Mestizia per la scomparsa del “Maresciallo”, galantuomo di altri tempi

Il giorno successivo alla scomparsa di mio padre, Mario Ambrosi aveva scritto nel suo profilo Facebook che a breve lo avrebbe raggiunto per parlare con lui a lungo. Poco più di sei mesi e ieri il suo pensiero si è tradotto in triste realtà. Mario Ambrosi era sposato con Antonietta Carrozzo, maestra attualmente in pensione che appartiene a un famiglia antica e molto stimata del capoluogo. Padre di due figli, Luigi e Marco, era da tutti conosciuto come: “Il maresciallo”, in memoria della sua attività prestata con onore e fino al pensionamento presso l’Arma dei carabinieri, di cui andava fiero e orgoglioso. Era anche cognato di Enza Carrozzo, attuale capogruppo di “Identità e futuro per Zambrone” compagine di maggioranza dell’attuale governo cittadino. Mario Ambrosi per lunghi periodi è stato protagonista della vita pubblica zambronese. Di lui si ricorda l’impegno nel “Circolo culturale 2000” che operò negli anni Novanta e fu anche consigliere comunale dal 26 giugno 1999 al 31 agosto 2001. Il suo impegno più alto lo raggiunse dopo la morte di Aldo Ferraro, giovane zambronese caduto sul lavoro l’8 febbraio 2010 a soli 32 anni. Fu lui che si adoperò per la costituzione dell’associazione “Amici di Aldo Ferraro” con la quale da un lato cercò di preservare dall’oblio le migliori virtù di questo sfortunato concittadino, dall’altro, fece di tutto per condividere lo strazio della famiglia con tanti gesti di concreta vicinanza umana. Opinione comune degli zambronesi è che la scomparsa di Mario Ambrosi abbia privato la popolazione di un galantuomo di altri tempi. Uomo tutto d’un pezzo, ligio alle regole, signorile in ogni circostanza, discreto, sapeva smorzare tensioni e difficoltà con l’ironia, mescolata al buonsenso. Non aveva lesinato incoraggiamenti e suggerimenti alla mia amministrazione, tutti indirizzati a proseguire sulla via della crescita e dello sviluppo. Il buonsenso, la pacatezza dei modi che si accompagnavano a un decisionismo orientato dall’onestà e dalla franchezza erano risorse umane di elevato spessore capaci di introdurre elementi di positiva discussione in seno alla comunità. I suoi consigli erano sempre orientati verso il bene e la generosità fuori dal comune. Spesso, in passato, lo incrociavo all’edicola gestita dalla sua famiglia. Mi chiamava “Corradino” come fanno tuttora gli anziani e gli amici di famiglia, scambiava qualche battuta sulla politica nazionale o sul presente e sul futuro di Zambrone. Era un ottimo conversatore perché era propositivo e andava al nocciolo dei problemi in maniera diretta e chiara. La sua scomparsa ha avvolto la comunità in un sentimento di tristezza. Nel corso della sua malattia ho avuto modo di parlargli e scrivergli più volte per incoraggiarlo ad andare avanti ed a vivere la sua vita fino in fondo. Nel suo volto c’era un velo di malinconia e nelle sue parole la consapevolezza della limitata prospettiva temporale. Il suo esempio di cittadinanza attiva, la sua capacità di coinvolgimento nelle varie manifestazioni (tutti ricordano, ad esempio, una rappresentazione della “Passione vivente” che lo vide tra i principali protagonisti e organizzatori), la sua costante presenza alle iniziative pubbliche, lasciano un segno discreto e allo stesso tempo profondo nelle vicende contemporanee della comunità. Il cuore dei suoi familiari è straziato dalla mestizia. Gli zambronesi, in silenzio, hanno assistito a questa scomparsa con reali sentimenti di compartecipazione al lutto della famiglia. Tutti ci sentiamo impoveriti, umanamente, da questa grave perdita. Ma si è certi che sarebbe lui stesso, con la sua forza morale a sollecitare quanti gli hanno voluto bene a ribellarsi alla dittatura del dolore ed a proseguire sul percorso di un’armoniosa convivenza civile e di rendere reale il più nobile dei sentimenti: la fraternità.

Autore dell'articolo: Corrado L'Andolina

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