrepidi giovani amici, fondammo una delle prime emittenti libere radiofoniche d’Italia: Radio Tropea. Sapevamo che stavamo offrendo alla nostra città un contributo importante”, quanto nel riconsegnarci un personaggio a suo avviso tra i più importante della storia di Tropea: Domingo Arena; ma anche nel voler quasi purificare la sofferenza di un cieco che vaga elemosinando insieme al figlioletto (Il cieco e il bambino): “Riecheggia ancora quella frase pregna di dolore e di poesia che invocava aiuto: «La vista degli occhi è la ricchezza della vita. Fate l’elemosina al povero cieco…».

Carlo Simonelli ha scelto per questi “Racconti tropeani” storie che appartengono al ‘tempo senza tempo’ perché vivono nella popolarità dei protagonisti. In “Ntoni Frezza” emergono lontani echi verghiani: “i figli di pescatori non potevano permettersi di rimanere bambini a lungo, due braccia in più erano sempre due braccia in più”. Una lotta per la sopravvivenza che continua con “La casa alla Sena” di Peppe che salva tutto ciò che ha da un terribile temporale: “la casa, la terra, ma anche quello che sembrava avere risparmiato”, ossia la sua vita. Con “Gionni u Mericanu” Simonelli lascia infrangere il sogno americano, convincendo i tropeani che “non sarebbero mai diventati americani e che l’America, pur cercandola lontano, l’avevano sempre avuta lì, a portata di mano”.

Le perle letterarie di Alessandro Stella sono una testimonianza della sua professione di giornalista. Ne troviamo tracce in “Peppucciu ‘u Scàntaru” che “ si trascinava per la via polverosa come un vecchio bastardo sciancato” e in “Lo straniero incatenato” in una “casa sgangherata” che “nascondeva qualcosa che andava scoperto”. Ma il capolavoro dei suoi racconti è “I germani litigiosi”, che ci riporta ai celebri Pietro e Paolo Vianeo, in una Tropea “regia civita per nulla turpe, ma di grande passato e fulgido presente”.

Pasquale Lorenzo, altro esponente di rilievo tra questi autori, del quale ricordiamo con piacere la sua ultima stupenda fatica letteraria “I figli della terra”, ci accompagna nel ricordo de “Il Principe Totò Toraldo”, “un giovane sui trent’anni, biondo, con due occhi azzurri che luccicavano d’un sorriso fisso, scolpito già tra le rughe del suo volto rosato di pelle delicata e fine, figlio di Ida Albertini, nota soprano romana, moglie del principe padre, Vincenzo Toraldo, stretto parente della regina del Belgio, Ruffo di Calabria”. Poi, “Al cimitero di Tropea” rievoca un fatto realmente accadutogli, pregno di indizi sulla vita nell’aldilà. E ancora con “Billing e il depuratore” la storia del primo grande lussuoso albergo di Tropea con “ vetrate sul mare, ascensori nella roccia e piscine per clienti miliardari”

Autore dell'articolo: Lucio Ruffa

Lucio Ruffa

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