Indimenticabile il Blue inn di Zambrone

Nel 2014 pubblicai il libro: “Intorno agli anni Ottanta. Zambrone, storie di una comunità”. Con l’occasione rividi Francesco Vita che non incrociavo da anni. Gli chiesi un incontro perché volevo ricostruire le vicende del Blue Inn, l’avveniristica discoteca zambronese che animò la movida di tutta la Costa degli dei negli anni Settanta ed Ottanta. Si dimostrò affabile e cordiale, gentile e disponibile. Nel corso delle varie conversazioni, mi ragguagliò nei minimi dettagli intorno a quell’esperienza, offrendomi elementi utili a comprendere quella vicenda così significativa per Zambrone e per il contesto marino locale. Nella mia pubblicazione vennero così inseriti due capitoli dedicati alla nota discoteca. Il primo, a sua firma. Il secondo, conteneva, invece, un’intervista a lui dedicata. Francesco Vita mi parlò in termini entusiastici di quell’esperienza. La commozione era ben tangibile nella sua voce. Mi riferì di dettagli, episodi, storie, tutte unite da una grande voglia di vivere e da una professionalità fuori dal comune. La sua personalità era determinata e spiccava per un’acuta intelligenza e una visione dello sviluppo che fosse coerente con la vocazione dei luoghi. Aveva idee innovative e non perdeva mai di vista l’evoluzione della società. Imprenditore avveduto, indole combattiva ed efficace ragionatore affrontava il divenire con perspicacia e fine intuito. L’avventura del Blue Inn iniziò il 4 settembre 1973 alla località “Deranza” a poche centinaia di metri dalla bellissima baia di Zambrone. Fino all’estate del 1996 gestì personalmente la struttura. I suoi occhi, quando parlavano del Blue Inn, erano segnati da un luccichio di letizia misto a malinconia. Ricordava con orgoglio che dal suo locale erano passate personalità del calibro di Vasco Rossi, Gigi Proietti, Edoardo Vianello, Rino Gaetano, Beppe Grillo, Romano Mussolini, dj Massimo Alberti e il vicepresidente del Consiglio Gianni De Michelis. Mai dimenticò l’amicizia e la collaborazione con un raffinato pianista di livello internazionale del calibro di Mario Perrone, che annoverò fra i suoi migliori allievi, anche Renzo Arbore e Peppino di Capri. Definì il Blue Inn: «Brioso, signorile, aggraziato». E in effetti, le due piste da ballo sotto gli ulivi rappresentavano un unicuum affascinante e calamitante, nel panorama delle discoteche del periodo. Viveva da molti anni a Parghelia e nell’ultimo periodo si era impegnato per una sanità più efficace e funzionale alle esigenze dei pazienti del circondario di Tropea. Con lui scompare, oggi, un’altra illustre e forte personalità legata al territorio zambronese. Ma il suo esempio, così coraggioso, ricco di fecondi risultati e la magia di tanti momenti romantici, animati dalla discomusic, dalle note di un soave pianobar, dalla bontà dei cocktail, dalla gradevolezza della sua compagnia rimarranno impressi nell’animo di chi quella stagione l’ha vissuta con passione e consapevolezza, leggiadria e assennatezza.

Autore dell'articolo: Corrado L'Andolina

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